
Ci sono silenzi che pesano più di mille urla. E quello della sinistra italiana, oggi, dopo la decisione della Cassazione, è assordante. Quando cade l’ultima infamia giudiziaria contro un uomo demonizzato per trent’anni, il minimo sarebbe un gesto di dignità: chiedere scusa.
Non a Silvio Berlusconi, personaggio politico, ma all’uomo trasformato per anni in un mostro mediatico, bersaglio di un odio sistematico, simbolo da abbattere a qualsiasi costo. Gli hanno appiccicato addosso l’etichetta di colluso, di corruttore, di uomo d’ombra. Ora che il cerchio si è giuridicamente chiuso, l’ipotesi di collusione con la mafia cade, con un rumore assordante.
La macchina del fango però non finisce mai alla sbarra. Restano i titoli urlati, le prime pagine a effetto, i teoremi spacciati per verità, intere generazioni di carriere politiche costruite sul linciaggio personale. Restano i magistrati che hanno confuso toga e militanza. Restano i talk show in cui la condanna morale precedeva ogni giudizio. E mi fermo qui, altrimenti probabilmente arresterebbero anche chi sta scrivendo.
Tutto si ridimensiona, tutto torna umano, eppure nessuno trova il coraggio di dire tre parole semplici: signori, abbiamo sbagliato. Non lo dicono perché significherebbe ammettere che per decenni la giustizia è stata usata come manganello ideologico, che la questione morale è stata spesso arma di potere più che principio di civiltà.
Berlusconi è stato divisivo, certo, va ammesso per onestà intellettuale. Ma è stato anche il capro espiatorio perfetto. Serviva a lavare la coscienza collettiva, a dare un nemico al popolo della superiorità morale, a coprire l’incapacità di vincere politicamente. Quando non si riusciva a batterlo alle urne, si provava nei tribunali. Oltre 80 processi, spesso caduti nel nulla per mancanza di castelli accusatori probanti, e una condanna per evasione fiscale di quattro spiccioli al proprietario di Fininvest, il più grande contribuente italiano.
Oggi la storia rimette qualche virgola al posto giusto, ma non basta. Non è solo la memoria di Berlusconi a essere stata infangata. È la credibilità della giustizia, è la decenza del dibattito pubblico, è l’idea stessa di verità.
Non serve essere berlusconiani per riconoscerlo, serve solo onestà. Ecco perché qualcuno, e sappiamo chi, dovrebbe trovare la forza di pronunciare le uniche parole sensate in questo silenzio imbarazzante.
Questa è l’Italia, signori.
Piero Terracina

Berlusconi, come Craxi, dava fastidio.
Perché nel 1994 tentò di salvare il salvabile della Prima Repubblica. Purtroppo sdoganò postfascisti e leghisti e questo fu il suo maggiore errore, assieme all’ aver fatto crescere una classe dirigente non all’altezza.
Ad ogni modo dava fastidio anche in politica estera.
Perché era un multilateralista pragmatico. Era amico di Gheddafi (e infatti fu fatto politicamente fuori in quel periodo, dai poteri forti euro fascisti ultra atlantisti) e avrebbe voluto la Russia nella NATO e nell’UE.
Sun conflitto russo ucraino fu fra i pochissimi a dire la verità.
E, anche su questo, sarà tradito dai suoi.
Onore a Silvio Berlusconi!