Sono tre ragazzi sui vent’anni. Ultimi giorni di mare, si intuisce dalla faccia. Passano davanti ad una rosticceria. Si frugano in tasca. Non ci sta una pizza, si dividono due “crescioni” in tre. Generazione euro zero. Rischio default per una generazione di giovani che si affaccia al balcone di una vita chiamata crisi. Poi magari trovano i 25 euro per fare una notte (“almeno quella dai alla grande”) in disco, ma può capitare nell’estate 2011 di vedere tre ragazzi dividersi pezzi di panini. Generazione che non studia e che non lavora, generazione che ha studiato e che non trova lavoro, generazione che rischia di arrivare alla soglia dei 40 anni senza uno stipendio fisso e senza una pensione. Ragazze e ragazzi che rimarranno a carico di mamma e papà, e forse nonni, sino a quando non si sa. Generazioni accavallate. Alla loro età mamma e papà avevano già messo su famiglia e magari avevano anche già i pargoli, loro sono a cercare di distrarsi da una quotidianità che ha sempre meno punti luce. I numeri sono preoccupanti. Noi Italia siano la maglia nera europea dei disoccupati under 35: sono quasi un milione e duecento mila i giovani senza un lavoro, e sono in crescita. Ma stanno peggio i ragazzi fino a 24 anni, con un quasi 30 per cento di disoccupati, contro una media europea del 21. La Sicilia è la regione con la maggior quota di disoccupati under 35, pari al 28,1%. Seguono la Campania con il 27,6%, la Basilicata con il 26,7%, la Sardegna con il 25,2%, la Calabria con il 23,4% e la Puglia con il 23%. Le condizioni migliori per il lavoro dei ragazzi si trovano invece in Trentino Alto Adige dove il tasso di disoccupazione tra 15 e 34 anni è contenuto al 5,7%. A seguire la Valle d’Aosta con il 7,8%, il Friuli Venezia Giulia con il 9,2%, la Lombardia con il 9,3% e il Veneto con il 9,9%. Quei tre ragazzi, trascinandosi sotto il caldo di fine agosto, in costume, infradito e asciugamani in spalla forse saranno precari o forse non cercano lavoro, ma per un flash sono stati l’immagine preannunciata di una statistica che non racconta più niente di nuovo, che disegna l’incapacità del sistema a reagire. Forse è questo il vero dramma nel dramma. In questi giorni di manovra bis e tris, si discute a margine di patrimoniali e Iva, anche di interventi sui rapporti di lavoro. Contratti flessibili, apprendistato, contratti locali, versamenti forfettari, stage e tirocini, tutte belle parole ma niente di stabile, niente di sistematico, niente di programmatico. Bisognerebbe trovare la forza morale oltre a qualche milione di euro (magari recuperati dalla scandalosa evasione fiscale) per restituire ai giovani il diritto al futuro e la forza di sognare un domani. Dove dividersi magari una pizza in due, ma col sorriso della fiducia.
Fabrizio Binacchi

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