Se c’è una qualità in cui eccelle Romano Prodi è quella della mediazione. Gli viene dal suo essere profondamente democristiano. Calmo, tranquillo, sornione (il classico parroco di campagna apparentemente dimesso ma furbo) il Nostro non affronta mai di petto i problemi. Li guarda, li lascia decantare poi cerca di risolverli un pezzo per volta. E’ questa la sua forza ed è questa in fondo la ragione per cui nel 1996 lo misero a capo di una coalizione eterogenea e rissosa. Dieci anni dopo la sua funzione è ancora questa. Solo che il contesto è cambiato e il di conseguenza il epso specifico del Professore è diminuito. La sinistra radicale dell’Unione oggi è molto più forte che nel ’96, la criminalizzazione che negli ultimi 5 anni è stata fatta di tutti i provvedimenti del governo di centro destra ha radicalizzato la lotta politica e creato aspettative che sarà difficile smentire, grazie poi a quei 25mila voti di vantaggio, tutti, nell’Unione, anche le formazioni più marginali, non solo si sentono ma realmente sono determinanti. E vorranno riscuotere un prezzo. Prodi, già debole politicamente nonostante l’investitura delle primarie, è ora debolissimo sul piano politico. Ogni stormir di fronda lo farà vacillare. Tenterà di galleggiare, oscillando fra il ritiro immediato dall’Iraq, i pacs, la politica fiscale e la tassazione delle rendite. Sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria andrà avanti senza problemi fino a dopo l’estate. Poi, a partire dalla Finanziaria, saranno problemi. Che Dio lo aiuti perché molti dei suoi supporter cercheranno di mangiarlo vivo.
Fuori dai denti: che Dio aiuti Prodi
Se c’è una qualità in cui eccelle Romano Prodi è quella della mediazione. Gli viene dal suo essere profondamente democristiano.

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