I provvedimenti scritti in Finanziaria sono ormai noti. Inutile fare ora un bilancio puntuale della manovra. Dopo il passaggio alle Camere vedremo quale sarà la versione finale. Dal punto di vista dei contenuti si possono registrare intanto soprattutto due cose: una parziale restituzione alle famiglie a più basso reddito di una parte di quel prelievo fiscale che si era negato fosse stato fatto con la manovra dello scorso anno, circa 150 euro, una tantum, con la tredicesima mensilità, e l’inserimento nel provvedimento di una “dichiarazione” sulla volontà, come se la cosa dipendesse dal governo, di dimezzare il numero dei parlamentari e di portare a 200, dagli attuali 315, il numero dei senatori. Una sola notazione da quest’ultimo punto di vista. Se il Governo voleva dare un segnale sul versante dell’abbassamento delle spese della politica, invece di approvare, ovviamente all’unanimità, una cosa come quella sulla riduzione dei parlamentari che necessita di una revisione della Costituzione e quindi del voto dei due terzi del Parlamento e di tempi biblici, poteva benissimo ridurre il numero dei membri del Governo. Lo faceva in dieci minuti e l’effetto mediatico sarebbe stato anche maggiore. Ma delle cose scritte nel documento, riparleremo. Intanto ci preme mettere in evidenza le cose che nel documento non ci sono: vale a dire il disegno di legge che recepisce i punti dell’accordo sul welfare del 23 luglio. Su richiesta, subito accolta, dell’ala sinistra se ne parlerà il 12 ottobre, cioè dopo il referendum, che si terrà fra i lavoratori, indetto da Cgil, Cisl e Uil. Non è nemmeno escluso che, su ulteriori pressioni della sinistra, se ne finisca per parlare dopo il 20 di ottobre, quando si sarà anche tenuta la manifestazione di piazza, convocata sempre dalla “sinistra di piazza e di governo” per spingere verso una modifica di quell’intesa. La cosa importante, e inaccettabile, della Finanziaria diventa così quello che non c’è, per più motivi:
1. La Finanziaria è un provvedimento economico che riguarda la totalità dei cittadini italiani. Della Finanziaria è parte integrante l’intesa sul welfare e sulle pensioni. Avere rimandato il recepimento del documento al 12 ottobre significa dare l’impressione di aspettare il voto delle fabbriche. Se la vittoria del SI sarà di misura, la sinistra chiederà di aspettare la piazza del 20 e dopo, visto che la piazza ha un suo potere di suggestione, chiederà di rivedere il provvedimento;
2. L’attesa del voto referendario è un indebolimento del sindacato confederale, al quale viene di fatto riconosciuta una rappresentatività ridotta, o almeno da verificare;
3. Come conseguenza di tutto questo, il rinvio è un favore fatto al fronte del NO che ora ha argomenti davvero cogenti. In pratica è come se Prodi dicesse “se il NO avrà un risultato positivo, anche se non prevalente, il governo non potrà non tenerne conto”.
Forse hanno ragione coloro che iniziano a dire, con sempre maggiore forza, che, con buona pace dei centristi sempre più marginali, Prodi non è ostaggio della sinistra radicale, ma ne è il capo.

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