
La raccolta delle fonti, indispensabile a una narrazione documentata, in questo caso è stata resa ancora più difficile da quando, negli anni Novanta, disperso il Partito Liberale, chiuse le sedi di quel nostro partito (come degli altri, a cominciare da quelli numericamente più piccoli), malamente conservati gli archivi, i fatti raccontati e i tanti protagonisti delle battaglie combattute negli anni Settanta andavano ricercati, con certosina pazienza, usando altri canali disponibili: la stampa quotidiana, gli atti del Partito liberale, gli atti del consiglio comunale di Firenze, gli archivi personali, le fotografie, le interviste dirette rilasciate dai protagonisti, ma anche le immagini e le storie di Firenze, la città che spesso assurge a protagonista del libro, al centro di quell’ampio mondo di interessi politici, ma anche economici, artistici, culturali che ruotavano attorno a Palazzo Vecchio.
Qui la rappresentanza liberale, con le elezioni amministrative del 1970, le prime a coinvolgere anche l’ente Regione, era affidata a tre consiglieri (Emilio Pucci, Oscar Bartoli e Piero Ciullini), mentre nel consiglio regionale andava, eletto, un consigliere, Ubaldo Rogari, che aveva alle spalle una lunga esperienza come amministratore cittadino. Successivamente, con le elezioni del 1975 il Partito Liberale in calo di consensi, un solo consigliere, Emilio Pucci, rimase “in trincea” per cinque anni a difendere la postazione, avendo sempre “contro” gli altri grossi partiti dello schieramento politico, dai democristiani ai socialisti, ai comunisti (senza… che gli mancasse, talora, qualche dissenso, anche eccessivamente polemico, dall’interno del PLI stesso). Seppe comunque ben sostenere le scelte che qualificavano il Partito dei liberali, anche quando questo significava andare controcorrente. E certo Emilio Pucci non era ne’ un conformista ne’ un conservatore; guardava alla costruzione di una città più viva, più moderna, più ricca, che personalmente voleva collegata al mondo con un aeroporto, quello di Peretola, che continuamente chiedeva fosse ingrandito; diversa l’opinione della maggioranza dei dirigenti del PLI fiorentini e toscani, favorevoli alla priorità di un collegamento ferroviario con quello di Pisa.
Gli anni Settanta scorrono pagina dopo pagina sotto i nostri occhi, rievocai dalla lettura di questo libro: sono anni di battaglie politiche ed ideologiche, per la difesa dei principi laici; sono battaglie combattute nelle aule del Parlamento ma anche nelle sezioni di partito dove le idee, allora, si confrontavano e si scontravano; come spesso nelle strade, dove sfilavano cortei di lavoratori, di studenti, di movimenti politici; e di donne, che gli autori della ricerca non chiamano mai “femministe”, parendo a loro forse questo termine riduttivo, se non offensivo, nel raccontare la difesa che uomini e donne di cultura liberale hanno sostenuto in quegli anni, insieme ad altri partiti laici e movimenti, a favore delle libertà civili, a cominciare dal divorzio, approvato nel 1970 e confermato dal referendum del 1974, una vittoria liberale. Dopo arriverà il nuovo diritto di famiglia, verra‘ riconosciuta l’uguaglianza dei diritti di uomini e donne nel mondo del lavoro; e poi sarà regolamentata l’interruzione di gravidanza, con una legge del 1978 che renderà più libera e più sicura quella scelta difficile, il cui peso nel passato aveva gravato solo sulle donne, con le prevedibili, dolorose conseguenze.
