
Ricordo quante emozioni avevano suscitato in noi alla prima lettura le belle pagine di Gaetano Casoni che, senza retorica, ma con sentimenti di forte compartecipazione al dolore dei fiorentini, raccontava l’opera coraggiosa di tanti eminenti rappresentanti di quel Comitato Toscano di Liberazione (democristiani, socialisti, azionisti, liberali, comunisti) che, clandestinamente e coraggiosamente, si adoperavano per mettere in salvo i ricercati, con intere famiglie da trasferire nelle campagne, per non parlare dei numerosi esponenti della Comunità ebraica in fuga dalle persecuzioni dei tedeschi occupanti.
Domenica 25 giugno
“Prima del coprifuoco – scrive Casoni – mi reco alla casa ove, sotto il nome di Cardini, abita l’avvocato Artom. Gli racconto tutto quanto so circa il rilascio delle false carte d’identità, e l’organizzazione dei futuri franchi tiratori fascisti e repubblicani, e lo prego di informare il Comando militare del CTLN. Artom ringrazia e promette di provvedere. Ad Artom mostro anche una lettera ricevuta nel pomeriggio dall’avv. Martini in cui mi dice: “Vedi se parlando alla nota persona puoi raccomandare la liberazione dei già deportati (credo a Carpi) avv. Marino Mari e famiglia e dell’avv. Bocci. Credo che quest’ultimo sia in mano delle S.S. Tedesche. Di nuovo grazie di tutto anche per i miei amici della “Democrazia Cristiana”. Artom si associa all’invito di Martini ed aggiunge il nome del Conte di San Giorgio. Vedrò di fare il possibile . . .”
Ma non è per tutti la liberazione: il prigioniero Marino Mari (una lunga storia personale alle spalle, già medaglia d’oro nella Grande Guerra), dopo il 25 luglio 1943 aveva avvicinato Vittorio Fossombroni per riprendere il suo posto di responsabilità politica. Catturato, dalle Murate era stato trasportato prima al campo di Fossoli, presso Carpi, poi un trasferimento senza ritorno al campo di sterminio di Mauthausen. Stessa sorte per il giovane liberale Guglielmo di San Giorgio: arrestato e torturato a Firenze, tenterà la fuga dal treno dei deportati e morirà per le gravi ferite subite.
Una pagina dopo l’altra nella lettura del Diario si scoprono quindi tanti nomi, i nomi degli eroi caduti e dei sopravvissuti, insieme a quelli di tanti uomini generosi, legati da un vincolo di amicizia e di solidarietà che le traversie della guerra avevano rafforzato, decisi a non abbandonare Firenze e i fiorentini: così, oltre ai già citati Eugenio Artom, Mario Augusto Martini, Enrico Bocci, conosciamo Giuseppe e Danilo De Micheli, Adone e Giancarlo Zoli, Francesco Berti, Carlo Arcangeli, Gaetano Pacchi; alcuni di loro finiranno in prigione ai primi di luglio 1944 insieme allo stesso Casoni, come rappresaglia per presunti atti di sabotaggio compiuti dai partigiani.
E allora, quando la situazione si fa drammatica, occorre un intervento, una protezione che arrivi dall’alto: ancora una volta nel diario si fa il nome del Cardinale Elia Dalla Costa e del suo attivissimo segretario mons. Giacomo Meneghello: è questo il tramite tra Firenze e le gerarchie militari tedesche, è questa la strada che ha salvato migliaia di prigionieri.
Questi accenni non sono sufficienti tuttavia a rendere ragione della complessità e della bellezza del Diario di Gaetano Casoni. Al quale vogliamo riconoscere anche una straordinaria capacità letteraria: il saper rendere con estrema semplicità tante situazioni emotivamente complesse, di paura e di dolore, talvolta di morte.
La nuova edizione del Diario Fiorentino, inoltre, si è arricchita della preziosa introduzione di Giulio Conticelli, vicepresidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana. Qui viene ripercorsa, con una sguardo di storico e non di semplice cronista, l’intera vicenda dell’occupazione tedesca, vengono approfonditi fatti, storie, personaggi, sono riportati documenti, lettere, proclami, ufficiali o clandestini, ma soprattutto sono state aggiunte, in nota, decine e decine di biografie. Dettagliate, circostanziate: davvero un ricco apparato di cui non possiamo che essere grati all’autore. E, proprio a questo proposito, anche un’appendice con l’indice dei nomi sarebbe stato un ulteriore ausilio per la lettura.

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