“In Siria non si può fare né la guerra, né la pace”. Questa è stata la risposta di un collega dell’Usaf, un amico sin dai tempi di Desert Storm, quando gli ho chiesto di spiegare come mai nei giorni scorsi fossero stati attaccati alcuni mezzi dell’esercito di al-Assad, nonostante la tacita condivisione degli accordi scaturiti dall’ultimo round della conferenza di Astana.
Risposta eloquente, che ben caratterizza i precari equilibri politico-militari nell’area. In questi sei anni di “non-guerra”, si devono proprio agli equilibri artificialmente creati centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Un tempo, le guerre si vincevano o si perdevano. Oggi non è più così: l’ipocrisia del politically correct non lo consente. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3970

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