Non c’è enfasi per i 500 scafisti arrestati, ce ne è molta sul Frontex che ritorna più nuovo e più bello che pria, nella versione Plus. Nessuno che colleghi il macabro elenco dei 1900 morti di un anno con altre liste a lutto.
Una postazione al confine sirianisraeliano è stata conquistata da ribelli musulmani. Non si sa chi siano però, né il loro grado di fanatismo religioso violento. Aerei bombardano la Libia ma non se ne conosce la nazionalità.
Il premier italiano, segretario di un partito pacifista ad oltranza ed a ondate, va in Iraq come presidente europeo di turno. Dice ai curdi “..questa battaglia contro il terrorismo quindi noi la vinceremo, voi la vincerete”. Peccato che per un paese alleato come la Turchia, i terroristi siano proprio i curdi. Tutti sono contrari in genere alle secessioni, scozzese, catalana, veneta. L’eccezione alla regola è il sostegno occidentale all’inesistente (sulla carta) Kurdistan, sorta di annunciato Kossovo mediorientale. Certo, ce ne vuole di coraggio nella destabilizzazione più totale ad avere attenzioni di questo tipo.
Luoghi e paesi meritano diversi rank di attenzione. Anche i loro morti. L’Italia ha dato armi ai curdi ma per lei le vittime sono quelle del canale di Sicilia, i 4500 morti e dispersi in mare degli ultimi 4 anni avutisi tra gli immigrati che tentavano di raggiungere l’Italia da Africa e Medio Oriente. Non ce l’hanno fatta in 1500 nel 2011, 500 nel 2012, 600 nel 2013. Si prevede che saranno 1900 nel 2014.
L’osservatore esterno penserà che non sia stato fatto nulla. Al contrario. C’era l’operazione Mare Nostrum, costata un botto. Il conto esatto non si sa. Sicuramente più di 10 milioni al mese, probabilmente 180 milioni. L’opinione condivisa di destra e di sinistra calcola un miliardo. Tra il 1994 ed il 2010, in 17 anni, ci sono stati 5200 morti in mare, poco più degli ultimi 4 anni. All’epoca, MN non c’era. Quindi, massima spesa e massimo danno, massimo intervento umanitario, un miliardo, quasi duemila morti. Un vero paradosso.
A far partire l’operazione MN, fu lo shock, nell’ottobre 2013, di 366 morti nel naufragio di Lampedusa. A farla chiudere, un anno dopo, una nuova strage, 250 morti davanti alla Libia. Shock scaccia shock. Quando partì MN, c’erano il governo, il ministro degli interni e il premier finlandese Katainen, che a nome dell’Europa garantì il sostegno della struttura ad hoc Frontex. Si parlò di operazione di polizia, un ritorno alla guerra contro i pirati di Pompeo. Un anno dopo, il nuovo governo, lo stesso ministro degli interni e la scandinava Malmstroem fanno replay. Stesse parole, con l’aggiunta di umanitario ogni due righe. Non c’è enfasi per i 500 scafisti arrestati, ce ne è molta sul Frontex che ritorna più nuovo e più bello che pria, nella versione Plus. Nessuno che colleghi il macabro elenco dei 1900 morti di un anno con altre liste a lutto.
La più vicina è la libica, frutto di una guerra civile praticamente ininterrotta dal 2011. L’Occidente intervenne di fronte alle richieste di aiuto per il massacro di 50mila civili. I conti poi rifatti danno in 8 mesi di guerra, 6mila vittime. Da allora giungono voci, poco accreditate ed approfondite di svariate centinaia di morti all’anno. La preoccupazione di un importante giornalista su di un accreditato quotidiano, entrambi in genere sensibili alle vittime, verte solo sul fatto che l’Eni stia ancora lì, nella “quarta sponda”. Qui insomma per i morti non ci si strappa i capelli.
Le cosiddette primavere musulmane restano ancora un mito positivo. Eppure solo in Egitto, nel 2011 ci furono mille morti. In un ‘altra giornata, 6 ottobre 2013, altre 54 vittime. La statistica qui langue, procede per notizie spot. I tantissimi che citano le primavere arabe sembrano non sapere che il golpe militare ha riportato le cose come stavano. Con buona pace dei morti.
