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Frammenti di libertà

Ho saputo che un altro detenuto s’è suicidato e ho pensato che quando un prigioniero si toglie la vita in carcere molti ci rimangono male. Ma ci rimane male soprattutto l’Assassino dei Sogni, perché così facendo gli togli il potere di ucciderti lentamente, un po’ tutti i giorni e un po’ tutte le notti.
(Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com )

di Carmelo Musumeci | 14 Febbraio 2016

Per venticinque anni ho sempre pensato che mi avrebbero liberato solo quando avrei finito di scontare la mia pena, nell’anno 9999, com’è scritto nel mio certificato di detenzione. Ormai avevo esaurito tutti i miei ricordi di quando ero un uomo libero. Da quando, però, sono uscito in permesso per quindici giorni, ho dei ricordi nuovi che mi aiutano a fare sera e a fare mattino aspettando che venga l’anno 9999.

Vi voglio brevemente raccontare cosa prova un uomo che esce dopo venticinque anni di carcere.

 

Ventitré dicembre 2015. Sono fuori dall’Assassino dei Sogni, il carcere, come lo chiamo io. È difficile uscire dal carcere senza portarti il carcere addosso, specialmente se sai che ci devi ritornare. Una volta fuori la prima cosa che noti è l’odore di libertà.

Subito dopo ti senti come un cieco che apre gli occhi. Ti sembra di essere come un morto che è uscito da una tomba. Ti senti stupito persino dello stesso stupore che provi e geloso che il tuo cuore ti nasconda parte delle tue emozioni. Sei preso da mille pensieri. E ti accorgi com’è bello affacciarsi a una finestra senza sbarre. Fuori, ogni secondo è un istante di vita, ma di vita vera.

Sorridi e vivi. Ti commuovi e ti senti felice. Vedi migliaia di arcobaleni. E assapori tutto quello che ti circonda. E pensi a quanta vita c’è fuori, mentre dentro è tutto buio e morto. A tratti ti senti come un ladro che sta rubando un po’ di libertà e amore alla vita. Non credi che ci sia cosa più bella che camminare tenendo per mano la persona che ami.

Ti accorgi che la vita vissuta è diversa da quella immaginata e che hai sognato per un quarto di secolo. Ti sembra che le persone ti osservino. Per non dare nell’occhio ti sforzi di non guardarli. E hai paura che quello sia un modo di vivere che non ti appartiene più.

 

Un giorno entro in un bar: la mia compagna vuole che paghi io per riabituarmi alla normalità. Mi sento a disagio. Non mi sento all’altezza della situazione. E mi accorgo che la cassiera mi osserva in modo strano. Confondo il valore delle banconote. Interviene la mia compagna a salvarmi da una brutta figuraccia.

Mi sembra che i miei figli mi guardino in modo preoccupato e che vogliano leggere nei miei pensieri.

Gli specchi a casa mi fanno paura. Non sono più abituato a vedere il mio corpo per intero. Mi sembra di vedere l’immagine di un estraneo. In carcere possiamo vedere di noi solo il viso.

Dopo tanti anni bevo e mangio con i bicchieri di vetro e di acciaio e mi ero dimenticato che pesano così tanto. Mi cadono facilmente bicchieri e tazzine per terra. Per fortuna la mia compagna non s’arrabbia. E questo mi fa arrabbiare un po’ perché mi sembra che mi tratti come un convalescente o un reduce di guerra.

Rifletto sul fatto che, per non disabituarmi a vivere, mi sono battuto contro il carcere per tanti anni, disperatamente, con il corpo, con la mente e con il cuore, ma mi accorgo che, fuori, c’è un’altra battaglia da affrontare perché è dura ricominciare a vivere.

La felicità, la libertà sono belle, ma mi affaticano. E io non ci sono più abituato. Con i miei nipotini va un po’ meglio. Mi apparto spesso con loro. Sono diretti. Mi trattano come uno di loro. E non hanno timore di dirmi quello che pensano.  Mi dicono che sono un po’ imbranato e un po’ rimbambito.

All’improvviso è già il giorno di rientrare in carcere. E così imparo qualcosa su di me che prima non sapevo: imparo che non sono poi così coraggioso come pensavo, perché non mi è facile tornare in carcere sapendo che la mia pena finirà nell’anno 9999. Credo che la legge degli uomini spesso sia più dura e crudele dei reati che abbiamo commesso. Penso anche che non c’è vita senza amore. E in carcere, purtroppo, non c’è amore.

Poi sono di nuovo in carcere.

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, battaglia, persone

Info Carmelo Musumeci

Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania. Condannato all’ergastolo, si trova ora nel carcere di Padova. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori. Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”.. Nel Maggio 2011 si è laureato all’Università di Perugia al Corso di Laurea specialistica in Diritto Penitenziario, con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti. Nel 2007 conosce don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Promuove da anni una campagna contro il fine pena mai, per l’abolizione dell’ergastolo. I suoi scritti si possono trovare su www.carmelomusumeci.com e su www.urladalsilenzio.wordpress.com. Chi volesse scrivergli può farlo attraverso amici volontari, che tengono per lui questo indirizzo email: zannablumusumeci@libero.it

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