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Forbice ex cattedra scorrettamente loquente

di Giuseppe Mele | 20 Aprile 2014

Aldo Forbice è una voce di quel popolo progressista moderato che escluso dai cinici del potere, si è trovato per forza di cose vicino al centrodx, senza esserne però mai parte integrante.

aldoforbiceLa Rai è un’azienda vecchia. Non ha un giornalista sotto i 30 anni, il 75% ha più di 50 anni e 278 sono oltresessantenni. Le cose, nella prima azienda della cultura e della comunicazione italiana, non sono diverse per operai e impiegati. Ovviamente l’età avanzata ha contribuito a segnare un alto numero di caballeros dirigenziali, ben 622 (manager e giornalisti), uno ogni 18 degli 11.378 dipendenti. Più di tutti i dirigenti di Mediaset, Sky e Ti Media.. In una vita anche gli stipendi sono cresciuti (4 sul milione, 13 intorno al mezzo milione, 58 sui 300mila, 463 su 200mila) fino a toccare più di 120 milioni, che, comunque vada, difficilmente i rispami gubitosi potranno toccare. Nel quadro disegnato dal direttore Gubitosi nelle comunicazioni ufficiali al Parlamento la promessa è stata 70 milioni di risparmio con i pensionamenti, oltre alla minaccia di chiudere le sedi regionali (cosa per la quale ci vuole l’abrogazione di una legge ed il consenso delle regioni). In effetti sono usciti a metà 2013 100 giornalisti (e 330 dipendenti), poi ulteriori 40 prepensionati, al costo di 51 milioni di incentivi. Alcuni come ilcaporedattorefriulianoMarzini sono stati felici a 59 anni di staccare la spina. In par condicio, sono usciti sia Minoli che Freccero, accolti a braccia aperte dal Sole e dal Fatto. Tra i Galeazzi, Canciani, Scardova, altri come Borrelli e Scaccia per ripicca hanno scritto uno un libro contro il Tg1, l’altro contro l’avventura occidentale di Libia. Due redattori Rai hanno scoperto che si poteva resistere e manu iure militari hanno ottenuto di lavorare anche se pensionati fino a 70 anni; così il quirinalista del Tg3 Fraschetti resterà ancora un lustro. D’altra parte, pur di cacciare Minzolini il Tg1 venne affidato ad un pensionato. Dalle stesse comunicazioni gubitose, che ribadiscono il rosso da 200 milioni (salutato come grande successo), si deduce che il risparmio allora è a rischio. Non solo è scaricato su incentivi e pensioni pagate dall’erario ma si amplia nell conseguente consulenza. L’indimenticato e indimenticabile Badaloni prende la pensione dal 2011 ma fa il corrispondente Rai da Madrid. E’ in buona compagnia in una Rai piena di pensionati, 70enni ed 80enni (da Bevilacqua a Bisiach da Vespa a Sorgonà, da Raveggia Ravel, da Onder a Donat Cattin ed Angela). Anche il catanese Forbice, cresciuto alla redazione de l’Avanti!, ideatore della trasmissione radiofonica Zapping, era in pensione dal 2007 ma proseguiva la sua trasmissione forte di 5.000 puntate per un’audience da 700mila ascoltatori. Nel 2012 con Gubitosi se ne è proprio dovuto andare; paradossalmente in nome del risparmio, proprio lui che aveva lanciato la campagna sui costi della politica, raccogliendo senza neanche un’apparizione Tv, in 2 mesi, 530.000 adesioni. Certo Forbice non era indigesto solo per quest’ultima avventura; lo era per le campagne sulla Cina, sull’Iran, sul filonuclearismo, sulla denuncia dell’arricchimento politico di Grillo che con i 5 stelle ha toccato il cielo da 4 milioni l’anno. Forbice è uno dei pochi giornalisti Rai che non ha mai alimentato il mito del caso Ilaria Alpi, i cui segreti dovrebbero svelare chissà quale mistero; uno dei pochi che non ha chinato il capo davanti al mito ambientale, femminile o diversamente tale. Contro di lui i grillini nel 2011 lanciarono una campagna di fango, accorpandolo alla criminalizzazione dei berlusconiani. Il rossobruno Pardi chiese la sua testa. 32 fra direttori di testata, opinionisti e docenti universitari si sono appellati alla Rai perché gli facessero compiere i 20 di anni di Zapping. Inutile, il corpo Rai l’ha infine più che epurato, espulso come un corpo estraneo. Zavoli, ex socialista di diverso stampo rispetto a quello di Forbice, si limitò a dire che Zapping discreditava la politica. Così il nostro si è trovato estraneo all’orientamento prevalente, quello dell’Europa bancaria, del partito Rai3 e Repubblica che si preoccupa di selezionare accuratamente i nuovi entranti da Perugia e seleziona le teste canute in entrata ed in permanenza. Forbice è una voce di quel popolo progressista moderato che escluso dai cinici del potere, si è trovato per forza di cose vicino al centrodx, senza esserne però mai parte integrante. Infatti, alla sua defenestrazione, l’unico a testimonargli solidarietà è stato Storace che il giornalista nemmeno conosceva. Al posto dell’ideatore ora il direttore di Zapping, è Loquenzi, come dire, un loquenzi per tutte e stagioni. Una sostituzione da manuale cencelli che sostituisce un giornalista considerato destro con un altro destro. Non basta però l’etichetta a cambiare l’acqua in vino. Loquenzi, pannelliano direttore di Radio Radicale nei primi anni ’80, percorse nei primi ’90 il tragitto Torre Argentina- Palazzo Grazioli ed a destra ha galleggiato senza lasciare traccia, tra Foglio,ufficio Stampa del Senato, Occidentale e Magna Charta. Malgrado milioni di veline ferrariane, periane, quagliarelliane, non gli si può attribuire una posizione e non rischia l’odio che ancora richiama a sinistra il nome di Capezzone. Sempre giovane ma ormai 50enne, il Loquenzi è il tipico non quadro di non comunicazione, prediletto da Forza Italia; abilissimo nei corridoi Rai, dove sottrasse la conduzione di Ultime da Babele a Dell’Arti, prima di ripetersi con Forbice. Senza infamia e senza lode è uno di quei costi della politica pannelliana (ormai volgente al disio) che il centrodx si è caricato inutilmente. Adesso Forbice, incollaborazione con la Uil Unsa e la Federazione Scrittori Italiani lancia un corso di scrittura creativa ispiratoai diritti umani e civili, titolato significativamente a“Ignazio Silone” Lo accompagnano in questa avventura il collega Lorenzetto de Il Giornale, i noti Veneziani e Malgieri, il socialista Covatta, Fertilio (fondatore con Bukovskij dei Comitati per le Libertà Gulag), il poeta Maffia e il naturalista Quilici. A maggio comiceranno i corsi da 100 ore finalizzati alla tutela dei diritti umani e civili,così trascurati nella scuola, università, media e letteratura. Nel grigiore delle candidature attuali, il richiamo a Silone, già maledetto dall’intellighenzia, di Forbice evidenzia quanto la sua sarebbe stata un’ottima candidatura alle europee. Nessuno ci ha pensato però. Contiamo sul fatto che il giornalista nella sua iniziativa dedicherà tempo all’anticonformismo ed al politicamente scorretto; che quando si hanno cultura e grinta, sono quanto mai eloquenti.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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