
di Marco Zappa*
Dopo essere diventata, a ottobre del 2025, la prima donna a ricoprire i ruoli chiave di presidente del Partito liberaldemocratico (Pld) e primo ministro, alle elezioni anticipate di febbraio 2026, Sanae Takaichi ha rafforzato ulteriormente il suo mandato politico.
La scommessa sul suo profilo da “outsider” estranea alle logiche di un partito delegittimato da anni di scandali interni[1] ha pagato, permettendo al Pld di ottenere una supermaggioranza (316 su 465, oltre i 2/3 dei seggi) nella Camera bassa del Parlamento giapponese e invertire così una china discendente iniziata con le elezioni di ottobre 2024, quando il partito dell’allora primo ministro Shigeru Ishiba si fermò a 191 seggi. Tale capitale politico, combinato alla sua popolarità individuale, ha permesso a Takaichi di formare un governo con un mandato politico rafforzato e quindi accelerare su alcuni punti chiave della sua agenda politica, in particolare, sul fronte della sicurezza sia esterna sia interna del paese.
Un decennale bisogno di sicurezza
La fine della guerra fredda e del “miracolo” economico giapponese all’inizio degli anni Novanta hanno contribuito a un radicale cambiamento della percezione di sicurezza da parte dei decisori politici e dell’opinione pubblica giapponesi[2]. A partire dai primi anni 2000 una serie di fattori geopolitici (dall’abbandono del trattato di non proliferazione nucleare da parte della Corea del Nord, al riaccendersi delle dispute territoriali con la Repubblica popolare cinese fino alla guerra in Ucraina e ai suoi potenziali risvolti sulla stabilità dell’Asia-Pacifico) si sono intrecciati a fattori di ordine interno (la decennale preoccupazione per la vulnerabilità ad attacchi terroristici e tentativi di destabilizzazione interna legati alla debolezza del comparto di intelligence) contribuendo a ridefinire il discorso pubblico nel paese riguardo alla necessità, da una parte, di superare il dettato della costituzione postbellica del paese nell’ottica di un rafforzamento dell’alleanza di sicurezza con gli Stati Uniti, e, dall’altra, di intervenire sul delicato capitolo dell’antispionaggio[3].
Pur essendo stata eletta alla presidenza del partito senza un’esplicita appartenenza di fazione, Takaichi ha abbracciato alcuni degli elementi portanti dell’agenda dei cosiddetti “sinceri conservatori” (shin hoshu) del Pld[4], tra cui spiccano figure come l’attuale vicepresidente del partito Tarō Asō (già primo ministro tra il 2008 e il 2009 e vicepremier e ministro delle Finanze tra il 2012 e il 2021) e l’ex primo ministro Shinzō Abe, assassinato nel 2022.
È nel solco dell’operato proprio dei due esecutivi Abe (2006-07 e 2012-20) e, in misura minore, dell’amministrazione Kishida (2021-24) che si colloca fin qui l’operato del governo Takaichi in materia di sicurezza. Pur ponendosi in una sostanziale continuità ideologica con il primo, Takaichi ha promesso di proseguire nell’opera di revisione radicale della cornice difensiva, accelerata sotto il secondo alla fine del 2022, con la revisione dei tre documenti fondamentali della sicurezza giapponese, ossia la Strategia di sicurezza nazionale (National Security Strategy), la Strategia nazionale di difesa (National Defense Strategy) e il Programma di sviluppo difensivo (Defense Buildup Program). L’enfasi posta sulla necessità di accelerare le riforme del comparto difesa e sicurezza è certamente stato un fattore nella definitiva rottura, maturata proprio dopo l’elezione di Takaichi alla presidenza dei liberaldemocratici, della storica coalizione tra Pld e il moderato Kōmeitō, partito di ispirazione buddhista laica riluttante a riforme radicali della postura di sicurezza giapponese[5].
Fig. 7 – Distribuzione dei seggi nella camera bassa del parlamento giapponese

Stop all’approccio di cautela su Taiwan
In particolare, la premier giapponese ha di fatto rinunciato all’approccio tradizionalmente cauto dei governi giapponesi sulla questione taiwanese, dichiarando a novembre 2025 che un tentativo da parte delle autorità della Rpc di porre sotto il proprio diretto controllo l’isola autogovernata (con ogni mezzo possibile, militare o tecnologico-informativo) sarebbe una minaccia alla sicurezza nazionale giapponese (sonritsu kikijitai) e pertanto potrebbe portare a un intervento delle Forze di autodifesa nazionali[6]. Con questo “fuoriprogramma” diplomatico[7], che ha suscitato immediate proteste e ritorsioni economiche da parte di Pechino, Takaichi ha fatto da cassa di risonanza a un’affermazione del 2021 proprio del suo mentore politico Abe che, parlando a un webinar organizzato da un think tank taiwanese, Institute for national policy research, aveva rimarcato come un eventuale scenario di crisi militare nello stretto di Taiwan avrebbe inevitabilmente riguardato la stessa Tokyo[8].
