Vorrei buon governo. Non regnanti. Vorrei sentirmi cittadina, non suddita.
Vorrei si piantasse di organizzare “eventi” tra i rifiuti, per coprirne i fetori. Feste per mascherare, promesse per apparire, disordine per sopraffare. Festa, farina, forca.
Vorrei … Lontana dalla mia città, avere nostalgia della “mia città”, operosa , pensosa, filosofa, teatrante -perché no?- ma, solo, della passione, del sentire. Esternati come una urgenza, senza remore, legacci o mordacchi. Spudorati. Senza convenzioni, come si addice ai pensatori.
Vorrei una città dove, prima del sole, del mare, delle cartoline (da rispedire al mittente senza ripensamenti) all’emigrato di turno, ci fosse il lattaio che ha consegnato, fischiettando; il giornale –odoroso- recapitato; le aiuole, innaffiate; con il camion delle immondizie differenziate, destinate e pagate, già passato.
Vorrei si restituisse la città ai cittadini. Vorrei che, prima di dare una festa, si badasse che il lattaio fosse, dunque, passato; le aiuole, innaffiate; i giornali, recapitati; i tram, transitati; i vigili, vigilato; i giovani, lavorato; il malato, assistito; il balordo -che insidia cittadini e turisti- neutralizzato; le fatiscenze vecchie e nuove, riparate; l’immondizia, rimossa.
Domando: una signora che dà una festa si assicura che il cesso sia pulito?
(cpf)

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