
E’ Ferragosto, auguro che sia per tutti noi una giornata serena e piacevole, leggera e magari un po’ meno calda, dovunque ci troveremo a passarla.
Ferragosto è da sempre associato al riposo, fin dall’antichità: la parola viene dalle antiche Feriae Augusti, i giorni festivi di Augusto, l’imperatore che istituì, nel 18 a.C., un periodo di riposo e feste all’inizio di agosto, dopo le grandi fatiche agricole estive. Si innestava su feste rurali romane già esistenti e serviva anche a concedere una pausa ai lavoratori dei campi e agli animali da tiro.
Dopo secoli, il riposo dal lavoro è diventato una delle grandi conquiste sociali del Novecento ed è entrato nella nostra Costituzione. L’articolo 36 stabilisce che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite e che non può rinunciarvi.
Eppure proprio questo Ferragosto ci racconta una contraddizione sulla quale vale la pena riflettere.
Il turismo italiano vive un’estate molto positiva: a luglio le presenze sono aumentate del 4,4%, sostenute in particolare dalla crescita dei visitatori stranieri. È una buona notizia, che viene dal Ministero del Turismo, per un settore fondamentale della nostra economia.
Nonostante ciò, ad agosto 8,9 milioni di italiani resteranno a casa e per più della metà la ragione è economica. Una settimana di vacanza costa ormai mediamente a una famiglia circa 2.750 euro, il 15% in più dello scorso anno.
Due italiani su dieci dichiarano di ricorrere alla rateizzazione delle spese per riuscire a partire. Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati inoltre erogati circa 170 milioni di euro di prestiti personali destinati alle vacanze. (ANSA.it)
Nonostante ciò, 8,9 milioni di italiani resteranno a casa ad agosto e, per oltre la metà, la ragione è economica. Secondo il Centro Studi Confcooperative, una settimana di vacanza costa mediamente a una famiglia 2.750 euro per il solo pernottamento e la colazione, il 15% in più rispetto al 2025. Almeno due italiani su dieci ricorrono inoltre al pagamento rateale per finanziare le proprie vacanze.
Mi pare che qui ci sia qualcosa di più di una statistica sul turismo.
Abbiamo conquistato il diritto alle ferie, ma rischiamo di perdere il diritto effettivo alla vacanza.
Se il salario è insufficiente e le spese quotidiane assorbono una parte sempre maggiore del reddito familiare, il diritto alle ferie rischia di essere iscritto nei contratti di lavoro e nella Costituzione, ma la possibilità di goderne pienamente tende a ridursi.
In questo modo, il tempo libero diventa un terreno di disuguaglianza.
Certo, si può trascorrere un bellissimo Ferragosto a casa o facendo una passeggiata, ma è molto diverso scegliere di non partire oppure essere costretti a rinunciarvi perché non possiamo permettercelo.
Una società più avanzata dovrebbe misurare il proprio benessere anche dal tempo che riesce a restituire alle persone: tempo per riposarsi, stare con i figli e con gli amici, leggere, viaggiare, conoscere, non fare nulla.
Marx diceva che la vera misura della ricchezza di una società non è soltanto quanto produce, ma quanto tempo riesce a liberare dal lavoro necessario e a restituirlo alle persone. In questo senso il diritto alle ferie, al riposo e al tempo libero non è qualcosa di marginale ma riguarda direttamente la libertà.
Il tempo libero di Marx è quello nel quale l’individuo può finalmente appartenere a se stesso: coltivare gli affetti, conoscere, studiare, partecipare alla vita sociale, riposarsi, sviluppare liberamente la propria personalità. Questa interpretazione emerge con grande chiarezza mettendo insieme il Capitale e i Grundrisse.
Abbiamo società enormemente più produttive di quelle dell’Ottocento, eppure il tempo dedicato al lavoro anziché diminuire tende ad aumentare mentre milioni di persone non possono permettersi una vacanza.
Il riposo e il tempo libero in generale è una conquista di civiltà. Non lasciamo che torni a essere un privilegio per chi può permetterselo e non viviamolo con nessun senso di colpa.
Anche il tempo che non produce nulla può essere un tempo pienamente vissuto.
Enrico Rossi

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