Supera di gran lunga ogni fantasia ciò che è accaduto a proposito della scelta del nuovo ministro della Giustizia. Berlusconi, per questo ruolo strategico, ha faticato a trovare candidati. La poltrona scotta: da Mastella a Martelli, da Darida a Conso e Mancuso, moltissimi di coloro che l’hanno occupata si sono bruciati. La convinzione largamente diffusa nel ceto politico è che non si tratti di una maledizione o di semplice sfiga. Si è convinti che il ministro, non potendo accogliere tutte le pretese della corporazione dei magistrati, per impossibilità materiale o per decenza, finisce sempre nel loro mirino: per cui, meglio stare alla larga.
Al riguardo si possono fare diverse considerazioni: La prima è che abbiamo una classe politica fatta di persone facilmente intimoribili. La seconda, che oltre che fifoni coloro che si sottraggono potrebbero essere anche ricattabili. E che, dunque, tra prima e “seconda” repubblica niente è cambiato se non in peggio riguardo la moralità del ceto politico. A noi preme invece un’altra annotazione. Non scopriamo oggi l’aggressività della casta dei magistrati –con le dovute eccezioni- ogni volta che si tratti di difendere privilegi o semplici punti di vista. Ed è anche vero che non basta essere innocenti per potersi difendere: quando scatta la solidarietà di categoria, diventano flebili le garanzie ed i contrappesi del sistema giustizia. La terzietà dei giudicanti anche rispetto agli accusatori, oltre che rispetto ai difensori, si scolora. Ed i diversi gradi di giudizio diventano scale impervie che difficilmente portano a riconoscimenti di innocenza.
Eppure, anche tenendo conto di tutto ciò, o proprio a causa di tutto ciò, la fuga in massa dalla responsabilità della Giustizia è ancor più inaccettabile. Già una volta Berlusconi ha potuto governare con ampio margine di vantaggio e non ha onorato le promesse in tema di separazione delle carriere e di altre riforme indispensabili. Anche oggi, grazie al premio di maggioranza e alla falcidia dei partiti rimasti sotto il 4% e non “apparentati”, naviga in acque parlamentari abbastanza tranquille. E allora, a cosa serve invocare leggi elettorali che favoriscano solide maggioranze, se poi non si riescono a mandare avanti provvedimenti promessi e indispensabili? I fuggitivi dalla responsabilità di via Arenula dimostrano di non avere alcuna fiducia nella capacità della maggioranza, del Governo e del Parlamento di saper fronteggiare gli atteggiamenti della magistratura che esulino dal corretto espletamento delle proprie funzioni. E i cittadini in chi dovrebbero riporre fiducia?
P.
FUGA INDECENTE DAL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
I fuggitivi dalla responsabilità di via Arenula non hanno fiducia nella possibilità di fronteggiare gli atteggiamenti della magistratura che esulino dal corretto espletamento delle proprie funzioni. E allora, a cosa serve invocare leggi elettorali che favoriscano solide maggioranze? ( P.)

Per capire veramente lo scontro in atto tra magistratura e politica, basta vedere in quanto tempo si e’ pronunciata la Cassazione sull’esclusione della lista di Pizza dalla competizione elettorale. Sembra facile capire che almeno attualmente il potere e’ uno solo “volemosi bene” , per noi comuni mortali rimane la possibilita’ di continuare nel nostro impegno politico senza alcun contatto con l’esistente.
Bella domanda ! Ma al momento ,sai com’è ,difronte ad interrogativi buttati lì all’improvviso , non mi viene una risposta. Ci devo pensare….