Nell’ultimo decennio l’asse di cooperazione con Taiwan sulla sicurezza si è ulteriormente rafforzato. Oltre alle considerazioni di sicurezza economica che, in anni recenti, hanno portato a un aumento degli investimenti taiwanesi nel settore dei semiconduttori in Giappone, dal 2017, Tokyo e Taipei (pur in assenza di rapporti diplomatici formali) hanno siglato due memorandum d’intesa sulla cooperazione nella ricerca e salvataggio marittimo. Sulla base di questi accordi, dal 2024 si sono svolte esercitazioni congiunte tra Guardia costiera giapponese e Coast guard administration taiwanese rafforzando il coordinamento operativo tra le forze di pattuglia marittima dei due attori[9]. A marzo 2025, poi, il governo taiwanese ha nominato Shigeru Iwasaki, ex capo di stato maggiore delle Forze di autodifesa giapponesi, consigliere politico con incarico annuale, in una mossa inusuale che ha segnalato l’intenzione dell’amministrazione guidata dal presidente Lai Ching-te di migliorare il coordinamento con il Giappone a fronte delle continue tensioni con Pechino.
In questo scenario Takaichi ha, da parte sua, di fatto legittimato la statualità di Taiwan sin dal suo esordio diplomatico nell’autunno 2025. Attraverso i suoi canali social, ad esempio, la prima ministra giapponese ha diffuso le immagini dei suoi incontri a latere del vertice Apec di novembre 2025 (lo stesso durante il quale ha incontrato anche Xi Jinping) con il consigliere presidenziale taiwanese Lin Hsin-yi e dichiarato più volte (l’ultima a marzo di quest’anno) la propria intenzione di rafforzare ulteriormente la cooperazione di sicurezza con Taipei[10].
Il rafforzamento dell’asse con le Filippine e l’aggiornamento del Foip
Sempre in quest’ottica, risulta rilevante il rafforzamento dell’asse tra Giappone e Filippine. A inizio 2026 sulla base di comuni preoccupazioni per l’atteggiamento cinese nel Mar Cinese Meridionale e per i timori legati a un possibile scenario di crisi proprio nello stretto di Taiwan, Tokyo e Manila hanno stretto un patto di collaborazione logistica nel settore difesa (Acquisition and cross servicing agreement, Acsa) che agevola il coordinamento dei rifornimenti e la fornitura di servizi tra le forze dei due paesi nell’ambito di esercitazioni militari congiunte. Questo accordo giunge al termine di un processo di rafforzamento del coordinamento trilaterale tra Tokyo, Manila e Washington in materia di sicurezza, favorito, nel corso del 2024, dall’amministrazione Biden, e culminato nell’esercitazione navale congiunta, la seconda dal 2023, tenutasi a inizio giugno 2025 al largo delle coste giapponesi[11]. L’accordo segue inoltre di pochi mesi l’entrata in vigore di un accordo strategico bilaterale di accesso reciproco (Reciprocal access agreement, Raa) a basi e strutture militari del paese partner per le Forze di autodifesa giapponesi e le Forze armate filippine impegnate in attività militari congiunte. Infine, a maggio 2026, a seguito di un incontro a Tokyo tra Takaichi e il presidente filippino Ferdinad Marcos Jr. i due paesi hanno siglato un accordo quadro di partenariato strategico comprensivo, incentrato, tra gli altri elementi sul rafforzamento della cooperazione economica e di sicurezza, soprattutto in ambito marittimo, e che getta le basi di un accordo di scambio di informazioni di intelligence. A questo proposito, l’amministrazione Takaichi ha raddoppiato il budget per l’assistenza estera di sicurezza (Overseas security assistance, Osa) a Manila da $54 a $116 milioni[12].
