Per Shiller, il capitalismo finanziario è un’invenzione, il cui processo non si è ancora concluso. Il sistema deve essere solo democratizzato e umanizzato.

La tesi è suadente, nel senso che le considerazioni dell’autore sono tutte in astratto condivisibili; le conclusioni lasciano però sgomenti, in quanto il lettore, dopo aver appreso i vari risvolti delle responsabilità delle istituzioni finanziarie rispetto alla crisi attuale, è lasciato in balia della speranza che un comportamento più corretto autoappreso dai responsabili di tali istituzioni possa aprire la strada a un futuro migliore.
Per Shiller, il capitalismo finanziario è un’invenzione, il cui processo non si è ancora concluso. Il sistema deve essere solo democratizzato e umanizzato in modo che si possa raggiungere uno stadio in cui le istituzioni finanziarie siano sempre più al servizio degli interessi dell’uomo. Gli individui dovranno sentirsi parte del capitalismo finanziario e non “vittime degli atti egoistici e aggressivi di un sistema finanziario cinico”. Migliorare il comportamento delle istituzioni finanziarie sarà perciò la tattica migliore per affrontare il problema delle diseguaglianze economiche. Nel considerare le cause dell’attuale crisi mondiale non si può certo ignorare l’illegalità; tuttavia, secondo Shiller, se la si identificasse come unica causa non si riuscirebbe a valutare con precisione l’origine stessa della crisi. “Chi ha commesso delle frodi deve certamente essere punito; è difficile però attribuire la crisi a un’improvvisa ondata di malevolenza”.
Nonostante i suoi difetti e i suoi eccessi, il sistema finanziario mondiale deve essere considerato una forza che può contribuire alla creazione di sistemi sociali più giusti e di relazioni internazionali migliori sul piano dell’efficienza e dell’equità. Al di là degli allarmismi che accusano banchieri e finanzieri di aver perpetrato sofferenze economiche per il proprio arricchimento personale, il sistema finanziario moderno rimane, per Shiller, un’istituzione essenziale, che permette a tutti di trasformare impulsi creativi in prodotti e servizi largamente desiderati “dal miglioramento dei protocolli chirurgici alle tecnologie di produzione avanzate, dalle iniziative basate su sofisticate ricerche scientifiche a sistemi di welfare interamente pubblici”.
Sembra un paradosso, afferma ancora l’A., che lo stesso sistema finanziario che ha reso possibile alcune delle nostre migliori conquiste possa improvvisamente implodere e dare luogo a disastri portatori di immani sofferenze; eppure, nonostante ciò, per i singoli sistemi sociali il modo migliore di affrontare la crisi non è quello di “ingabbiare” l’innovazione finanziaria, ma piuttosto quello di lasciarla libera di svilupparsi, procurando che questa sia raggiunta in modo da promuovere una gestione responsabile di tutto il patrimonio sociale. A tal fine, per Shiller, “la strada migliore è instillare un comportamento morale coretto” nella cultura di tutte le istituzioni finanziarie, attraverso “la creazione e l’osservanza di best practices tra i suoi diversi professionisti – amministratori delegati, trader, contabili, banchieri d’investimento, avvocati e filantropi”, ai quali Shiller avrebbe dovuto aggiungere gli economisti.
L’opinione pubblica, osserva l’A., ha maturato nei confronti del sistema finanziario un’ostilità che può avere l’effetto di inibire il progresso finanziario; sennonché per ridurre la probabilità che si possano ripetere altre crisi sul tipo di quella attuale, occorrono strumenti finanziari migliori, non certo un contenimento o una rigida regolazione della finanza. La crisi dalla quale si cerca di uscire non è stata causata semplicemente dal comportamento immorale degli agenti del mondo della finanza; è stata invece causata prevalentemente dai difetti strutturali delle istituzioni finanziarie, quali il fallimento nella gestione del rischio delle attività immobiliari o il fallimento nel regolare la leva finanziaria. Il dramma, per Schiller, è che nella fase attuale per uscire dalla crisi non si stanno affrontando le aree in cui le istituzioni hanno fallito, a causa, avrebbe dovuto aggiungere l’economista di Yale, dell’immoralità e a volte dell’illegalità; l’obiettivo dei governi nazionali è invece quello di evitare i salvataggi e di ridurre il debito nazionale tagliando la spesa pubblica. In questo modo, l’iniziativa dei governi in risposta al disagi causati dalla persistenza della crisi è determinata dalla percezione pubblica delle responsabilità del sistema finanziario, non da una razionale visione politica della situazione. Ecco, secondo Shiller, cosa è mancato ai governi: una “visione onirica” del ruolo e delle funzioni del sistema finanziario. Infatti, Shiller non pensa di dover contenere e regolare l’attività finanziaria, ma di poterla “umanizzare” attraverso un’antropologia espressa da operatori che, sebbene abbiano sbagliato e a volte commesso diffuse illegalità, possono essere “ricuperati” al bene comune attraverso una correzione autoreferenziale dei comportamenti; tale correzione sarà di per sé garanzia del superamento dei disagi attuali. Come dire che la futura trasformazione visionaria in “angeli” dei “diavoli”, quali sono le figure professionali delle istituzioni finanziarie che hanno scatenato la crisi, è la sicura garanzia che il sistema finanziario futuro potrà concorrere a liberare l’umanità dai disagi causati da un’attività svoltasi al di sopra e al di fuori di ogni self-control dei suoi protagonisti.

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