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Fluent surreale parossismo elettorale: e la cultura del queer

Inutile sgolarsi contro la casta, perché quando qualcuno arriva lassù, diviene automaticamente casta. Dunque cerchiamo almeno di formare una casta migliore. Di Carla Ceretelli

di Carla Ceretelli | 31 Luglio 2022

Qualcuno, come la vicesindaco  di Bologna, considera la politica schizofrenica.

Poi,  la piccola Emily, giovanissima essendo nata il 25 aprile del 91, ci racconta che occorre partire dai programmi e non dalla scelta della premiership.  Quel che noi datati ci sentiamo ripetere e ci ripetiamo almeno da mezzo secolo.

A chi tocca? Con chi ci si allea? Ovviamente con chi condivide con noi i fondamentali, incalza la figliola,  che è convinta di informarci sulla politica basilare. Della serie scoperta dell’acqua calda. Ma lei ha pensato di scoprire il vaso di Pandora, sperando che i mali tutti si siano trasformati in bene dopo che lei stessa  è stata nominata.

No, non ce l’ho con la piccola, ma sono un po’ stufa di giovani  e ancor più di vecchi che ripetono le medesime  cose da decenni.

Scoprendo che tutti, ma proprio tutti vogliamo la stessa cosa, “il bene del Paese”. Quella parolina magica che risuona incessantemente, che vuol dire tutto e nulla. Che quando ci assale il coraggio di accendere la TV, ci colpisce l’udito e non ci lascia più dato che fra tutti gli ospiti di talk e ogni lettore di  telegiornale, nessuno si astiene dal pronunciarla.

E allora scopriamo che il bene del paese è il bene nostro. Ciò di cui necessitiamo per una vita abbastanza serena senza dover scendere per strada a chiedere la carità, o a chiederla allo stato.

Lavoro casa famiglia. Non oso dire Dio patria famiglia. Che immediatamente sarei tacciata di fascismo. Altra parolina magica che in ogni tornata elettorale viene riesumata come un ectoplasma tenuto per un tempo sempre piu breve gelosamente nel corpo dei medium di  sinistra. Mi astengo altresì  dal fare analisi sul   RDC, che ormai ne hanno detto tutti.

Il lavoro che non c’è, o non c’è quello a cui tutti ambiremmo, per i nostri figli e nipoti e i posteri a venire, ma va trovato, la  sanità che non funziona ma va fatta funzionare la sicurezza,  che viene sempre meno.

 Ops,  la  vicesindaco ha dimenticato la scuola ma viene subito coperta da un suo sodale.

Già, perché la scuola dovrebbe essere precipua e primaria, magari  con quella pubblica sostenuta dalla paritaria, in un connubio vincente. Come sostiene e cerca di immettere nella nostra  mente e nella nostra anima Suor Anna Monia Alfieri.

Tornando al parossismo elettorale. Binario? Pare di no, dato che c’è un terzo incomodo, la terza via,  il grande piccolo medio centro.

Il binarismo, come sappiamo ormai tutti,  è una classificazione usata per definire un genere  in due forme mutualmente esclusive di mascolino e femminino che ricalca il dualismo maschio femmina presente in natura. In questo caso trattasi di destra e sinistra.  Ma è apparsa  la terza via o genderqueer. Nel nostro caso queer come  eccentrico socialmente e politicamente.

Ancora non è dato sapere  la misura del diametro e  della circonferenza del cerchio che lo contiene. Questo centro.

Largo ampio stretto come il campo inventato dal Parigino. Ma del quale non pare essere abbastanza soddisfatto.

Comunque, coinvolti in una campagna elettorale tanto estemporanea quanto goffa e preoccupante, siamo propensi a dichiararsi fieramente conformisti. Infatti il qualunquismo prevarica la voglia di riformismo, altra parolina magica  mai meglio  e abbastanza esplicata,  che tutti usano. Il riformismo, al quale tendono  per farne una bandiera, un’arma di difesa, forse l’unico  strumento  di sopravvivenza.

“Della politica non se ne può più è il massimo del conformismo. E del qualunquismo”.

 E allora non ci resta ,  nel nostro piccolo, che   agire, attivarsi per cambiare davvero ed evolversi emergendo da questo  magma putrido.

 Inutile sgolarsi contro la casta, perché quando qualcuno arriva lassù, diviene automaticamente casta.

Dunque cerchiamo almeno di formare una casta migliore.

Intanto,  in questi ultimi giorni, pensiamo ad affrontare  la campagna elettorale che si chiuderà  in una data che il PDR ha individuato e stabilito , secondo  costituzione, per le elezioni . Una data, la più vicina possibile. Un po’ per dispetto, per rovinare  il ferragosto a candidati e chi gira loro  intorno, che dovranno sudare abbastanza godendo poco delle meritate ferie e vacanze. O forse, il buon Mattarella,  l’avrà fatto per risparmiare a tutti gli elettori uno strascicamento di campagna elettorale fatto di mesi e mesi di comizi e siparietti virtuali.

Questa concentrazione parossistica  si esaurirà  in una manciata di settimane. Prima e dopo la presentazione delle liste. Ingiustamente facilitata a chi c’è già, in Parlamento, e chi cerca  almeno di presentarsi alla porta di servizio ostacolato dalla faticosissima raccolta delle firme.

 Le camere si sono sciolte, anche per la calura insopportabile  che ora va fortunatamente scemando. E improvvisamente lo scenario è cambiato. Guerra, materie prime,  equilibri geopolitici,  emergenza climatica, inflazione, disoccupazione, abbattimento delle tasse.

Praticamente temi scomparsi.  Viviamo in una realtà surreale. In una sorta di metaverso.

Una campagna elettorale tatticistica, necessariamente improvvisata dati i tempi stretti. Spesso anche macchiettistica. Premier che ogni giorno ne arriva uno,  defezioni e cambi di casacca, minacce adulazioni  e lusinghe  con i coltelli nascosti da qualche parte per tirarli fuori alla bisogna. Promesse e intimidazioni.  Tutto già visto e vissuto, ma stavolta più accelerato. Una spirale avvolta intorno a un centro che è il parlamento. A cui, giustamente tutti i candidati aspirano. In modo palese occulto o latente.  Praticamente  un cul de sac.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: bologna, campagna elettorale, casta, costituzione, elezioni, emergenza, fascismo, giovani, lavoro, natura, parlamento, riformismo, sanità, scuola, tasse

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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