
Da Washington è arrivato il primo giudizio “internazionale estero” sulla manovra varata il 16 ottobre dal governo Meloni, quando il parere della Commissione Ue sui piani di bilancio dei Ventisette è atteso per il 21 novembre. Se non è proprio una bocciatura, dal Fondo monetario internazionale è come una bacchettata: “Nella finanziaria, la seconda targata Meloni, mancano misure per la crescita”.
Il Fondo monetario internazionale ha formulato il suo parere nei confronti della legge di bilancio varata dal governo Meloni. Ad annunciare le raccomandazioni è stato il direttore del Dipartimento europeo del Fmi, Alfred Kammer, presentando il Regional economic outlook per l’Europa ha ricordato: “Abbiamo consigliato al governo italiano di anticipare l’aggiustamento e di essere più ambizioso, nonché di pensare anche a riforme di bilancio strutturali e favorevoli alla crescita, che non sono previste nella bozza di bilancio 2024”. Kammer ha anche aggiunto: “Per l’Italia sarà importante avviare un percorso favorevole alla crescita e aumentare la produttività, questa è la questione chiave. Pertanto sosteniamo un aggiustamento di bilancio favorevole alla crescita”.
Kammer ha proseguito: “L’Italia deve lavorare duro per spendere bene i fondi del Next Generation Eu. L’Italia si è trovata ad affrontare i problemi che molti paesi stanno riscontrando in termini di limiti di capacità nell’attuazione del Next Generation Eu. Queste difficoltà dovrebbero essere risolte perché il Next Generation Eu sarà importante e darà impulso alla crescita nel breve e nel medio termine”.
Dal punto di vista dell’aumento del Prodotto interno lordo, il Fondo Monetario ha confermato le stime italiane di crescita dello 0.7 per cento per il 2023. L’inflazione è invece attesa al 6 per cento per il 2023, ma registrerà un calo al 2.6 per cento nel 2024.
Il contesto in cui l’Italia e l’Europa stanno operando non è affatto agevole. Infatti, la crescita in Europa per il 2023 è prevista all’1,3%, in calo rispetto al 2,7% del 2022. Secondo le stime del FMI, il prossimo anno si prevede una crescita dell’1,5%. L’Europa si trova di fronte alla sfida di ristabilire la stabilità dei prezzi, mantenendo al tempo stesso una crescita robusta a lungo termine.
Alfred Kammer ha inoltre dichiarato che la politica monetaria è attualmente adeguatamente restrittiva e ha raccomandato che rimanga tale anche nel 2024, mantenendo i tassi d’interesse vicini ai minimi record del 4%. Il Fondo monetario internazionale ha quindi messo in guardia la Banca centrale europea dall’abbassare i tassi troppo presto, poiché ciò comporterebbe un inasprimento della politica monetaria in seguito, il quale sarebbe più costoso. In altre parole, è più conveniente essere prudenti e stringere la politica monetaria solo quando necessario, piuttosto che allentare e dover poi affrontare ulteriori restrizioni con maggiori oneri.
Non sappiamo quanto il giudizio del FMI potrà influire sulle valutazioni della Commissione Ue del 21 novembre, ma, certamente, la leggerezza di una finanziaria di marca populista con la finalità di ottenere consensi elettorali nell’immediato, perde la visione delle reali esigenze del Paese e degli italiani che saranno penalizzati nel medio periodo. I risultati saranno un peggioramento dei servizi sanitari ed assistenziali e la perdita di opportunità di sviluppo senza investimenti nella ricerca.
Anche la Bce, ha diffuso ieri il bollettino mensile sullo stato dell’economia dell’area euro dove si legge: “Permane la situazione di incertezza per quanto riguarda l’intera zona: la produzione manifatturiera non accenna a crescere, la domanda estera non aumenta e di conseguenza la condizione economico-finanziaria dell’area provoca una diminuzione di investimenti e spesa dei consumatori.
Probabile che l’economia rimanga debole per la parte restante del 2023. Ma con l’ulteriore calo dell’inflazione, la ripresa dei redditi reali delle famiglie e la ripresa della domanda di esportazioni dell’area euro, l’economia dovrebbe rafforzarsi nei prossimi anni.”
Il bollettino della BCE dichiara come resti debole anche la domanda estera ma anche la produzione manifatturiera non ha iniziato una ripresa, continuando il declino. Questo ha un riflesso anche sui consumatori e sulla loro capacità di spesa.
In merito, nel bollettino si legge: “L’economia dell’euro rimane debole. Informazioni recenti suggeriscono che la produzione manifatturiera ha continuato a diminuire. La domanda estera contenuta e le condizioni finanziarie più restrittive gravano sempre più sugli investimenti e sulla spesa dei consumatori. Anche il settore dei servizi si sta indebolendo ulteriormente. Ciò è dovuto principalmente al fatto che l’attività industriale più debole si sta estendendo ad altri settori, lo slancio derivante dagli effetti della riapertura sta svanendo e l’impatto dei tassi di interesse più elevati si sta ampliando.
I rischi per la crescita economica restano orientati al ribasso. L’espansione economica potrebbe risultare inferiore se gli effetti della politica monetaria si rivelassero più forti delle attese. Sulla crescita peserebbe anche l’indebolimento dell’economia mondiale. La guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina e il tragico conflitto innescato dagli attacchi terroristici in Israele sono significative fonti di rischio geopolitico.
Ciò potrebbe indurre, in imprese e famiglie, una perdita di fiducia e una maggiore incertezza, indebolendo ulteriormente la crescita. per converso, l’espansione economica potrebbe rivelarsi superiore alle aspettative se, grazie alla perdurante tenuta del mercato del lavoro e all’incremento dei redditi reali, famiglie e imprese incrementassero i propri livelli di fiducia e aumentassero la spesa, oppure se l’economia mondiale crescesse più di quanto atteso.”
Gli indicatori riguardo l’inflazione sembrano essere molto più positivi, ma la stessa BCE non si è sbilanciata dichiarandosi pronta a un intervento anche sotto questo tema.
Infatti, sul bollettino leggiamo: “La BCE è pronta ad adeguare tutti gli strumenti di cui dispone nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione ritorni sul suo obiettivo di medio termine e per preservare l’ordinata trasmissione della politica monetaria.”
Per la BCE l’economia in Italia è tutt’altro che florida, con un PIL che si dimostra stazionario ma lontano da una salita. A questo si aggiunge la critica avanzata dal Fondo Monetario Internazionale a proposito della Manovra 2024 del governo Meloni, dove risultano totalmente assenti le misure volte alla crescita.
C’è però un aspetto positivo che accomuna tutta l’area Euro ed è quello di un deciso calo dell’inflazione, il primo così marcato dal lontano 2021. Pesa la diminuzione dei prezzi dei beni energetici, ma anche un calo generalizzato a proposito di servizi relativi ai trasporti, culturali e ricreativi. In calo anche il costo dei generi alimentari e dei beni considerati ad alta frequenza, dall’8,1% si è scesi ad un 6,3%, anche se il carrello della spesa continua a rappresentare la prima voce nell’elenco uscite degli italiani riducendo le prospettive di risparmio delle famiglie.
Salvatore Rondello

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