Diciamoci la verità. Se il G7 2017 non si svolgesse a Taormina, ma in uno degli altri Paesi del Gruppo dei Grandi, tipo Giappone – l’anno scorso – o Canada – l’anno prossimo -, considereremmo l’evento come una tappa minore nella successione di questi Vertici: non ci sono decisioni da prendere e i protagonisti sono quasi tutti ‘in transito’.
C’è chi arriva ed è all’esordio – quattro su sette -, c’è chi può essere alla scena d’addio – tre su sette -: gente che va, gente che viene, in una sorta di ‘Grand Hotel’ della politica internazionale, senza protagonisti fascinosi come Greta Garbo e John Barrymore.
Certo, si parlerà a Taormina di temi essenziali: la crescita e il lavoro, il clima e l’ambiente, la lotta contro il terrorismo. Ma quando mai non se n’è parlato, al G7? E il persistere dell’assenza del presidente russo Vladimir Putin riduce ulteriormente il peso del Gruppo, da tempo inadeguato a una governance globale – né il G20, che sarà a luglio in Germania, ha finora dato prove convincenti. Leggi tutto:
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