
È interessante e significativo che alle donne siano andati quest’anno tre premi Nobel, uno per pace, uno per la medicina e uno per l’economia.
L’attivista e giornalista, di 51 anni, Narges Mohammadi, imprigionata dalle autorità di Teheran dal maggio 2016 e ancora in carcere, ha ricevuto il premio Nobel per la pace per “la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e per la promozione dei diritti umani e di libertà”
Il premio Nobel per la Medicina 2023 è andato alla dottoressa di origini ungherese Katalin Karikó, in condivisione con il dottor Drew Weissman, per le loro ricerche sulle modificazioni dell’RNA: “i loro risultati hanno aperto le porte all’utilizzo degli mRNA come agenti terapeutici, consentendo innanzitutto la messa a punto dei vaccini contro SARS-CoV-2, che hanno salvato milioni di vite, ma anche rendendo possibile l’applicazione di questa tecnologia ai più svariati campi: dalla terapia genica, ai vaccini anticancro”.
Il premio Nobel per l’economia 2023 è stato assegnato all’americana Claudia Goldin, 77 anni e prima donna docente di economia all’università di Harvard, per aver condotto il primo studio completo sulle retribuzioni e sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel corso dei secoli, dimostrando che “il divario retributivo tra donne e uomini non si è ancora colmato” e che questo è dovuto principalmente a “norme sociali riguardanti le responsabilità delle donne per la casa e la famiglia”.
In sintesi, si potrebbe dire che le donne sono in prima linea nella lotta per la libertà, nella ricerca scientifica per salvare vite umane, e in quella per capire e denunciare le disuguaglianze di genere, ma siccome, insieme a tutto questo, sono capaci anche di fare figli e di crescerli e di accudire la casa, il sistema sociale basato sul profitto e sul dominio maschile pensa bene di ringraziarle pagandole meno a parità di lavoro, che pari poi non è essendo quello femminile, che si fa carico delle funzione riproduttiva, in genere, il doppio di quello maschile.
Sono sicuro che questa situazione non potrà durare a lungo e che la rivoluzione femminile, la più grande mai vista sulla terra, si affermerà dovunque, ma intanto noi uomini dovremmo provare un certo senso di rabbia e di vergogna.
Il sentimento della vergogna è infatti fondamentale e necessario per reagire contro le ingiustizie e impegnarsi a cambiare lo stato di cose presente.
La vergogna: un sentimento che, secondo quanto dimostrato dalle ricerche della neurologia dell’età evolutiva, emerge già a partire dai primissimi giorni di vita attraverso il rapporto tra mamma e neonato.
Anche di ciò dobbiamo esser grati alle donne.
Enrico Rossi

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