Grande evento voluto ed organizzato dall’ottimo Ambasciatore Giulio Maria Terzi di Sant’Agata per Fincantieri. Il party ha visto la partecipazione di membri del Congresso, societa’ americane collegate con questa azienda che vanta da sempre una presenza a livello mondiale di primissimo livello e che ha illustrato con i suoi transatlantici l’immagine di un’Italia che non e’ solo spaghetti e mandolino, ma uno dei protagonisti industriali piu’ importanti nell’arena competitiva dei costruttori di navi. I prodotti di Fincantieri vanno dalle famose navi da crociera (alla fine del mese e’ annunciato a Trieste il varo di una grande unita’), ai mezzi tecnologici delle unita’ da guerra, oltre ai ferries e trasporti veloci di piccolo cabotaggio. Il record del Blue Ribbon conquistato nella traversata dell’Atlantico dal Destriero e’ tutt’ora imbattuto. Giuseppe Bono, ceo della compagnia, ha illustrato in dettaglio le attivita’ della societa’. Presente Corrado Antonini, presidente di Fincantieri, da una vita in Fincantieri. Antonini fa parte di quel centinaio di super dirigenti dell’ex IRI che hanno dato slancio alle produzioni delle societa’ che facevano capo a questo importante conglomerato finanziario-industriale, riuscendo a dribblare per anni l’asfissiante pressione dei politici che all’Istituto chiedevano solo quattrini ed assunzioni di protetti e raccomandati.
MR. CHAZ BONO
Lo shermo TV incornicia la faccia di un giovane, glabro, senza ombra di barba, voce a meta’ strada tra il femminile e quella di un adolescente affetto da tempesta ormonica.
Do’ un’occhiata al titolo e viene fuori che a parlare e’ Chez la figlia di Sonny e Cher Bono. Il servizio e’ stato fatto da CNN con molti spezzoni della coppia quando teneva uno show molto seguito nell’America di allora e la figlia piccolina era ospite delle gag dei genitori e si comportava con molto spirito. Poi i due Bono si separano, arriva il divorzio. Sonny e’ eletto deputato per i repubblicani e viene a stare proprio nella casa accano alla mia a Hillandel con la nuova moglie che, dopo la sua morte per un incidente di sci, prendera’ il suo posto a Capitol Hill.
‘Castita’ rivela alla madre di essere lesbica. Diventa attivista dei movimenti di liberazione sessuale. Scrive due libri sulle sue esperienze. Nel 2008 decide di cambiare sesso e di volere iniziare una drastica cura, perche’ nel suo corpo di donna si sente a disagio. Si sottopone a mastectomia per eliminare il seno e viene imbottita di testosterone. Il termine della trasformazione e’ previsto per la fine del 2010. Oggi si presenta a milioni di spettatori nella sua nuova veste di quasi maschio e lo spettacolo non e’ entusiasmante, ma gronda di patetico. Ed uno non sa che pesci prendere: se giudicarla una povera inferma oppressa da una congenita malattia depressiva o inneggiare alla liberta’ di quelli che rinunciano al proprio corpo e ne vogliono uno nuovo. Boh.
MATRIMONI GAY A WASHINGTON DC
Christopher Cahill e Richard Marshall hanno avuto gli onori della prima pagina del Washington Post. Si tratta di una coppia di omosessuali che hanno deciso di spostare la celebrazione del loro matrimonio dal Massachussetts, uno degli stati che ha approvato una legge sulle unioni unisex sei anni fa. I due stanno mettendo su un evento importante nella capitale degli Stati Uniti che da poco ha autorizzato questo tipo di matrimonio. La cerimonia non gli costerà meno di 100mila dollari visto che gli invitati saranno più di 130. Sono duemila le coppie gay pronte a convolare a nozze a Washington DC. E già si fanno previsioni sul ritorno per l’economia locale di questi eventi. In una città dove il tasso di disoccupazione è pari al 12 per cento, si prevede che i matrimoni omosex creeranno 700 posti di lavoro e 52 milioni di dollari di business che a livello nazionale raggiungerà i 17 miliardi di dollari. Forte l’opposizione dell’Arcidiocesi cattolica di Washington. Alcune persone hanno disdetto le prenotazioni negli alberghi che esponevano gli sconti per coppie omosessuali. Sono in arrivo frotte di coppie decise a sposarsi nella Capitale, soprattutto da New York.
Oscar Bartoli

Lascia un commento