Domanda lecita perché per le elezioni del Parlamento la legge elettorale britannica prevede nei 650 collegi l’applicazione di un sistema uninominale secco.
E allora che è successo?
Che i Laburisti hanno guadagnato 412 seggi e i Conservatori -arrivati secondi- 121. Una débâcle.
E tuttavia se andiamo a vedere le percentuali attuali, i Laburisti hanno preso meno voti di Jeremy Corbyn nel 2017, che arrivò al 40%, e il risultato è anche inferiore al 36,1% ottenuto da David Cameron per i conservatori nel 2010, quando le elezioni di quell’anno si conclusero con un parlamento in stallo.

E allora con quale percentuale ha vinto Keir Starmer?
Gli esperti di sondaggi hanno sottolineato come la percentuale di voti del partito laburista, pari al 33,8%, sia probabilmente inferiore anche a quella ottenuta da Sir Tony Blair nelle elezioni generali del 1997, 2001 o 2005. Insomma, un voto su tre.
Come spiegare allora questo risultato in termini di seggi?
Dal lato dei laburisti, c’è da rilevare che il programma elettorale rappresenta un taglio abbastanza netto con la componente di sinistra, rappresentata da Corbyn, il che ha favorito un certo disimpegno a destra, non essendoci più all’orizzonte un pericolo immediato di politiche contrarie all’impresa e allo sviluppo (anche se qualche timore sulle tasse permane) e sulla sicurezza (è stato ribadito lo stop alla immigrazione illegale, anche se sarà abbandonato il programma Ruanda). Dal lato opposto, nel crollo del consenso dei Conservatori, i Tories, è stato determinante l’atteggiamento di una parte consistente del loro elettorato. Un voto contrario, o non voto sotto forma di astensione, di protesta, si potrebbe dire, che è sfociato nel risultato eclatante di ieri.
Qualche critica tuttavia comincia ad emergere sul meccanismo che ha portato la sinistra a stravincere con una percentuale di consensi pari al terzo dei votanti. Non è un caso che alcuni parlamentari laburisti, appena eletti, abbiano ipotizzato che l’opinione pubblica prenderà in considerazione la possibilità di rivedere il sistema elettorale britannico.
Un Rishi Sunak distrutto ha riconosciuto la vittoria di Sir Keir, dopo aver nervosamente ottenuto una vittoria nel suo seggio, incredibilmente sicuro, di Richmond & Northallerton.
“Stasera il popolo britannico ha emesso un verdetto severo, c’è molto da imparare… e mi assumo la responsabilità della perdita“, ha affermato.
Gli errori dei Tories negli ultimi anni sono stati tanti, troppi, a cominciare dalla designazione, dopo l’uscita di scena di Boris Johnson, di una inconsistente, per non dire altro, Liz Truss. Tuttavia il 23,7% ottenuto non significa la quasi scomparsa del partito, ma di fronte ad un -20% ci vorrà del tempo per digerire la sconfitta e risalire la china. Molto dipenderà dagli errori che faranno i laburisti, inevitabili in una situazione così complessa a livello interno e internazionale, e dal ricambio tra i Conservatori.
L’errore più grande del governo Tory è stato tuttavia commesso durante il periodo del Covid. Gli elettori Conservatori non hanno mai accettato l’allineamento improvviso di Boris Johnson alle tesi “chiusuriste” dettate dalle strampalate previsioni dell’Imperial College londinese. Avrebbero preferito una gestione alla svedese, ma così non è stato. E hanno cominciato la rivolta con lo sfiduciare Johnson appena gli è stato possibile. Ha dichiarato un’elettrice: “Prima votavo conservatore, ma questa volta non l’ho fatto. Si è trattato più di non essere conservatore che di volere un governo laburista“.
Comunque, nessuno, visto quel che si legge e si sente, si faccia illusioni: la Brexit è fuori discussione.

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