
A proposito della Flotilla, si continua a giocare sulle parole come se Benjamin Netanyahu fosse un corpo estraneo al suo Paese e non il suo Primo Ministro a capo dell’esecutivo in questo momento tra i più contestati a livello internazionale. Secondo diverse fonti alcune imbarcazioni della Flotilla dirette verso Gaza sarebbero state intercettate e abbordate da forze israeliane nel Mediterraneo a circa 70 miglia da Creta, quindi in acque internazionali. Le modalità dell’operazione non sono ancora del tutto chiare e diversi dettagli restano da verificare in modo indipendente, ma si parla di minacce via radio, droni e interventi armati. Israele giustifica queste azioni con ragioni di sicurezza e con il sospetto di collegamenti con Hamas. Resta però una questione aperta e rilevante: cosa significa impedire l’accesso a una zona come Gaza non solo militarmente, ma anche a osservatori, giornalisti e aiuti umanitari?

La percezione è che si voglia impedire la possibilità di raccontare ciò che accade sul campo, mentre la popolazione civile continua a vivere in condizioni drammatiche. Il comportamento del governo israeliano merita una valutazione critica ogni volta che emergono possibili violazioni del diritto internazionale, ma senza ricorrere a semplificazioni o paragoni impropri che rischiano di indebolire il dibattito. Allo stesso tempo colpisce la difficoltà della comunità internazionale nel prendere posizioni chiare e coerenti. Se tra le persone coinvolte ci fossero cittadini italiani, è doveroso che il governo si attivi immediatamente per verificarne la situazione e garantirne la tutela attraverso tutti gli strumenti diplomatici disponibili. Il Mediterraneo non è uno spazio qualsiasi: è un’area centrale nella storia e negli equilibri globali. Operazioni di questo tipo, soprattutto se condotte in acque internazionali, sollevano interrogativi seri e meritano attenzione, trasparenza e responsabilità.
Angelo Santoro

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