E’ arrivato il giorno della tranvia: un evento da salutare con il rispetto e la soddisfazione che merita. Al di là delle polemiche che ha suscitato, dei ritardi e delle incertezze che ne hanno caratterizzato e condizionato l’attuazione, si tratta della realizzazione di un’opera che si situa nella precisa scelta di incoraggiare e facilitare l’uso del mezzo pubblico collettivo in alternativa all’eccesso di uso individuale privato.
Essa realizza comunque il compimento di un’idea pensata e fortemente voluta dalle passate amministrazioni, che invece l’amministrazione nuova, pur essendo della stessa derivazione politica, mostra di considerare con un certo distacco, dal momento che dà segno di voler ripensare i criteri di proseguimento dell’opera iniziata, per lo meno sotto due aspetti: da una parte con una revisione dei criteri di realizzazione delle altre due linee in progetto, dall’altra con la ricerca di ottimizzazione dei collegamenti col territorio interessato dalla linea finora completata, onde evitare che resti un monumento fine a se stesso.
Infatti l’aspetto debole del piano proposto dalle giunte precedenti è stato quello di insistere nel considerare il centro della città o le immediate adiacenze come area privilegiata da raggiungere o da attraversare, anche da parte dei nuovi mezzi pubblici, continuando nelle linee ancora da realizzare la politica del transito longitudinale, già caratteristica dei vecchi autobus, causa non ultima dei ritardi e dei disagi del servizio. Tutto questo in presenza di una situazione del centro ormai diversa da quella tradizionale, con la fuoriuscita di alcune delle attività caratteristiche della movimentazione cittadina: l’artigianato tipico, l’università, le strutture delle banche, degli uffici e quelle della giustizia, con il conseguente abbandono anche da parte delle professioni e dei servizi legati a queste attività.
Lasciamo perdere l’analisi delle cause e delle responsabilità di questo declino, anche se sarebbe interessante un dibattito sul rapporto incerto che Firenze e le sue amministrazioni hanno avuto negli ultimi lustri con il centro della città; e magari sarebbe gradito se un giorno qualcuno lo promuovesse questo dibattito. Ciò che invece oggi mi pare opportuno sottolineare è come l’uso razionale della tranvia, la linea esistente e quelle da realizzare, non possa prescindere da un raccordo scientifico con gli altri mezzi di mobilità, sul territorio fiorentino e su quello circostante. Direi di più: con particolare attenzione all’influenza del territorio circostante, sia in entrata che in uscita dalla città, ma, in maniera determinante, anche trasversale. Negli altri mezzi di mobilità deve essere privilegiato il trasporto su rotaia urbano e suburbano; per territorio circostante non si può non pensare ad un’area vasta che arrivi fino a comprendere, oltre il corso dell’Arno, Prato e parte della provincia pistoiese.
Su questo piano quindi c’è molto da lavorare, in direzione diversa da come si è lavorato finora e tanti sono gli argomenti a sostegno, ma un certo pessimismo della ragione rimane d’obbligo, soprattutto in considerazione che la politica regionale dei trasporti non lesina i proclami, ma è ben lontana dal proporre e realizzare soluzioni concrete e decisive. In più purtroppo si deve mettere in conto una gestione ed un esito non ottimali del rapporto con le Ferrovie dello Stato nella realizzazione dei progetti e dei lavori della direttissima: non dimentichiamo che Matteo Renzi ha già perduto la sua partita sulla stazione Foster.
Silla Cellino

Il “rapporto con le Ferrovie dello Stato nella realizzazione dei progetti e dei lavori della direttissima” è un altro esempio di come la politica segua interessi personali e non generali . Andate a chiedere agli abitanti della zona delle Piagge cosa pensano degli interventi messi in essere dalle Ferrovie ,dato che cosa ne pensa la Magistratura (del caso interessata ) si saprà solo tra un po’ di tempo .
Ma importanti sono gli appalti ( questione economica ) che guidano il “progresso” .
Il Sindaco Renzi avrebbe bisogno di cosciente supporto nella popolazione ,mentre viene lasciato in balìa dei “padron dalle belle braghe bianche” e delle beghe di “partito”.