La grande crisi del sistema finanziario internazionale e la grande paura che ne è derivata per la conseguente recessione e perdita di posti di lavoro hanno reso ancor più evidente l’inadeguatrezza e la precarietà del sistema politico istituzionale scaturito in Italia dopo le drammatiche ed ancora oscure vicende di Tangentopoli.
Si pensi solo alla reazione di fronte alla crisi: in tutto il mondo giornali e televisioni analizzano al microscopio ogni minima iniziativa dei governi per mettere al riparo dalle conseguenze e fare ripartire l’economia: le variazioni degli indici, sia pure dello zero virgola, vengono segnalate con attenzione ossessiva. In Italia, da mesi, una equivalente spasmodica attenzione è diffusamente rivolta alle imprese erotiche, vere o presunte, di Berlusconi delle D’Addario e delle Noemi. E le responsabilità non sono diverse per il fatto che taluni si trovino sul banco degli accusati ed altri degli accusatori (in Italia notoriamente non inferiori per numero ai commissari tecnici della Nazionale di calcio).
Dunque la cosiddetta seconda repubblica è ad un binario morto.
Nata per semplificare il sistema e renderlo più efficiente, ha centrato l’obbiettivo di eliminare la Politica. Era la condizione per consentire il saccheggio dei beni pubblici tramite le privatizzazioni e ripagare finanza, banche, grandi imprese dell’appoggio dato tramite i giornali e le televisioni di loro proprietà.
Ma alla prima vera grande prova, cioè una crisi di dimensioni globali, la Politica (con la P maiuscola) si è vendicata dimostrando la sua insostituibilità.
Ed ha messo a nudo tutta l’illusorietà del miraggio di affidare ai tecnocrati il governo dell’Italia.
La cosiddetta transizione ha portato effimeri vantaggi ai furbi che si erano messi al servizio di questo disegno realizzato tramite le armi non convenzionali fornite da una parte (purtroppo consistente) della magistratura.
Gli uomini e le donne della finanza, delle banche e delle grandi imprese hanno lucrato, ma ora, per fronteggiare la crisi, attendono risposte che non arrivano.
Nell’emisfero controllato da Berlusconi è tutto un ribollire di pulsioni nell’attesa o nel timore della caduta del leader: sparate leghiste intollerabili, ex AN impegnati a difendere identità e storia, movimenti finalizzati alla creazione di un partito del Sud. Si pensa al proprio domani, non a quello del Paese.
Nell’altro emisfero è crollato tutto salvo il PD. Ma nemmeno in questo partito è possibile esaltarsi per la lotta tra Bersani e Franceschini che nemmeno, poi, è la lotta per stabilire chi dovrà tentare di scalzare Berlusconi. La furbizia dell’appoggio dato alla magistratura negli anni di Tangentopoli ed il flirt con giornali ed imprenditori loro proprietari hanno consentito di continuare a vivacchiare ai post-comunisti e post-democristiani confluiti nel PD. Ma per fare cosa? E con chi? Con i forcaioli fascio-giustizialisti alla Di Pietro? Il quale non è una invenzione di Veltroni dal momento che quindici anni fa, al battesimo della “gioiosa macchina da guerra” assieme ad Occhetto c’era Orlando e dodici anni fa il famoso e blindato seggio senatoriale del Mugello venne concesso all’ex PM dal partito di cui era segretario D’Alema.
Da questo quadro scaturisce una semplicissima verità: senza la vera politica non si va da nessuna parte, non si governa, e, soprattutto, non si costruisce un Paese normale.
Ma per restituire agli italiani questo fondamentale strumento è indispensabile smantellare, pezzo pezzo, illusioni e furbizie degli ultimi quindici anni della nostra storia.
Non si tratta di invocare rivoluzioni e patiboli, ancorché figurati. Si tratta di rivendicare nuovamente le nostre prerogative di cittadini e di elettori. Chi sta dentro i partiti non deve più tollerare la mancanza di democrazia interna. Iniziative dovranno essere prese affinché le assemblee elettive sia realmente tali e non consessi di gratificati dai capi. Il dilemma se continuare ad essere una repubblica parlamentare o presidenziale non può restare ulteriormente nel limbo.
Ecco alcuni temi attorno ai quali potrebbe cominciare una riflessione sul nostro recente passato e maturare qualcosa di nuovo rispetto agli ultimi quindici anni.
Ed ecco un terreno di impegno concreto ed utile per quanti, come noi, non si riconoscono negli attuali partiti che noi vorremmo stimolare, non certo criminalizzare.
Nicola Cariglia

Utopia, vane speranze, illusione, chimera!
