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Terremoti: obbligatorio prevedere ma non prevenire!

di Emanuele Del Monte | 28 Ottobre 2012

Nelle aree a elevata pericolosità sismica vivono 21.8 milioni di persone e si trovano circa 5.5 milioni di edifici. Soltanto una minima parte (14%) sono stati realizzati utilizzando criteri di progettazione antisismici.

6 Aprile 2009, ore 03:32: l’Aquila e Provincia colpite da una violenta scossa di terremoto: magnitudo (Mw) 6.3,  308 morti. Imprevedibile.

22 Ottobre 2012: 6 anni di condanna alla Commissione Grandi Rischi per non aver previsto l’imprevedibile (tutti i membri sono stati ritenuti tutti colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose).

La Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi-settore rischio sismico è la struttura di collegamento tra il Servizio Nazionale della Protezione Civile e la comunità scientifica. La sua funzione principale è fornire pareri di carattere tecnico-scientifico su quesiti del Capo Dipartimento e dare indicazioni su come migliorare la capacita di valutazione, previsione e prevenzione del rischio sismico e la gestione delle emergenze post calamità. È composta da scienziati italiani di fama internazionale nel campo della sismologia e dell’ingegneria antisismica.

Ma cos’è il rischio sismico?  Termine troppo spesso utilizzato senza conoscere il reale significato tecnico.

Il rischio simico (di un edificio) è il prodotto di tre fattori: la pericolosità, l’esposizione e la vulnerabilità. La pericolosità è legata alla zona dove è ubicata una costruzione, e fornice un indicazione sui possibili terremoti che si possono manifestare in un’area, in un dato intervallo di tempo. L’esposizione è una misura dell’importanza dell’edificio esposto al rischio, con la conseguente possibilità di subire un danno (economico, in vite umane, ecc…). La vulnerabilità è una grandezza che esprime il grado di resistenza di una costruzione ad un terremoto, ovvero la predisposizione di un edificio a subire danni in seguito ad una scossa sismica.

Ad esempio un edificio situato a l’Aquila sarà soggetto ad una pericolosità maggiore rispetto ad un edificio situato a Firenze, questo perché il territorio aquilano risulta maggiormente sismico rispetto al territorio fiorentino. E ancora un edificio di civile abitazione presenterà una minore esposizione rispetto ad una scuola oppure un ospedale, perché il possibile danno inteso in perdite di vite umane ed economico è più limitato. Ed infine la vulnerabilità: se si parla di edifici di nuova realizzazione questi presentano una bassa vulnerabilità perché costruiti secondo la regola dell’arte, nel rispetto delle attuali normative antisismiche (D.M. 2008), mentre gli edifici esistenti, posso presentare anche livelli di vulnerabilità molto alti.

Quindi, a parità di esposizione, ci può essere un edificio che presenta un maggior rischio simico a Firenze rispetto ad un edificio ubicato a l’Aquila, basta che abbia una maggior vulnerabilità rispetto alla pericolosità sismica della zona di costruzione.

Pertanto per diminuire il rischio sismico è necessario intervenire sulla vulnerabilità e quindi attraverso la prevenzione. Solamente attraverso campagne di prevenzione si può abbattere la vulnerabilità e quindi il rischio sismico in Italia. È necessario analizzare gli edifici secondo le attuali norme antisismiche, mettendo in sicurezza e quindi adeguando quelli che presentano particolari carenze strutturali.

Questo è un processo che richiede ingenti somme da parte dello Stato che, in un periodo di recessione economica come quello che stiamo vivendo, non è facile trovare. Resta comunque l’unico modo per ridurre il rischio sismico.

È importante evidenziare come negli ultimi anni lo Stato abbia intrapreso questo processo complesso ma necessario, grazie al contributo proprio di quel mondo scientifico–accademico duramente colpito da questa “assurda sentenza” (così definita da molti esponenti delle Istituzioni, in ultimo dal Ministro dell’ambiente Corrado Clini).

Dal 2002, anno di un altro terribile evento sismico in Molise che vide il crollo di una Scuola e la morte di 27 bambini e una maestra sono state emanate Ordinanze delle Protezione Civile (OPCM 3274 del 2003) e Decreti Ministeriali (D.M. del 2008) che hanno da un lato rivisto la pericolosità sismica del territorio italiano, classificando come sismiche molte zone che prima non lo erano (vedi molte aree dell’Emilia Romagna) introducendo anche metodologie di calcolo in  linea con i più moderni codici internazionali; dall’altro lato hanno avviato un campagna sulla riduzione del rischio sismico degli edifici pubblici strategici e rilevanti, come scuole, ospedali, municipi ecc..

Il territorio italiano presenta una pericolosità sismica che può considerarsi medio-alta nel contesto mediterraneo (primo rapporto Ance-Cresme “Lo stato del territorio italiano 2012”). Questa sismicità dipende essenzialmente dal fatto che l’Italia è situata al margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento relativo tra queste due placche causa l’accumulo di energia e deformazione che occasionalmente vengono rilasciati sotto forma di terremoti di varia entità. Nelle aree a elevata pericolosità sismica vivono 21.8 milioni di persone – il 36% della popolazione, per un totale di 8.6 milioni di famiglie – e si trovano circa 5.5 milioni di edifici.

Di questi edifici soltanto una minima parte sono stati realizzati utilizzando criteri di progettazione antisismici, in particolare in riferimento al censimento della popolazione e delle abitazioni effettuato dall’ISTAT nel 1991, solamente il 14% ha queste caratteristiche.

