Il primo progetto di una rete tramviaria fu presentato e discusso, esattamente venti anni fa, in un convegno promosso da La Nazione sul “sistema dei trasporti a Firenze”.
L’idea, però, è ancora precedente: risale al 1984, quando – sindaco Lando Conti – la giunta di pentapartito (PSDI, PRI, PLI, PSI, DC) e poi il consiglio comunale approvarono pressoché all’unanimità la delibera “di intenti”, con la quale si dava via libera ad atti, incarichi e progetti necessari.
Nel 1985 si tenne a Firenze il convegno internazionale su “il trasporto metropolitano su rotaia; esperienze in Italia e in Europa”.
Il progetto che prese corpo, sotto la direzione dell’assessorato competente e degli uffici comunali, fu quello delle società A.I. Engineering di Torino e Sisplan di Bologna, per una tramvia veloce – metropolitana leggera, su tracciati pressoché identici agli attuali. Con una sostanziale differenza: il sottoattraversamento del centro storico, per tornare in superficie nelle più larghe strade della periferia, fino ai comuni limitrofi. L’amministrazione (sindaco Massimo Bogianckino, vicesindaci Nicola Cariglia e Michele Ventura) pensava così, sull’esempio di città europee ed anche italiane, di conciliare le esigenze della mobilità con quelle dell’ambiente e dei costi (che sarebbero stati molto più alti per una metropolitana “pesante”, tutta in sotterranea).
Successivamente l’assessore Paolo Cappelletti, titolare del traffico e dei trasporti nelle giunte Morales, sviluppò con decisione l’iniziativa, fino a presentare in giunta, all’inizio del 1991, lo studio della prima tratta: sotterranea, che risaliva in superficie verso viale Belfiore e da viale Guidoni in poi.
Contemporaneamente venivano realizzati i primi parcheggi sotterranei: Stazione e Parterre.
Intanto crescevano le discussioni sul collegamento con la rete ferroviaria (assieme al collega di giunta Cariglia mi battevo contro il declassamento della stazione di Santa Maria Novella); cambiava l’orientamento dei comunisti; peggiorava il clima politico.
E’ in questa situazione che si arrivò alla bocciatura del sottoattraversamento del centro storico. Perché all’inizio del 1993 il governo centrale bloccò i finanziamenti per le metropolitane, mentre si determinò in consiglio comunale una maggioranza trasversale costituita da PDS, PSI, DC incapace di opporsi alle spinte dello pseudoambientalismo demagogico e controproducente.
A nulla valsero i tentativi di mediazione del sindaco Morales: io stesso – all’epoca assessore all’ambiente- ricordo di aver presentato uno specifico emendamento per conciliare la proposta della metropolitana leggera con quella della tramvia di superficie. Anche quello venne respinto.
Paolo Cappelletti, coerente, si dimise.
Le giunte successive lavorarono, così, all’opera che oggi, vent’anni dopo, è in fase di iniziale realizzazione.
Il referendum arriva tardi e purtroppo non sarà utile perché si sta risolvendo in un voto pro o contro la giunta Domenici, non certo in uno strumento idoneo a correggere gli errori di una parte e dell’altra.
I tram accanto al Battistero sono sempre passati; e del resto transitano vicino ai monumenti anche in altre città italiane (a Torino, per esempio, proprio davanti al Duomo). Quanto alle vibrazioni, la tramvia, se realizzata a regola d’arte, ne provoca meno degli autobus.
Però l’esigenza di servire un grande ospedale, come quello di Torregalli, non avrebbe dovuto essere ignorata. E’ grave l’abbattimento di alberi preziosi, secondo un sistema micidiale della giunta Domenici, che sta coprendo di cemento (e di installazioni pubblicitarie) ogni fazzoletto verde del territorio urbano. E’ inaccettabile l’insistenza su un progetto sbagliato e dannoso come quello del sottopasso del viale Mazzini. E’ preoccupante la mancanza di chiarezza sul ruolo delle stazioni ferroviarie. E poi: non sarebbe stata necessaria una verifica preventiva, una simulazione dei risultati effettivi (diversa mobilità, grado di inquinamento) derivanti al traffico cittadino da tutto il complesso degli interventi (tramvia, linee Ataf, parcheggi)?
Non si tratta ormai – dovrebbe essere evidente nella Firenze e nell’Europa del 2000 – di “fermare la tramvia”, ma di farla bene. Anzi, di rifarla, perché quello della giunta La Pira, che nel lontano 1958 eliminò tutte le rotaie in città, fu un errore; un grave errore, caro Razzanelli, che Firenze ha pagato e sta pagando caro.
E per farla bene, al di là del no e del sì, bisognerebbe, caro sindaco, essere attenti alle critiche. Anzi, grati. E non reagire con le querele.
Adalberto Scarlino – assessore al comune di Firenze dal 1983 al 1995

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