Con alcuni giorni di ritardo leggo l’editoriale dell’amico Nicola sull’appello alla mobilitazione per smantellare la seconda repubblica.
Sarà una botta di pessimismo quello che mi fa scrivere questa nota ma io non vedo luce all’orizzonte. Sono disperato, nel senso che ho perso ogni speranza nella possibilità di un cambiamento.
Con chi potrebbe avvenire, con quali forze se i due “aggregati” maggiori fagocitano tutto e tutti. Anche le appendici numericamente consistenti come Lega e IDV (dall’ultima dio ce ne scampi e liberi) fanno solo i loro giochi per ottenere consensi e contare di più in termini di potere.
I partiti scomparsi o semiscomparsi non hanno voce perché spesso non credibili o velleitari.
A questo proposito mi piace citare lo SDI sul quale alcuni avevano riposto (malriposto) qualche speranza.
Basta gardare cosa è successo vicino a noi, alla Regione dove i socialisti si sono accodati alla maggioranza nella revisone della legge elettorale. Non un distinguo sul mancato ritorno alla preferenza nel voto.
E anche sulla riduzione dei consiglieri si è giocato al rialzo. Scusate il bisticcio.
Per concludere quale mobilitazione è mai possibile in una finta democrazia come la nostra dove tutto è deciso dall’alto (e questo lo dico senza invocare le decisoni da prendere in assemblee tipo Soviet) senza, o con pochissimo confronto con i militanti e aderenti ai partiti.
Comunque ben vengano persone di buona volontà ancora capaci di ottimismo. Certamente ottimismo del cuore ma non della ragione.
Buon lavoro!
La Politica dovrebbe creare le condizioni
affinché chi vuole e ha i “numeri” possa
crescere. In altre parole dovrebbe togliere la
blindatura delle opportunità a favore dei soliti.
Senza più lo scontro tra le ideologie, cala a 0
l’interesse per la competizione se la partita
vera è tra De Benedetti, Profumo, Colaninno, ecc.
e Berlusconi, Geronzi, Caltagirone, ecc.
Forse riuscire a distinguere tra uomini e azienda
quando la Politica offre nuove opportunità o
sostegni pubblici, darebbe speranza a chi non fa parte
della “Casta” e credibilità al sistema.
Innescherebbe inoltre una sana competizione nell’interesse generale.
Una proposta in questo senso potrebbe essere fare
in modo che le aziende che utilizzano gli aiuti
pubblici per sopravvivere siano obbligate a far
entrare in partecipazione alla proprietà, con
quote proporzionali all’aiuto ricevuto,
imprenditori di aziende che vivono senza aiuti di
Stato. Si creerebbe così un rinnovamento virtuoso
della classe dirigente e si offrirebbero
opportunità di crescita anche ai piccoli e medi imprenditori,
premiando i migliori secondo le leggi del mercato.
Caro Vincenzo,
innanzitutto mi fa piacere che ogni tanto tu dia un’occhiata a Pensalibero: continui ad essere il mio personale candidato alla segreteria dei radicali italiani.
Per quanto riguarda la mia opinione su che fare per non cadere nelle vecchie abitudini che hai ricordato, la penso come Tuttocchiali che ha scritto un articolo in questa stessa newsletter.
Un carissimo saluto,
Nicola
E allora? Cos’e’ il preambolo ad un prossimo “zerovirgola” della propria capacita’ di consenso elettorale? O una sorta di “si stava meglio quando si stava peggio”? O l’editoriale per la “rentrèe” di un quotidiano tipo “Il riformista”? O il bagno di purezza davanti allo specchio?
Suvvia, Nicola, disgustarsi va bene ed e’ benefico per se e per gli altri. Cosi’ come e’ nobile declamare il primato di qualcosa per decantarne le virtu’ e indicare con disprezzo altrettanto nobile una presunta via maestra.
Ma a chi parli? Chi ti ascolta quando parli, in casa di spretati e mangiapreti, di un primato, di un valore (magari anche con la “v” maiuscola) a mo’ di moloch, di ideologia, di Graal, di dio, di Manitu e, perche’ no, di Dalai Lama e di Barak Obama o Nicholas Sarkozy… visto che Zapatero e’ un po’ fuori moda?
Non me ne volere… ma non vedo le gambe, le ruote, gli spinterogeni per avviare un meccanismo di rivalsa che non sia spocchia culturale.
Non credo che si possano ottenere risultati politici con questi presupposti. E la politica e’ l’arte per ottenere qualcosa anche nelle condizioni piu’ impossibili. Sei sicuro che io, te e gli altri vogliamo la Politica e non piuttosto la sua morte e l’avvento dell’Amministrazione?
Un saluto affettuoso