
L’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha detto e sottolineato che in un mese, fra il 27 maggio e il 27 giugno, nella Striscia di Gaza sono state registrate 613 uccisioni in prossimità di convogli umanitari e presso i punti di distribuzione degli aiuti gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), organizzazione americana sostenuta da Israele che ha assunto la gestione della distribuzione degli aiuti a Gaza da maggio. A riferirlo è stata precisamente la portavoce dell’ufficio Onu, Ravina Shamdasani, precisando che l’Alto commissariato non è in grado di attribuire la responsabilità delle uccisioni. Ma ha detto che “è chiaro che l’esercito israeliano ha bombardato e sparato contro i palestinesi che cercavano di raggiungere i punti di distribuzione” gestiti dalla Ghf. Una fonte delle fazioni palestinesi ha dichiarato all’emittente televisiva saudita Al-Hadath che “Hamas li ha informati che presenterà la sua risposta ai mediatori stasera” alla proposta di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Secondo la fonte, Hamas “sostiene l’accettazione di una tregua per 60 giorni. Durante questo periodo, si svolgeranno i negoziati per un accordo globale: la cessazione completa della guerra e il ritiro totale di Israele”. Inoltre, secondo le fonti, “esiste un consenso tra le fazioni palestinesi sull’importanza di raggiungere un cessate il fuoco come passo preliminare per regolamentare la situazione interna politica palestinese”. Oltre che su Gaza, ci potrebbero essere passi avanti verso una pace più definitiva anche sul fronte del Libano. Secondo quanto riferito dal quotidiano libanese Al-Akhbar, vicino a Hezbollah, una figura libanese con connessioni con l’amministrazione americana sta conducendo colloqui con l’organizzazione terroristica incentrati sulla consegna delle armi. Tra gli argomenti discussi da questa figura non meglio identificata, riporta il sito israeliano Ynet News, ci sono le garanzie che potrebbero essere offerte in cambio delle armi consegnate. Secondo Al-Akhbar, lo scopo dei contatti è di convincere Hezbollah che dovrebbe iniziare la consegna delle armi invece dell’intervento di un’entità dedicata a ritirarle con “minacce o forza”. L’esercito israeliano preparerà un “piano di esecuzione per garantire che l’Iran non possa più minacciare Israele”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, aggiungendo che l’esercito deve “prepararsi a livello di intelligence e operativo per garantire che l’aeronautica mantenga la sua superiorità aerea su Teheran”. In questo periodo vige una tregua tra Israele e Iran dopo una guerra durata 12 giorni il mese scorso. Le forze di sicurezza curde hanno riferito che un drone è stato abbattuto ieri sera nei pressi dell’aeroporto di Erbil. L’aeroporto in questione ospita le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti che combatte i jihadisti nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. A Gaza si registrano nuove vittime dopo la giornata particolarmente cruenta di ieri, con un bilancio di 100 morti. Secondo fonti mediche citate da Al Jazeera, almeno 18 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano a Gaza dall’alba. Tra le vittime ci sono almeno 15 persone uccise quando gli aerei israeliani hanno bombardato le tende che
ospitavano sfollati palestinesi nella zona di al-Mawasi, vicino alla città di Khan Younis, nella striscia di Gaza meridionale. Nel corso del mese successivo, l’accordo prevede ulteriori fasi: il trasferimento di altri cinque corpi al trentesimo giorno, la liberazione di due ostaggi vivi al cinquantesimo giorno, e infine la consegna di otto corpi il sessantesimo giorno.Parallelamente al rilascio degli ostaggi, Israele consentirebbe l’ingresso immediato di aiuti umanitari a Gaza e il ritiro militare proseguirebbe verso sud. Questi sarebbero i punti che Hamas indica come più rilevanti per accettare la tregua. Durante il periodo di tregua, le parti aprirebbero anche negoziati più ampi riguardanti la liberazione degli ultimi ostaggi, la sicurezza a lungo termine della regione, la governance (governo) post-Hamas a Gaza e la possibilità di un cessate il fuoco permanente. Diverse aziende internazionali “traggono profitto dal genocidio” a Gaza: a denunciarlo è la relatrice speciale Onu sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Lo riferisce il Guardian in un lungo approfondimento dedicato al rapporto consegnato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha documentato il profondo coinvolgimento di aziende di tutto il mondo nel sostenere Israele durante i 21 mesi di aggressione a Gaza. Capita spesso, insomma,che uomini politicamente aggressivi diventano timidi e schiavi a proposito di se stessi. Forse perché di se stessi non sono sicuri o contenti.
Giuseppe Basilico

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