Alla luce di tutto questo, purtroppo, non dobbiamo meravigliarci che possa avvenire un terremoto con conseguenze nefaste in relazione alla vulnerabilità di numerosi centri storici.

Sappiamo proprio grazie al prezioso contributo del modo scientifico, quali sono le zone a più alta sismicità, le probabilità di accadimento di un dato evento sismico e le città con il maggio rischio, ma ad oggi non ci sono gli strumenti che ci permettono di sapere con esattezza dove e quando si presenterà un terremoto. Per capirci: si sarebbe dovuto evacuare l’Abruzzo per almeno 6  giorni attendendo l’imprevedibile, e molti altri paesi e città andrebbero evacuate periodicamente vista la costante attività sismica del territorio italiano.

Il rischio adesso, conseguenza della sentenza, è che si regredisca a oltre vent’anni fa, quando la protezione civile era solo assistenza a emergenza avvenuta. Oppure chi è incaricato di valutare finisca per alzare la “messa in guardia” al massimo, generando una crescita esponenziale di allarmi che provocheranno velocemente o situazioni di panico diffuso o una assoluta sfiducia nei confronti di chi li emette: “al lupo al lupo”!

Pubblicato in : Editoriale

Info Emanuele Del Monte

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enzo Boschi

    20 Maggio 2013 alle 00:04

    Mai avuto un centesimo dalla Protezione Civile. Neanche un rimborso spese. Puro volontariato!
    Al Processo il Sindaco Cialente ha dichiarato che durante la riunione della Commissione Grandi Rischi rimase molto preoccupato dalle mie dichiarazioni tanto che decise di chiudere alcune e chiese lo stato di emergenza che non gli fu accordato. Può essere verificato.
    PM e Giudive hanno ignorato la testimonianza del Sindaco

    Rispondi
  2. Emanuele Del Monte

    2 Novembre 2012 alle 01:34

    In casi come questo penso che il giudizio sull’accaduto debba essere dettato dal buon senso. Mi spiego: ho riletto più volte il verbale della Commissione Grandi Rischi (31.03.2009) e sfido chiunque a trovare parole rassicuranti sull’elevata pericolosità sismica di quelle zone, tutt’altro. E poi l’intercettazione di Bertolaso… ascoltando quelle parole si capisce che Bertolaso non è che vuole nascondere alcun pericolo già accertato, anche perché non si possono fare previsioni certe e precise sul quando e sul dove avverrà un terremoto. Eventualmente non vuole creare allarmismo, che può essere altrettanto pericoloso. Purtroppo con il senno di poi siamo tutti bravi a dare giudizi….

    Rispondi
  3. Alberto Brunetti

    30 Ottobre 2012 alle 22:27

    Ah, bene, ora tutto è chiaro. Tutta colpa di Berlusconi! Gli esperti, “profumatamente pagati” per dire una cosa invece di un ‘altra. E allora perchè non li hanno condannati per corruzione? La prego sig. Ceccherini: telefono a Travaglio e mi faccia sapere….

    Rispondi
  4. emanuele ceccherini

    30 Ottobre 2012 alle 18:54

    Nella conversazione del 30 marzo 2009, il giorno prima della riunione della Commissione, il capo della Protezione Civile definiva la convocazione degli esperti “un’operazione mediatica” e che la riunione era stata convocata “perché vogliamo tranquillizzare la gente“ …quindi sig. Brunetti gli “esperti” profumatamente stipendiati come “esperti” hanno espresso un parere puramente tecnico o si sono fatti influenzare dalla politica per trarre le loro conclusioni? …sul sito dei “forcaioli” si ascolti anche la telefonata tra il divino Letta e il buon Bertolazzo quando discutono su come fare per mettere il Nano in prima fila ai funerali delle 309 vittime del terremoto!

    Rispondi
  5. Alberto Brunetti

    30 Ottobre 2012 alle 14:46

    Non concordo col sig. Ceccherini e tantomeno con i forcaioli del Fatto. Richiesti di una opinione l’hanno espressa. Intervistati dalle TV l’hanno ribadita. E allora? Siccome sono “esperti” li condanniamo? E se spostassimo questa prassi nel campio delle previsioni che si fanno in economia e che, poi, provocano qualche centinaio di suicidi l’anno?

    Rispondi
  6. emanuele ceccherini

    29 Ottobre 2012 alle 20:55

    Concordo su tutto esclusa la parte sulla sentenza. Non devi rassicurare se non sei in grado di prevedere… Dopo la sentenza dell’Aquila, il mondo della ricerca si mobilita in favore degli esperti della Commissione: “Sentenza ingiusta, i terremoti non si possono prevedere”. Ma l’accusa è esattamente opposta: aver fatto filtrare alla popolazione messaggi tranquillizzanti. In “un’operazione mediatica” per “tranquillizzare la gente” voluta dal capo della Protezione civile Bertolaso. Anche nella richiesta del pm: “L’intento non è quello di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città … la scienza non dispone attualmente di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”. Il fatto è che se un terremoto non si può prevedere, nel senso che non si può dire con esattezza quando e di che intensità sarà, non si può nemmeno dire che non ci sarà. Quindi uno scienziato non dovrebbe né allarmare né rassicurare. Quindi perché hanno rassicurato?
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/terremoto-dellaquila-processo-grandi-rischi-tutti-imputati-condannati-a-6-anni/389935/

    Rispondi
  7. valerio giannellini

    29 Ottobre 2012 alle 01:26

    un popolo di irresponsabili ha continuamente bisogno di vittime sacrificali, anche in farsa

    Rispondi

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