Detti sforzi appaiono coerenti con l’aggiornamento alla visione dell’Indo-Pacifico libero e aperto (Free and open Indo-Pacific, Foip), annunciato durante una visita di Takaichi a Hanoi a maggio 2026. Formulata nel 2016 proprio da Abe nel contesto della conferenza di Tokyo per lo sviluppo dell’Africa (Ticad), questa visione geostrategica è gradualmente assurta a strategia condivisa di contenimento della Cina nella regione asiatica estesa. Da Hanoi, a inizio maggio Takaichi ha annunciato che Tokyo concentrerà il proprio impegno nel Foip su tre aree: resilienza delle catene di fornitura regionali e loro adeguamento all’era dell’intelligenza artificiale; co-creazione di opportunità di crescita e sviluppo attraverso incentivi alle partnership pubblico-private in progetti di assistenza economica; e, infine, rafforzamento della cooperazione di sicurezza a tutela della pace e della stabilità della regione.
Aumento della spesa, export armi e principi antinucleari: l’accelerazione di Takaichi
Contestualmente con questi sviluppi, Takaichi ha annunciato una nuova revisione, a distanza di soli quattro anni, dei tre documenti fondamentali della sicurezza nazionale adottati dall’amministrazione Kishida. A fine 2022 la nuova Strategia di sicurezza nazionale di Tokyo aveva introdotto importanti novità nella postura militare del paese, aprendo la strada al dispiegamento di sistemi antimissile (in particolare i sistemi Type-12, installati nella base delle Forze di autodifesa di Kengun a marzo 2026, prefettura sudoccidentale di Kumamoto, e, più di recente, a Minamitorishima, isola nell’arcipelago delle Ogasawara, a 2000 km a sud-est di Tokyo) e l’acquisto di missili Tomahawk per rafforzare le capacità di risposta (counterstrike) a eventuali attacchi al territorio giapponese.
La nuova revisione voluta da Takaichi sembra finalizzata soprattutto a garantire un aumento della spesa per la difesa a oltre 22mila miliardi di yen (circa €108 miliardi)[13]. Takaichi mira, infatti, ad accorciare i tempi delle riforme graduali immaginate dai suoi predecessori. Nel budget supplementare per l’anno fiscale 2025, ad esempio, il governo ha richiesto 1,1mila miliardi di yen per la difesa aggiuntivi rispetto a quanto stanziato nella legge di bilancio, portando la spesa totale per la difesa per l’anno fiscale conclusosi a fine marzo a 8,9mila miliardi di yen (circa €58 miliardi), vicino alla soglia del 2% del Pil (l’equivalente di circa €60 miliardi) fissata a dicembre 2022 come obiettivo per l’anno fiscale 2027[14]. L’obiettivo dei 22mila miliardi di yen, invece, risponde alle richieste da parte degli Stati Uniti agli alleati di portare la spesa militare fondamentale (core) al 3,5% del Pil[15]. Questa strategia accomodante nei confronti dell’alleato statunitense si combina alla distensione dei rapporti tra Tokyo e Seul, coronata con il vertice tra Takaichi e il presidente sudcoreano Lee Jae-myung a gennaio 2026. A metà maggio, messe temporaneamente da parte le dispute storiche tra i due paesi, Lee e Takaichi si sono incontrati nuovamente per discutere di prospettive di cooperazione sulle catene di fornitura globale e sull’energia, a fronte delle instabilità legate alla situazione iraniana, e del rafforzamento degli assetti trilaterali con Washington, nel tentativo di blindare l’impegno degli Usa nella regione, pur nel contesto del loro riorientamento strategico verso il Medio Oriente[16].
Un altro obiettivo della revisione annunciata da Takaichi riguarda i tre principi antinucleari (che prescrivono al paese di non possedere, non produrre, e non introdurre armi nucleari), adottati alla fine degli anni Sessanta da Tokyo nel contesto dei negoziati con gli Stati Uniti per la restituzione di Okinawa e cristallizzati nella dottrina diplomatica giapponese fino a oggi. In particolare, la premier vorrebbe ripudiare l’ultimo principio, considerandolo sostanzialmente irrealistico negli scenari strategici odierni. Il Giappone continua infatti a dipendere dalle capacità di deterrenza nucleare dell’alleato statunitense.
