Friedrich Nietzsche diceva: “In tutti i grandi ingannatori è degno di nota un fenomeno al quale essi devono il loro potere. All’atto dell’inganno vero e proprio, fra tutti i preparativi, come l’orrendo nella voce, nell’espressione e nei gesti, in mezzo all’efficace messa in scena, sopravviene in loro la fede in se stessi: è questo che poi parla così miracolosamente e convincentemente a coloro che stanno intorno”
Ed è proprio così che i due componenti dell’attuale governo hanno compiuto, ognuno per la propria parte, il proprio inganno nei confronti della popolazione. Un piano di bugie populiste studiato e scritto minuziosamente per ingannare i cittadini. Hanno mentito, hanno costruito una macchina di propaganda fatta di slogan e di falsità in una campagna elettorale durata anni e che perdura tutt’ora senza che i loro elettori siano in grado di accorgersi di nulla. Non reagiscono, come fossero lobotomizzati.
Era inganno quando hanno dichiarato che, con loro, sarebbe diminuita la pressione fiscale ma “una manina” l’ha alzata di quattro decimali.
Era inganno quando hanno dichiarato che l’odiosissima legge Fornero sarebbe stata cancellata dalla faccia della terra per milioni di pensionati e invece scoprono ora, con la faccia addolorata, che possono solo fare un tentativo triennale, che solo poche persone potranno andare in pensione prima e che queste possono pure rimetterci una bella fetta della pensione. Inoltre, vergognosamente, nella legge di bilancio e nelle bozze del decreto che istituisce il reddito e le pensioni di cittadinanza, non è previsto alcun aumento delle pensioni di invalidità a 780 euro.
Era inganno quando hanno dichiarato che, con il decreto occupazione, avrebbero aumentato i posti di lavoro a tempo indeterminato. È, invece, un decreto disoccupazione perché si sta verificando il contrario. Era inganno quando hanno dichiarato che il Jobs Act “non s’ha da fare” e che sarebbe stato abolito a suon di bazooka e per ora è ancora vivo.
Era inganno quando hanno dichiarato, durante un’inquietante apparizione in balconata, che avrebbero “abolito” la povertà e che sosterranno un fantastico deficit PIL a 2.40% che si è trasformato, magicamente, in un 2.04%. Di conseguenza, era inganno quando hanno dichiarato che avrebbero aumentato gli investimenti pubblici, e invece li diminuiscono e la loro manovra non prevede nessuna crescita.
Era inganno quando hanno dichiarato che avrebbero fermato il gasdotto TAP; che avrebbero, sulla scia del fallimentare referendum No-Triv, fermato le attività petrolifere nell’adriatico; che avrebbero chiuso Ilva. Si farà tutto, aspettiamo solo che confermino anche la TAV.
Ma la madre di tutte le loro battaglie sarebbe stata quella di sfidare l’intero sistema finanziario. Mai avrebbero salvato una banca tassando i contribuenti. E invece, con una banale operazione “copy and paste”, hanno replicato lo stesso ed identico testo di un precedente decreto del governo PD. Ora non si chiama “salva-banche” ma “nazionalizzazione”. Non tassano i contribuenti, ma sono soldi pubblici. (Trova la differenza). Non è, in fin dei conti, un salvataggio di un istituto finanziario, ma una manovra volta a tutelare i risparmiatori. L’inganno non è fare le cose giuste (perché è ovvio che le banche vadano salvate) ma nel fatto che, una volta al governo, si faccia l’esatto contrario di quello che è stato dichiarato durante la campagna elettorale con la strafottenza che li contraddistingueva.
L’inganno continua indisturbato perché la loro capacità di influenzare i loro elettori è consolidata e basata totalmente sullo sdoganamento dell’ignoranza. Sta a noi, della società civile, dimostrare il contrario e, attraverso una fase di riconciliazione, incrementare la nostra credibilità agli occhi dei cittadini.
“Ma vojo annà a Roma, vojo annà a votà pe lì communisti, perché a llui l’hanno da caccià via” (La nonna di Mimmo – in Bianco, rosso e verdone)
Nadira Haraigue (lavocemetropolitana.it)

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