Più a nordest, c’è la guerra civile ininterrotta di Gaza e Israele che per condizioni diplomatiche non può essere nè vinta nè conclusa. In 10 anni 7000 morti palestinesi e mille israeliani. Poi nel 2014 il picco, 2200 morti. Il Libano è stato appena sfiorato, un giorno solo e sono stati subito 30 morti. Poi si arriva all’inferno, ai 3 anni di guerra civile siriana, 125mila morti. Nessun’altra tragedia mediterranea è comparabile, nemmeno quella degli immigrati, con buona pace di MN.
Il numero dei morti appare e scompare, agitato ogni volta che sembra si possa buttare giù il dittatore Assad. Navi americane che andrebbero, poi devono fermarsi. La Casa Bianca in cerca di alleati. Ai presidenti non piace occuparsi delle guerre dei predecessori, sono un po’ come macchine usate. Meglio una nuova di zecca, un nuovo paese, una nuova impresa. Sbuca sempre uno a parlare di “primavera siriana”, concetto sconosciuto in loco, Tutt’oggi, nella confusione e sangue generali, anche davanti all’esplosione dell’islamismo più fanatico, la presidenza Obama accarezza l’idea di un intervento in Siria.
Tra tutte queste belle pensate quello che fu l’impero babilonese è terra di nessuno. Occupazioni e ritirate americane hanno alla fine distrutto confini nazionali inventati dalle divisioni coloniali. Tante tribù, tanti ribelli, tante nuance di islamismo, variazioni a crescere di crudeltà e aggressività militare. In Iraq i morti nemmeno si contano.
A nord, ecco di nuovo i curdi. Con una mano vengono armati, con l’altra uccisi, così, scivolando, per cattiva sorte o caso, ora in una manifestazione, ora in gruppi da 35 persone, come sotto il bombardamento nel 2011 dell’aviazione di Ankara.
Ancora più a nord l’Ucraina dove un anno fa decine, un centinaio di morti nella capitale fece gridare di orrore. Orrore e impuntature politiche hanno prodotto una guerra che in 6 ha fatto 1129 vittime. Una media peggiore di quella del canale di Sicilia. C’è un cerchio di fuoco attorno alle vittime di MN, subito calcolabile in 4 guerre, 200mila morti, probabilmente il doppio ed una infinita caccia ai desaparecidos in corso nei paesi dove non si combatte più. Un cerchio che è causa dei morti in mare, ed è a sua volta causato dal mito della guerra al terrorismo.
Il terrorismo però non ha rovesciato (o provato a farlo) 4 dittature tra Africa e Medioriente, gli Stati sì.. Gli Stati fanno le cose di sempre (governare, guerreggiare, allearsi) ma dichiarano il contrario in un loop psicotico. Turchia contro la Russia per la Crimea. Russia contro Usa per l’Ucraina. Persia contro le Arabie per il controllo dell’Iraq. Gli alleati di sempre in e contro Libia, Egitto, Israele, Siria, Iraq. E noi alleati, nemici, clienti e fornitori di tutti, che buttiamo olio e fiamme dove il fuoco è più alto e grondiamo pietà per le uniche vittime, quelle per le quali è concesso avere compassione e spendere il famoso miliardo.
Nulla è più nocivo in guerra e politica della pietà. Aumenta il dolore ed il sangue infinitamente. Ammalia le menti con idee penetrate nella pelle ma oggettivamente false. Il 2010 fu l’anno più terribile nella memoria dei cronisti italiani, quando gli immigrati spariti in mare erano solo 30, il numero più basso del secolo. L’immaginazione correva dietro agli incalcolabili ed incontati numeri della repressione che impediva ad africani ed ai mediorientali di correre alle scialuppe degli scafisti per raggiungere l’Italia e l’Europa.
Per cui 30 è peggio di 1900. 4500 è peggio di 200mila. I massacri di mesi sono peggio di 20 anni di guerre. Il colore della pelle fa differenza in un razzismo rovesciato. Ed abbiamo avuto 20 anni di berlusconismo, così suddivisi: uno nel 1994-5, 5, nel 2001-6 e 2 nel 2008-10. Fa 8, ma si può sempre moltplicare per due volte e mezzo. La proporzione che ci costerà in più Frontex plus se non cambierà la politica estera. Forse, l’dea di politica tout court.
Ps
Frontex non può aiutare il Mediterraneo. E’ stato costituito nel 2005 per proteggere gli scandinavi ed in misura minore tedeschi e polacchi dall’invasione slava, con tanto di legislazioni ampiamente vessatorie e discrimanti.

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