Nel percorso di riforma avviato nella prima metà del 2026 in ambito militare, ha infine avuto indubbio rilievo la decisione presa dal governo giapponese in aprile 2026 di ridurre le limitazioni sull’export di tecnologia e componentistica militare, aprendo così alla possibilità di trasferire e vendere strumentazioni a paesi con cui Tokyo ha accordi di cooperazione militare e/o che sono coinvolti in situazioni considerate rischiose per la sicurezza nazionale giapponese[17]. La decisione, adottata nel solco del rafforzamento del coordinamento strategico e della cooperazione tecnologica-militare con Stati Uniti e alleati, conclude il percorso di revisione avviato ad aprile 2014 sotto Abe con la definizione di nuove linee guida in materia e successivi aggiornamenti adottati nel 2023 e nel 2024 a seguito della riscrittura della Strategia nazionale di sicurezza e dell’avanzamento del Global combat air program (Gcap), di cui è parte anche l’Italia con Leonardo[18].
Fig. 8 – Mappa degli accordi di sicurezza del Giappone nel Pacifico orientale

La dimensione domestica: la legge antispionaggio
Oltre alla proiezione esterna, fondamentale negli odierni assetti geostrategici dell’Asia-Pacifico, Takaichi ha più volte rimarcato l’importanza di un rafforzamento dell’apparato di sicurezza interno al paese. Su questo fronte, la premier giapponese si pone in diretta continuità con il suo mentore politico Abe, che, durante il suo secondo mandato, aveva fatto del rafforzamento multidimensionale dello stato una priorità della sua amministrazione[19]. Forte dell’ampio mandato politico e del sostegno trasversale alla misura da parte del partito conservatore Nippon Ishin (entrato in coalizione informale con il Pld attraverso un accordo di appoggio esterno al governo) e dei partiti dell’opposizione, Takaichi ha annunciato l’intenzione di creare una cornice legislativa per rafforzare l’apparato nazionale di antispionaggio attraverso una legge sulla registrazione degli agenti stranieri entro la fine del 2027. Il governo sarebbe inoltre al lavoro per la creazione di un’agenzia di intelligence in stile Cia.
Con questo provvedimento, seguendo un modello presente negli ordinamenti di Stati Uniti, Regno Unito e Australia, Tokyo si doterebbe di una misura di deterrenza rispetto alle attività di lobby e propaganda di individui e organizzazioni sospettate di agire per conto di governi stranieri. Nel tentativo di rassicurare un’opinione pubblica preoccupata dalle eventuali conseguenze sui diritti e sulla privacy individuali, il governo, per voce del capo segretario di gabinetto Minoru Kihara ha specificato che, nel formulare il disegno di legge, terrà conto della necessaria “supervisione democratica” dei processi di registrazione e sorveglianza[20].
Alla luce della presente ricognizione, è possibile concludere che il percorso del nuovo governo Takaichi in materia di difesa e sicurezza è coerente con il percorso di riforma, fin qui graduale, iniziato all’inizio degli anni 2000. Dalla sua elezione a presidente del Pld e prima ministra nell’ottobre 2025, Sanae Takaichi ha infatti proseguito nel rafforzamento della proiezione esterna del Giappone, rafforzando assi di cooperazione cruciali, con gli Stati Uniti, innanzitutto, con attori chiave per lo status quo nell’area come Taiwan e la Corea del Sud, e con attori emergenti come le Filippine. Tuttavia, rispetto ai suoi predecessori, l’attuale governo può agire con maggiori margini di manovra data la forza del mandato di Takaichi post-elezioni generali di febbraio 2026. La fine della coalizione con una forza moderata come il Kōmeitō e la riduzione dell’opposizione a una sostanziale irrilevanza politica, pongono Takaichi in una posizione privilegiata per il raggiungimento in tempi rapidi dei suoi obiettivi in materia di sicurezza.
Marco Zappa
*Istituto Ispi
[1] Si segnalano in particolare le rivelazioni circa i legami con movimenti religiosi di stampo messianico come la Chiesa dell’Unificazione fondata dal reverendo Sun Myung Moon e lo scandalo sulle donazioni private non dichiarate ai membri del partito afferenti alla fazione dell’ex primo ministro Shinzō Abe.
[2] Si veda a questo proposito W. Vosse, R. Drifte, e V. Blechinger-Talcott (a cura di), Governing Insecurity in Japan: The Domestic Discourse and Policy Response, Routledge, 2014.
[3] Si veda R. Samuels, Special Duty: A History of the Japanese Intelligence Community, Cornell University Press, 2019, p. 103.
[4] Per questa definizione, si veda K. Nakano, Ukeikasuru Nihon seiji (Lo slittamento a destra della politica giapponese), Iwanami, 2015 e per una sintetica traduzione in inglese, “The rightward shift of Japanese politics: Interest, reform, and identity” in N. Murai, J. Kingston e T. Burrett (a cura di), Japan in the Heisei Era (1989-2019), Routledge, 2022.
