Vediamo intanto i numeri. Al momento della scrittura dell’articolo le previsioni sui raggruppamenti maggiori danno circa 182 voti alla Sinistra del Nuovo Fronte Popolare, 168 al partito Ensemble del presidente della Repubblica Macron, 143 a RN (Rassemblement National) del duo Bardella/Le Pen, 45 ai Repubblicani gollisti.
Dal momento che la maggioranza assoluta in Parlamento si ha con 289 seggi, presumibilmente ci sarà un tentativo di raggiungerla con un’alleanza tra macronisti e sinistra,
Ma come superare l’incognita Mélenchon? Questo è il problema.
Dentro la coalizione della Sinistra vittoriosa, il gruppo della Gauche/Gauche —costituito da La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon, un partito di democrazia radicale con un programma difficile da far digerire se si è alla ricerca di alleati— ha preso più voti sia dei Socialisti di André Glucksmann che dei Verdi dell’altra Mariné, Marine Tondelier: Lfi avrà poco meno di ottanta deputati (attualmente stima 74+3). Ergo, il delicato compito di futuro presidente del Consiglio francese dovrebbe ricadere proprio su Mélenchon, come leader del partito più votato dentro il raggruppamento più numeroso in Parlamento.

E tuttavia, per evitare equivoci, Mélenchon, ha già annunciato di voler restare fuori da ogni ipotesi di governo di ampia coalizione per non annacquare il proprio programma. Bene, solo che in esso è facile scovarvi tutte le politiche spendaccione e populiste dell’estrema sinistra, vedi —per limitarci all’interno ad un solo punto del programma— l’aumento del salario minimo (chiamato “SMIC”) da 1.149 a 1.326 euro netti al mese per 35 ore settimanali, mentre in politica estera l’obiettivo più dirompente è certamente l’uscita dalla Nato. Aggiungasi che dagli avversari politici, ma anche da dentro la sua stessa alleanza (Glucksmann), l’accusa di antisemitismo per il leader di Lfi trova sempre più adepti. Ma neppure tra i Repubblicani gollisti c’è disponibilità a rinunciare ai punti salienti del proprio programma, quindi la strada per una soluzione di ampia coalizione, con esclusione dei lepenisti, si fa irta di ostacoli.
Insomma, come andrà a finire?
Per provare a fare qualche ipotesi basata su aspetti di peso, bisogna spostarsi dall’ambito politico a quello economico e tirare in ballo, il debito pubblico. La situazione è seria e si dovrà, per cominciare, tenere nel dovuto conto i 1000 MLD di euro di debito pubblico accumulati dal maggio 2017 ad oggi da Macron. Un tale incremento ha portato il totale assoluto a 3mila MLD, il dato più alto in Europa (supera di 200 miliardi di euro il debito pubblico italiano).
Torniamo all’ambito politico. Se, com’è probabile, si dovrà por mano a politiche di contenimento del deficit, con quale coalizione ciò sarà possibile? Non con l’intero NFP, vista la posizione di Mélenchon, e quindi il Fronte si spaccherà in due o tre tronconi, cioè le componenti che l’hanno originato in realtà solo per scopi elettorali.
Per questo la situazione è sostanzialmente di stallo.
Il che fa il gioco di Macron, perché se fallisce la coalizione antilepenista, si tornerà alle elezioni, e questa volta ci sarà con tutta probabilità di nuovo un voto massiccio a tutto vantaggio dell’attuale presidente.
Altro che fine di Macron, come si legge in tanti commenti pensosi, anche d’Oltralpe.
Luciano Priori Friggi

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