Con settembre parte di fatto la campagna elettorale per le politiche del 2006. Sulla base delle ultime regionali e di uno studio pubblicato da Il Sole 24 Ore sono 112 i collegi uninominali per la Camera dei Deputati dove lo scarto di voti fra centro destra e centro sinistra è inferiore all’8%, una soglia giudicata minima dagli esperti di flussi elettorali. Il dato si riferisce ai 398 collegi nei quali si è votato ad aprile, sono escluse infatti le regioni della Sicilia, della Sardegna e del Molise. Di questi 112 collegi ben 87 nel 2001 furono appannaggio delle principali forze del centro destra (42 Forza Italia, 31 An, 9 Udc, 5 Lega) e solo 17 dei principali partiti del centro sinistra (13 Ds, 4 Margherita). Lo squilibrio la dice lunga sugli orientamenti dell’elettorato. Ad oggi il centro sinistra è in netto vantaggio per quanto attiene alle previsioni di voto. Anzi se si va avanti così le elezioni di aprile rovesceranno a favore dell’Unione il rande vantaggio che oggi il centro destra ha nei due rami del Parlamento. Per cercare di ovviare alla situazione Forza Italia sta mettendo in moto la sua campagna elettorale. In ognuno dei 475 collegi uninominali per la Camera dei Deputati, e soprattutto in quelli a rischio, verrà creato un “comitato elettorale di collegio” presieduto da una persona di fiducia del vertice azzurro. I comitati saranno composti da 20 persone ciascuno scelte fra gli eletti sul territorio e fra i responsabili del partito. Spetterà a loro organizzare e coordinare la campagna elettorale e mobilitare l’elettorato. Grazie a questo meccanismo, che vedrà impegnate poco meno di 10mila persone, Berlusconi spera di risalire la china e smentire i pronostici.
La soluzione messa in campo da Forza Italia la dice lunga sulle difficoltà attuali e certo anche future del centro destra. Si tratta infatti di un rimedio “efficientista” che prescinde del tutto dalla politica. Ed è proprio qui il limite dell’operazione. Fino ad oggi Forza Italia è andata avanti sull’immagine del leader. I candidati sul territorio non rivestivano una particolare importanza per i voti. Certo, se all’immagine nazionale si aggiungeva anche un buon candidato meglio, ma la cosa era del tutto secondaria. Questo meccanismo spiega perché oggi accanto ad egregi esponenti del partito nelle Istituzioni ci siano anche molti personaggi del tutto improbabili che il più delle volte quando prendono qualche posizione fanno perdere voti, invece di guadagnarli. La campagna per il 2006, almeno stando alle prime mosse di Forza Italia, sembra voler ripetere il vecchio schema. Tanta organizzazione, tanta propaganda e poi il solito messaggio che viene dal centro. Solo che questa volta il messaggio del centro, che si basa poi sull’immagine di Silvio Berlusconi, non è più quello del 2001. Cinque anni di governo, con tutte le difficoltà, anche oggettive, che sono state incontrate, hanno vanificato speranze e promesse. Ha ragione Casini quando parla della necessità di una “discontinuità”. Solo che, almeno per ora, Berlusconi sembra non sentirci. Per questo si affida ai solidi metodi “aziendalisti”. Ma se Forza Italia andrà così alle elezioni, senza puntare sulla qualità dei candidati, senza far decidere sul serio alla base del partito, senza riscoprire una linea politica seria e credibile, basata sui fatti e non sulle speranze, quella delle elezioni politiche non sarà solo una sconfitta ma prenderà i connotati di vera batosta.
FI punta ancora sul partito azienda
Tantissimi collegi a rischio per il centro destra in vista delle politiche del 2006. Forza Italia cerca di reagire ma invece che sulla politica punta ancora una volta sull’efficienza degli apparati

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