[5] Si veda per esempio, l’opposizione alla riforma dell’articolo 9 della costituzione postbellica. The Mainichi, “Komeito opposes LDP’s draft revision to Japan’s war-renouncing Article 9 for 1st time”, 21 aprile 2023.
[6] L’affermazione di Takaichi è da leggere alla luce di uno scenario futuribile di blocco cinese intorno Taiwan, in cui le forze militari statunitensi intervengano a rompere l’isolamento taiwanese diventando quindi obiettivo della rappresaglia delle forze navali dell’Esercito popolare di liberazione (Epl). In tale situazione, l’invio delle forze militari giapponesi sarebbe giustificato, a livello legale, dal diritto di Tokyo di esercitare l’autodifesa collettiva, sancito da un decreto esecutivo dal governo Abe nel luglio del 2014 che ha di fatto reinterpretato in senso espansivo l’articolo 9 della costituzione postbellica.
[7] Secondo ricostruzioni di stampa, lo staff del segretariato del gabinetto aveva suggerito a Takaichi di non rispondere a eventuali domande sulla questione taiwanese. La risposta della premier non sarebbe stata preparata dallo e concordata con lo staff dell’ufficio di presidenza. Frontline Press, “‘Sonritsu kikijitai’ to wa donna jōkyōka, nicchū tairitsu ni hi o tsuketa Takaichi hatsugen no kakushin bubun towa” (“Cosa si intende per minaccia alla sicurezza nazionale? I punti chiave della dichiarazione di Takaichi che ha acceso le tensioni tra Cina e Giappone”), JB Press, 16 dicembre 2025.
[8] “Taiwan contingency also one for Japan, Japan-U.S. alliance: ex-Japan PM Abe”, Kyodo, 1 dicembre 2021.
[9] C. Chiu, “Taiwan, Japan eye normalized joint maritime drills”, Taipei Times, 4 ottobre 2025, ultimo accesso 12 giugno 2026.
[10] Su questa riflessione sono debitore a Giulio Pugliese. Si veda il profilo X di Takaichi: https://x.com/takaichi_sanae/status/1984214081784672403?s=20 e https://x.com/takaichi_sanae/status/2035105693565689881?s=20, ultimo accesso 10 giugno 2026.
[11] S. Strangio, “Philippines, Japan, US Hold Second Round of Joint Coast Guard Exercises”, The Diplomat, 18 giugno 2025.
[12] D. McLain Gill, “Why the Philippines and Japan are preparing for a Taiwan contingency”, ThinkChina, 8 giugno 2026.
[13] H. Takenaka, “Takaichi’s Security Agenda After the Landslide Election”, Carnegie Russia Eurasia Center,19 marzo 2026.
[14] Tale quota di spesa è considerata fondamentale nell’ottica del Programma di sviluppo difensivo e delle capacità militari del Giappone. Si veda Ministry of Defense, Progress and Budget inFundamental Reinforcementof Defense Capabilities: Overview of FY2026 Budget, s.d., ultimo accesso 9 luglio 2026.
[15] Il governo della Corea del Sud, ad esempio, altro alleato fondamentale di Washington in Asia nordorientale, si è già impegnato a raggiungere nel breve periodo. Si veda E. Kim, “South Korea Pledges 3.5% GDP Defense Spending, Proves Model Ally”, The Chosun Daily, 17 novembre 2025.
[16] H. Kim, “Lee and Takaichi hold 4th meeting in 6 months to push South Korea-Japan cooperation”, Associated Press, 19 maggio 2026.
[17] Si veda Ministry of Defense, 2026, “Bōei sōbi iten sangensoku-unyō shishin no minaoshi” (“La revisione dei principi e delle linee guida esecutive sul trasferimento di equipaggiamenti di difesa”).
[18] Si veda per maggiori dettagli Acquisition, Technology & Logistics Agency (ATLA), “Defense Equipment and Technology Cooperation”.
[19] Ad Abe si deve l’approvazione di una legge sulla protezione segreti di stato (tokutei himitsu hogo-hō) nel 2013 e di un provvedimento finalizzato al contrasto di attività cospirative (kyōbōzai-hō) nel 2017.
[20] H. Suzuki, “Anti-spy law, CIA-style agency in Takaichi’s next intel reform push”, The Asahi Shimbun, 28 maggio 2026.

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