Anche se dovesse perdere le primarie, molti dubitano che potrebbe continuare a fare il sindaco. Si stanno preparando Nardella, Giani, Di Giorgi e Tea Albini.

Il fatto è che, nel silenzio di una opposizione spappolata ed inesistente quale è quella del PDL fiorentino, gli avversari di Renzi, quelli più agguerriti, sono tutti all’interno del suo stesso partito. E, dunque, anche se dovesse perdere le primarie, molti dubitano che potrebbe tornare a fare il sindaco. Gli attacchi della componente bersaniana, a cominciare dal segretario metropolitano Mecacci, sono quotidiani e pesanti: “in città, da troppo tempo c’è un vuoto amministrativo” si lamenta Susanna Agostini, del gruppo consiliare di Palazzo Vecchio. E proprio le consigliere del PD sono le più agguerrite contro Matteo. Tea Albini, che siede contemporaneamente in Palazzo Vecchio e a Montecitorio, è l’esponente di punta della tradizione che ha attraversato la storia dal PCI fino al PD: “ io l’assessore l’ho fatto – dice- e non avevo tempo di fare altro”. Francesca Chiavacci, Stefania Collesei, Federica Giuliani, Lucia Matteuzzi, Cecilia Pezza completano il quadro delle grandi oppositrici a Renzi. Da loro e da altri consiglieri comunali come Mirko Dormentoni e Andrea Pugliese, e dallo stesso segretario metropolitano del partito, Patrizio Mecacci, vengono parole che non lasciano dubbi. Renzi è un avversario: “abbiamo visto come ha governato Firenze, no grazie”.
Nessuna meraviglia, dunque, che sia partita la corsa alla sua successione a Sindaco. Ci stanno pensando amici e avversari. Fra i primi, si stanno preparando il vicesindaco Dario Nardella (cresciuto sotto la amorevole tutela del vicepresidente del senato, Vannino Chiti) e Eugenio Giani. Nel PD fiorentino Giani è un atipico. Proviene dal PSI ed è attualmente presidente del consiglio comunale e consigliere regionale. Elettoralmente è una micidiale macchina da guerra: una vera fabbrica di consensi grazie ad un presenzialismo infaticabile e a naturali capacità di intrattenere relazioni. Si è costruito tutto da solo, nessuno gli ha regalato qualcosa. Nel PSI fiorentino, tantissimi anni fa, era un pupillo di Valdo Spini. Poi, nel post Tangentopoli, si è trovato in rotta di collisione con Riccardo Nencini e ne è venuto fuori. Per la sua “estraneità” alle storie del PD ( ex PCI ed ex Margherita) Giani potrebbe pescare un po’ dappertutto.
Ma, sempre fra i renziani, c’è anche una donna che vorrebbe scendere in campo: Maria Rosa Di Giorgi, attuale assessore alla pubblica istruzione di Palazzo Vecchio. Proprio lei si è esposta a favore dell’attuale sindaco, difendendolo a spada tratta contro gli attacchi delle consigliere PD.
Una donna è anche la candidata che potrebbe raccogliere i maggiori consensi tra i bersaniani. E’ Tea Albini, più volte assessore e consigliera comunale, attualmente anche deputata. Avrebbe ottime possibilità se riuscisse a rimettere assieme gli uomini che rappresentano la tradizione e la dirigenza della storia che porta dritti al vecchio PCI, alla quale essa stessa appartiene: il vicecapogruppo alla Camera, Michele Ventura, lo “sceriffo” Graziano Cioni, l’ex assessore regionale, Riccardo Conti, l’ex sindaco ed attuale europarlamentare Leonardo Domenici. La on. Albini è una donna determinata e tosta. Oggi, probabilmente, la più efficace avversaria di Renzi, che incalza continuamente sui temi amministrativi di Firenze.
Dunque, già un discreto parterre di aspiranti. Ma siamo appena all’inizio.

Caro Marco,
niente da aggiuungere a quello che scrivi e mi pare che concordiamo. “Atipico” Giani lo è nel senso che la sua storia ed il suo pensiero politico è diverso da quello della maggior parte degli aderenti al PD che provengono o dalla Margherita o dai DS.
Considerare Eugenio Giani un “atipico” mi sembra non rendere giustizia alla persona. Considero aticipi invece altri personaggi che gravitano nel PD, che poco hanno a che fare con i principi generali della costituzione del nuovo partito. Per molti nulla sembra e debba cambiare negli impianti ideologici dei partiti di origine e della cultura politica che li contraddistingueva. Aprirsi ad una società che é cambiata, includere le diversità e gestire le differenze all’interno di uno stesso grande partito popolare non é cosa per tutti, a quanto pare. E Giani piú che altri ha saputo interpretare, come si dice nell’editoriale, un proficuo rapporto con ampi strati sociali, dal mondo cattolico al mondo del lavoro nel suo insieme, dall’l’associazionismo sportivo a quello culturale. Che sia merito di quella formazione socialista alle sue spalle il segreto di tutto ció ?
Ma che dite? io non capisco più niente
oh che bel partérre intorno alla Tea!!
Faccio sommessamente una domanda: Leonardo Domenici stabilì un record tuttora imbattuto, ben otto mesi senza presentarsi in consiglio comunale. O come mai allora il suo,artico non avvertiva il vuoto amministrativo?!