C’era vita nelle sezioni. E dibattito, culturale e politico. E votazioni, su mozioni e proposte. Sicuramente a Firenze era molto animata la sezione liberale di via San Gallo, una delle sedi storiche del partito, che lì era approdato da via delle Belle Donne. La frequentavamo soprattutto noi più giovani, ventenni e trentenni. I “grandi” erano presenti per lo più nelle occasioni ufficiali. Non per questo resta meno viva la personalità di alcuni di loro: indimenticabile quella di Eugenio Artom, di nobile famiglia e formazione risorgimentale, fonte inesauribile di cultura e di saggezza; cosi come la bella, cara figura di Enrico d’Afflitto, giovane alfiere del Piemonte Reale Cavalleria, coraggioso combattente poi nelle file della migliore Resistenza, brillante avvocato, storico presidente dell’assemblea provinciale del PLI proprio negli anni Settanta.
Si sente, scorrendo le pagine, l’eco dei dibattiti, degli interventi caotici ma sempre vivaci nelle assemblee, riemergono documenti e volantini (ciclostilati!), che anche a distanza di tanti anni sembrano attuali, difesa di principi senza tempo. Ecco che ogni anno ritornano le celebrazioni del XX Settembre, a cominciare da quella, solenne, del 1970, per il centenario della breccia di Porta Pia e di Roma unita all’Italia: un’occasione per difendere le caratteristiche dello Stato laico e per rinnovare il NO al Concordato dei Patti Lateranensi. Un grazie agli autori, che hanno scovato e in parte qui riprodotto, un raro opuscolo con la lectio magistralis di Salvatore Valitutti, dedicata a Libera Chiesa in libero Stato, nel passato, nel presente e nell’avvenire, un testo affascinante, di rigorosa impostazione cavouriana, scritto da uno dei maestri liberali del Novecento, uno dei professori indimenticabili, come, per citarne soltanto altri due, il leccese Ennio Bonea e il fiorentino Pompeo Biondi.
I nomi dei protagonisti sono tutti nel libro di Brambilla e Fantoni (lui stesso, Gian Paolo, tra questi), che è anche un affresco di storia italiana e fiorentina degli anni Settanta. Perché è sullo sfondo della storia nazionale che i liberali fiorentini si muovono, discutono, cercano la loro identità, rinnovando uomini, idee, maggioranze politiche.
Così a meta‘ del decennio tramonta l’era di Giovanni Malagodi e inizia l’era di Valerio Zanone ed anche a Firenze cambiano le maggioranze e gli eletti nelle assemblee cittadina e provinciale. Continuano ad essere presenti nella vita del Partito giovani che studiano, lavorano, si impegnano, scrivono e discutono, guardando al futuro: hanno frequentato una buona scuola, intessuto relazioni, approfondito la loro cultura. Finito l’impegno di partito, si faranno strada nella vita politica della città o lontano da Firenze, assumendo incarichi a vari livelli; alcuni sceglieranno le professioni, l’insegnamento universitario, il mondo dell’economia e della finanza, i settori produttivi, sicuramente senza dimenticare o tradire la loro formazione d’origine.
Il pensiero si rivolge a tutti: a quelli che ci hanno lasciato troppo presto; a quelli che navigano felicemente negli… anta; ai giovani e meno giovani tuttora in brillante attività. Che leggeranno – mi auguro — queste pagine. Per le quali va agli infaticabili, appassionati autori il GRAZIE più vivo e sincero. Con una domanda: a quando la storia degli anni Ottanta?
Adalberto Scarlino

Quanti ricordi rievocano queste righe.
Ero giovane pure io quando ho incontrato personalmente Emilio Pucci, alla sua sede di Firenze, per un progetto specifico per conto della società per la quale lavoravo, proprio negli anni ’70.
Poi, inizi anni ’80, avendo deciso di intraprendere la mia propria strada, per la mia nuova attività in proprio, ricevevo consigli da questo esimio gentiluomo, che non dimenticherò mai più. Non avevamo mai parlato di politica, eppure, senza parlarne, anch’io ero già allora un fervente ammiratore dell’indimenticabile Giovanni Malagodi.
Grazie per avermi rinfrescato la memoria…
Cordialmente,
Tullio