Gianni Fantoni è morto in questi giorni a Firenze, nella serenità di una lunga vecchiaia accompagnata e sostenuta dagli affetti familiari. Era figlio di quel Renato Fantoni che era stato a Firenze uno dei più attivi liberali nel Comitato Toscano di Liberazione e che, dopo il 25 luglio ’43, aveva messo a disposizione del partito e della città le sue elevate qualità morali e la sua capacità organizzativa, rendendosi disponibile, in clandestinità e spesso nel pericolo dell’azione, per mettere in salvo i ricercati, per dare protezione ai membri della Comunità ebraica in fuga, per provvedere di viveri e di armi chi aveva scelto invece di rimanere a combattere e a difendere Firenze dalle razzie dei tedeschi occupanti. Per questo suo impegno nell’agosto del 1974, in occasione della solenne celebrazione del 30° anniversario della Liberazione, era stata attribuita a Renato Fantoni la medaglia d’oro.
Lo stesso Gianni, allora ventenne, era stato partigiano combattente nel corpo Volontari della Libertà e aveva partecipato ad alcune azioni militari in città e nella zona di Monte Giovi e poi in Mugello, nascondendo a Paterno di Vaglia, nella casa di famiglia, soldati italiani in fuga e ufficiali inglesi ricercati. Ancora combattendo, dopo l’11 agosto vittorioso aveva difeso, fino a settembre, i quartieri del Mugnone e di via Bolognese, inseguendo le armate tedesche. Quegli anni rimarranno per lui indimenticabili, ne conservava documenti e foto, accettava spesso incontri con le scuole, portando ai giovani studenti la sua passione civile, la sua fede in quei nobili ideali che lo legavano alla patria: con un fazzoletto tricolore al collo, molte foto lo ritraggono sorridente, insieme agli amici Volontari della Libertà, presente nelle varie celebrazioni ufficiali per ricordare la guerra di Liberazione, ma anche, in positivo, gli anni della ricostruzione.
Questo e molto altro è stato Gianni Fantoni. Una vita attiva, fruttuosa di molte opere dell’ingegno, “maestro d’arte” (come lo fu anche il fratello maggiore, Marcello) nel senso più elevato di chi ha svolto attività artistica: nel settore della ceramica, del vetro, del ferro, con produzioni originali che gli hanno dato fama anche all’estero, in Europa e negli Stati Uniti. Lui, apparentemente uomo d’azione, aveva una spiritualità profonda e per chiese e conventi aveva forgiato cancellate e arredi sacri, fino al quella straordinaria e ammiratissima croce che ancor oggi svetta sul monte Nebo in Palestina, ricca di simbolismi e insieme drammatica, ammirata dal papa Giovanni Paolo II, che una suggestiva foto ritrae ai piedi della Santa Croce, in preghiera.
Quindi uomo “di multiforme ingegno”. Appassionato di cinema, ha raccolto nella sua casa, quasi un museo, foto e poster (e anche le pizze) di film famosi degli anni cinquanta-sessanta; moltissimi libri, in particolare sulla seconda guerra mondiale; tanti cimeli che aveva raccolto e avrebbe voluto vedere ospitati in un Museo della Resistenza tante volte promesso ma mai realizzato; infine, un’attività più recondita, la collezione di francobolli, tanti, forse rari, a cui periodicamente si dedicava, da filatelico esperto.
Sono in conclusione e mi concedo qualche ricordo personale. Gianni Fantoni è stato, a partire dalla prima pubblicazione Resistenza liberale a Firenze, il mio coautore fino… ad oggi, con l’ultimo libro ancora in tipografia per la stampa. Un collaboratore attento, documentato, ma anche paziente nel seguire il nostro lavoro, perché lui era, dei due, il più informato. Di Firenze mi ha fatto conoscere tutto: luoghi, persone, fatti, vizi e virtù dei fiorentini, almeno fino a che la salute, e l’età, glielo hanno consentito. Porterò alla famiglia la prima copia del nostro ultimo libro, insieme alla mia particolare gratitudine.

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