Si è cresciuti educati ad un grande rispetto verso la Magistratura. Con uno sguardo di ammirazione verso i Magistrati, per la cultura non soltanto giuridica che si portavano dentro. Erano un riferimento assoluto di quella riservatezza del privato, di quella coerenza del privato, che assicurava la certezza della terzietà e dell’equità, oltre ogni errore, umanissimo. Ne abbiamo sempre condiviso e apprezzato, e ne condivideremo e apprezzeremo, ogni sforzo, ogni sacrificio. Ma abbiamo appreso dallo studio storico e dalla cronaca, oggi, e, finanche, dalla lettura di sentenze della Suprema Corte, di avvenute manipolazioni della Giustizia. Manipolazioni sfociate in soprusi. Compiacenti verso interessi personali o poteri forti.
Di certo non siamo tutti buoni e bravi, qualunque ruolo o compito o arte o mestiere rivestiamo o svolgiamo nella società. Se così non fosse il nostro codice non prevederebbe delitti. Soprattutto, ne sarebbero scagionati, preliminarmente, i pubblici ufficiali.
Oltre le manifestate disfunzioni di organizzazione del “pianeta Giustizia” –che ciclicamente “si scoprono” senza mai porvi rimedio- e dei disagi che ricadono su Magistratura, Avvocatura, Operatori può emergere, trovando spazio nelle disfunzioni, un sotterraneo malessere verso una concezione di, come dire, disattenzione di qualche Magistrato, Togato o non, verso il ruolo imparziale che deve svolgere? E’ possibile preventivare lo stupore di qualche cittadino verso il rigetto delle proprie ragioni, logiche e certe?
La società è profondamente cambiata. L’immissione sul mercato del lavoro di nuove professionalità e l’obbligo a perseguirle –per l’autonomia economica di ciascuno- ha creato una rete di influenze cui nessuno sembra possa sottrarsi; ma che debbono, almeno, equilibrarsi.
Può essere un’opinione l’introduzione del principio di eleggibilità dei Giudici, pure riconoscendo il valore della attività, discreta e incessante, anche disciplinare, del Consiglio Superiore della Magistratura.
Non vorremo mai che la Giustizia venga ad avere dintorni oscuri, insidiati da poteri politici o finanziari –oggi, nella società dei media e dei consumi, non più occulti ma spavaldi- in cui disperdere le qualità morali, intellettuali, civili della Magistratura.
(f)

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