Ha dimostrato del genio. Se dovesse tentare di riapprodare sulla sponda opposta, quella del giornalismo da cui proviene, troverebbe ad attenderlo belve assai più feroci, pronte a sbranarlo.

Ma ora che i giochi sono fatti, e che le elezioni non condizionano i giudizi, pare conveniente fare due considerazioni su aspetti della vicenda rimasti in ombra e che invece, a parere di chi scrive, sono quelli maggiormente importanti.
I più burberi critici delle balle spaziali di Oscar non hanno esibito la loro conoscenza dei severi costumi che presiedono alla politica all’estero, cioè nella indefinita isola che non c’è: “lì non si possono raccontare bugie, e un politico che lo fa è finito per sempre”. Ora, a parte il fatto che le bugie sono pane quotidiano in ogni dove e non solo in Italia, e che tocca poi agli elettori punirle severamente, non è questo il nocciolo della vicenda di Oscar Giannino. Purtroppo, per lui. Sparire dalla politica non sarebbe un grosso problema, potendo tornare al suo prestigioso e ben remunerato lavoro di giornalista di questioni economiche, che non è stato per lui avaro di soddisfazioni.
Ma può tornare, Giannino, a parlare e scrivere di economia? C’è da dubitarne. Il mondo del giornalismo digerisce moltissime cose. Ma una serie di millanterie come quelle di Oscar ucciderebbero un elefante. I giornalisti sono testimoni e il loro esclusivo patrimonio è la credibilità, soprattutto quando omettono, come è loro consentito per motivi più che legittimi e opportuni, di citare le loro fonti. I giornalisti economici, poi, hanno grandissime responsabilità. Possono condizionare i mercati e la Borsa. Passata la bufera, quella elettorale, per Giannino sarà un risveglio ancora più amaro. E sarà un impoverimento il venir meno della sua voce.
Un altro aspetto sul quale è opportuno fare considerazioni più appropriate è relativo al valore e all’uso del titolo di laurea. Molti, quasi tutti coloro che hanno parlato e scritto della vicenda, si sono chiesti: “ma che bisogno aveva Giannino di millantare due lauree e un master, visto che è un giornalista famoso e che si tratta solo di pezzi di carta?”.
Non è vero, le cose proprio non stanno così. Purtroppo al pezzo di carta si guarda, eccome, all’ingresso e per gli sviluppi delle carriere lavorative. E, per non andare lontano, ma non riguarda Giannino, già da alcuni anni il “pezzo di carta” è richiesto, ad esempio per sostenere l’esame di giornalista professionista. E tutti sanno che non poterlo esibire, se non ti rende la carriera impossibile, certo te la rende più difficile.
Alla luce di tutto ciò, Tuttocchiali si sente di dare a Oscar Giannino, esclusivamente nel suo interesse, un consiglio non richiesto ma meditato. Resti in politica, che ha dimostrato del genio. Se dovesse tentare di riapprodare sulla sponda opposta, quella del giornalismo da cui proviene, troverebbe ad attenderlo belve assai più feroci, pronte a sbranarlo.

Ritengo non si possa ritenere trascurabile per chi del merito e della trasparenza ha fatto una delle ragioni fondative del movimento essere stato così ambiguo sui propri titoli accademici. Dagli altri, del resto, non ci si aspettava niente. Resta il fatto che della – a suo dir- “innocente” bugia dell’onorevole Crosetto di Fratelli d’Italia, ex sottosegretario alla Difesa, abbiamo avuto notizia solo a risultati elettorali noti….
Giannino non viene dal giornalismo, ma dalla politica. Al giornalismo è arrivato dopo essere stato redattore della Voce repubblicana e averci fatto carriera, quindi dal P.R.I. Questo partito ormai morto e sepolto, non lo potrà più accogliere. Sarebbe però, una buona occasione poterlo rivedere nell’Edera, se finalmente questa, si sarà purgata dell’attuale dirigenza e dopo che avrà portato in tribunale i suoi libri contabili.
Le cose e le tesi per cui si batteva, cosa non irrilevante, dando anche le soluzioni a suo modo di vedere erano e sono condivisibilissime e comprensibili. A differenza di altri diceva sia il male che la medicina per guarire. Spero ci ripensi e torni, battagliero e documentato come sempre, smuovendo questo popolaccio dal torpore e dal populismo. A presto