
Tra maltempo, liquami e freddo, in una città che ha perso ogni forma riconoscibile, milioni di palestinesi vivono stipati tra tende improvvisate e teloni di plastica. Le file per ottenere farina e acqua sono diventate parte della routine quotidiana, mentre pochi riescono a procurarsi qualcosa di più. La vita procede sospesa, priva di prospettive: non esistono più né vittime né eroi, solo una popolazione esausta che sopravvive nell’incertezza. Per mesi l’attenzione internazionale si è concentrata sul premier israeliano con appelli, critiche e indagini della giustizia internazionale per presunti crimini di guerra. Oggi, però, il dibattito mediatico appare svuotato. Le domande sull’esecuzione dei mandati, sulle responsabilità politiche e sulle pressioni diplomatiche sembrano evaporate. E rimangono interrogativi ancora più urgenti: che fine hanno fatto i bambini sopravvissuti ai bombardamenti? Hanno riconquistato uno spazio per crescere o continuano a muoversi tra macerie e campi improvvisati, privati di istruzione, gioco e sicurezza? Il tema centrale, forse, riguarda il silenzio che si è posato su Gaza. Perché la stampa internazionale ha attenuato i riflettori su una crisi umanitaria che resta aperta? E perché l’Europa, rapida nell’approvare fondi per armamenti, non è stata altrettanto decisa nel mettere in campo un progetto umanitario strutturato? Gli aiuti attuali arrivano in modo frammentario e sempre più spesso finiscono nelle mani di chi è altrettanto disperato di coloro a cui sono destinati. Resta poi una domanda scomoda, ma inevitabile: cosa sarà costretta a fare una popolazione allo stremo per sopravvivere? In un contesto di miseria estrema, il rischio è che il bisogno spinga molti a scelte dolorose, mentre cresce un sentimento di frustrazione e diffidenza verso l’Occidente, percepito come sempre meno presente e sempre più distante. Domande che sembrano non interessare più a nessuno. Forse perché è stato più semplice indignarsi davanti alle stragi causate dalle bombe che riconoscere la lenta, quotidiana devastazione che la sporcizia e l’oblio stanno infliggendo a Gaza.
Angelo Santoro

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