Una tavola rotonda, organizzata a Firenze nella Sede del Consiglio regionale sulla riforma dell’articolo 1 della Costituzione, mi ha fatto riflettere sull’ultima iniziativa dell’Autorità per le Comunicazioni.
L’incontro è stato organizzato dal Comitato costituito una decina d’anni fa proprio per chiedere che al posto di “Repubblica fondata sul lavoro…” si usi la più appropriata formulazione “Repubblica fondata sulla libertà della persona”.
Altri parleranno degli ospiti e del dibattito che si è sviluppato.
A me serve questo richiamo per alcune considerazioni sull’importanza delle libertà individuali.
Il 20 settembre l’Autorità per le Comunicazioni, a firma del suo Presidente Corrado Calabrò, ha stilato una delibera, la n° 146/07/CSP.
Eccola:
Delibera
Le emittenti radiotelevisive pubbliche e private e i fornitori di contenuti in ambito nazionale sono invitati a riservare nei programmi di informazione uno spazio adeguato all’argomento dello svolgimento delle “elezioni primarie” indette per la scelta dei componenti dell’assemblea costituente nazionale e del segretario politico nazionale del Partito Democratico per il giorno 14 ottobre 2007, osservando i principi di pluralismo, obiettività, completezza e imparzialità dell’informazione. La presente delibera è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e sul sito web dell’Autorità ed è trasmessa alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
Questa delibera ci fa capire quanto bisogno ci sia di libertà individuale nella pratica. quotidiana e nell’espressione del pensiero.Troppo spesso c’è qualcuno che ci dice cosa fare come cittadini e giornalisti. A cosa serve la libertà di espressione e soprattutto la libertà di informare la quale quando non sia imparziale e pluralista può essere sanzionata. Però a posteriori non con direttive che sanno tanto di velina politica.
Alla lettura della notizia divulgata sull’argomento ho pensato che l’organismo di controllo fosse stato più realista del re e non ci fosse stato un intervento esterno a fare da suggeritore. La realtà, purtroppo, rilevata dal sito della stessa Autorità ha tolto ogni dubbio.
Infatti nelle “considerazioni” che precedono la delibera è riportata la richiesta del Comitato di un “Atto di indirizzo sull’informazione in materia di “elezioni primarie” per la scelta dei componenti dell’assemblea costituente nazionale e del segretario nazionale del partito democratico indette per il giorno 14 ottobre 2007”. L’”Autorità” si sarebbe potuta sottrarre a tale richiesta rispondendo con le tabelle che essa stessa pubblica e che dicono quali e quanti spazi il nascente partito ha avuto nei telegiornali e nei giornali di tutte le principali testate.
A queste obiezioni qualcuno potrebbe replicare che uno dei compiti che la legge 239 del 31 luglio 97 affida all’Autorità per le Comunicazione è il monitoraggio delle trasmissioni televisive nei programmi di informazione e di propaganda.
Ma se così è, vale quanto detto prima sulla strabordante presenza nei notiziari del dibattito e degli scontri in essere per arrivare alla fondazione del nuovo soggetto politico. Il resto è solo volontà di mettere sempre e comunque sotto tutela l’informazione, in questo caso televisiva. Ma di questo passo il tentativo di asservire al governante di turno l’informazione in senso lato non è poi così improbabile.
Allora ben venga la riforma dell’articolo 1 della Costituzione così oltre all’Articolo 21 sulla libertà di pensiero ognuno avrebbe una sponda in più su cui appoggiarsi.
Marcello Paris

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