
Scrivono i giornali, con il loro distaccato e asettico inchiostro da burocrati, che il signor Khalil al-Hayya, gerarca di Hamas, ha pronunciato l’ennesima sentenza dal suo comodo esilio dorato: “Israele userà il sangue di Gaza per fare campagna elettorale”. Lo ha detto alle televisioni del Qatar, con quella retorica gonfia e compiaciuta che ben conosco, commentando le prossime elezioni nello Stato ebraico. Dice che per loro, per i signori del terrore, un governo israeliano vale l’altro. Dice che i voti si pesano in litri di sangue palestinese.
Che scoperta, monsieur al-Hayya. Che colossale, ipocrita ovvietà.
Ci vuole il cinismo di un capo di Hamas per meravigliarsi che la guerra diventi propaganda, che la morte diventi un argomento da dibattito politico. Ma la verità, quella che non si ha mai il coraggio di scrivere per non disturbare le anime belle del pacifismo a senso unico, è ben più feroce. Certo che quel sangue verrà usato, da una parte e dall’altra. È la macabra valuta di quel pezzo di deserto.
Hamas usa i corpi dei bambini di Gaza come scudi umani per le sue postazioni e come carne da macello per impietosire le telecamere dell’Occidente addormentato. Israele, stretto nell’angolo della sua sopravvivenza e della sua stessa rabbia, risponde colpo su colpo, macchiandosi le mani in una spirale che non ha fine.
Voi vi palleggiate i cadaveri, signori della guerra. Li usate come fiches su un tavolo da gioco dove la posta in gioco è il potere, la vendetta, o una poltrona in Parlamento.
La verità è che in quella terra maledetta non ci sono più elettori o cittadini: ci sono solo carnefici e vittime. E mentre i leader parlano di elezioni, di diritti e di propaganda, la terra continua a bere l’unica cosa che abbonda: il sangue degli innocenti.
Giuseppe Basilico

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