
A Gaza è in corso una “catastrofe umanitaria” che “deve finire subito”, affermano Regno Unito, Francia e Germania a conclusione di una telefonata fra i leader Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz. L’appello appare una risposta indiretta alle affermazioni del governo d’Israele secondo cui a Gaza non ci sarebbe una carestia, a dispetto delle denunce dell’Onu e di centinaia di organizzazioni internazionali. Il Regno Unito intende lavorare con i partner per organizzare lanci di aiuti umanitari su Gaza. A riferirlo è stato l’ufficio di Keir Starmer dopo una conversazione telefonica con il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Il primo ministro ha spiegato che il Regno Unito attuerà piani per lavorare con partner come la Giordania alla consegna di aiuti per via aerea e al trasferimento di bambini che necessitino di cure”, ha detto riferito il portavoce di Downing Street in una dichiarazione. “Gaza: i lanci aerei (di aiuti) non invertiranno l’aggravarsi della carestia. Sono costosi, inutili e possono persino uccidere i civili affamati”. Ha scritto così in un post su X Philippe Lazzarini, commissario generale dell’Unrwa, parlando di quello che considera “un diversivo”. “Una carestia creata dall’uomo può essere affrontata solo con volontà politica – ha aggiunto – Sopprimere l’assedio, aprire i valichi e garantire spostamenti sicuri oltre all’accesso dignitoso alle persone in stato di necessità. Consentire all’Onu, Unrwa e partner compresi, di operare su vasta scala e senza ostacoli burocratici o politici”. A Gaza 100mila bambini di età inferiore a 2 anni, fra cui 40mila neonati, rischiano di morire a giorni a causa della “totale mancanza di latte in polvere e integratori alimentari, alla chiusura continua dei valichi e all’impossibilità di far entrare anche i beni di prima necessità”.
È l’allarme lanciato dal governo della Striscia, che parla di “disastro umanitario senza precedenti e imminente” causato da Israele. Lo riporta Al-Jazeera. “Stiamo assistendo a una lenta e deliberata uccisione di massa di neonati, le cui madri da giorni sono costrette ad allattarli con acqua al posto del latte in polvere, a causa della politica di fame e sterminio perseguita dall’occupazione israeliana”, accusa il governo di Gaza. Dopo il via libera dato ieri da Israele, diversi Paesi sono in lotta per la ripresa dei lanci di aiuti umanitari su Gaza. A quanto riporta la stampa israeliana, il via libera iniziale delle autorità israeliane riguarda Emirati Arabi Uniti e Giordania. Ma allo sforzo di unire anche la Gran Bretagna. “La notizia che Israele consentirà ai Paesi di far cadere gli aiuti a Gaza è arrivata troppo tardi, ma faremo tutto il possibile per fornire aiuti anche in questo modo”, ha spiegato il premier Keir Starmer, a quanto riporta la stampa britannica. Una bambina di soli sette giorni è morta per malnutrizione all’ospedale Al-Ahli di Gaza City, secondo quanto riferito da una fonte medica ad Al Jazeera. “La causa del decesso è stata la mancanza di latte”, ha dichiarato la fonte, denunciando la drammatica carenza di alimenti per neonati nella Striscia. Hamas ha respinto l’accusa del presidente americano Donald Trump di non avere mai voluto la pace. “Siamo sorpresi dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Trump e, prima di lui, dell’inviato speciale degli Stati Uniti Witkoff, che contraddicono la valutazione dei mediatori sulla posizione del movimento e non sono coerenti con il corso del processo negoziale, che stava facendo progressi reali”, ha dichiarato Izzat al-Risheq, membro dell’ufficio politico di Hamas. “Le dichiarazioni americane trascurano il vero ostacolo a tutti gli accordi: il governo Netanyahu, che elude i suoi impegni”, ha detto al-Risheq, membro dell’ufficio politico di Hamas. Nella nota, l’esponente di Hamas ha ricordato che l’ultima risposta al testo per un cessate il fuoco di 60 giorni promosso dagli Stati Uniti è stata “positiva e flessibile a tutti i commenti”. Si chiede solo che “le sue clausole siano rafforzate”, in particolare sul versante umanitario “per garantire un massiccio flusso di aiuti e la loro distribuzione attraverso le Nazioni Unite e le sue agenzie autorizzate, senza interferenze israeliane”, ha sottolineato. “Eravamo interessati a ridurre l’estensione delle zone cuscinetto in cui l’occupazione resterà per i 60 giorni e a evitare aree densamente popolate per garantire il ritorno della maggior parte della nostra gente alle loro case”, ha spiegato ancora. Izzat al-Risheq, la sua irritante placidità. È sangue freddo. In altre parole, coraggio.
Giuseppe Basilico

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