Bertinotti, Vendola e Civati: ovvero il passato remoto, il passato prossimo ed il passato di parole della “vera sinistra” italica (che non fa le barricate ma le sposta una volta al mese).
Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una curiosa sebbene, forse, non casuale corrispondenza fra anomalie climatiche e distonie politiche – le prime, caratterizzate da un clima decisamente nordico che ha sopraffatto l’estate mediterranea, le seconde da una triplice perturbazione emotiva emersa dalle confessioni a mezzo stampa di tre perfetti esempi della storia, della crisi e dei fallimenti della cosiddetta, per mancanza di prove, “vera sinistra” italiana. Quella in perenne attesa della rivoluzione, in perenne missione di predicazione, in perenne fase di regressione persino da se stessa – cosa, quest’ultima, niente affatto facile da realizzare, se non a prezzo di una costante quanto minuziosa operazione di scissione progressiva, molto più somigliante ad uno smottamento alluvionale che non ad un ripensamento dottrinale, a dire il vero.
Così, in tre distinte interviste, Bertinotti, Vendola e Civati – ovvero il passato remoto, il passato prossimo ed il passato di parole della “vera sinistra” italica – hanno dipinto un quadro che un giorno tornerà utilissimo agli studiosi che vorranno dedicarsi, con l’obbiettività che il tempo e la distanza permetteranno loro di avere, a ricostruire le ragioni di un fallimento storico, politico e sociale, oltre che culturale, che pure ha egemonizzato e cristallizzato le sorti del nostro paese in un equivoco abbagliante quanto illusorio. Quello di una forza dura e pura, immune da ogni compromesso, arroccata su posizioni inflessibili, sorda e cieca ad ogni mutamento, offerta come un dono, prima ancora che come un rifugio, agli oppressi di ogni genere, ma compressa in una costante contraddizione irrisolta: quella fra la necessità di guardare sempre indietro, stante l’impossibilità di immaginare un futuro, tenendosi dunque su una posizione di rifiuto a prescindere, e la contemporanea omologazione piaciona e gratificante al sistema che pure voleva abbattere. A parole, naturalmente.
Strepitosa, in questo senso, l’intervista di Bertinotti che, pur dichiarandosi “sconfitto dalla Storia”, traccia una inverosimile quanto fulminante spiegazione del proprio equivoco esistenziale, prima ancora che politico, spiegando di aver creduto che la sua storia giovanile, operaia e popolare, lo avrebbe tenuto al riparo da critiche nel momento della sua conversione ad icona radical chic delle feste romane, del bel mondo cafone e gaudente che ha frequentato per anni senza risparmio di energie. Dunque, l’unico errore che si addossa è in questa “ingenuità”, tutta gestuale, ma non concettuale, quella di una presunta distanza ideologica – da leggere in ogni caso come superiorità di genere morale ed etico – che egli riteneva data per scontata, mentre tace sulla reale operazione condotta in prima persona, ovvero quella della più banale e trita omologazione a quella élite che di giorno diceva di voler combattere ma con cui, la sera, si accomodava a bere champagne.
Un equivoco protratto finchè si è spezzato, senza mai essere chiarito, perchè il problema non è mescolarsi, chè anzi sarebbe azione meritoria se mossa da autentico intento di confronto e di apertura, ma spacciare questa frequentazione per una sorta di esperimento antropologico atto unicamente a rimarcare la propria intoccabile superiorità morale – un deciso passo avanti rispetto a Mao, per dimostrare che, se la rivoluzione non è un pranzo di gala, senza dubbio si può partecipare a molti di quei pranzi, idoleggiato e vezzeggiato per l’eleganza del cashmerino, lasciando la rivoluzione al guardaroba, pronta ad essere indossata di nuovo all’uscita ad uso e consumo dei compagni meno fortunati.
E questo equivoco del gesto spacciato per contenuto, è il filo rosso che unisce, per il tramite della retorica verbosa e fumosa, Bertinotti a Vendola, un altro che ha giocato tutto sul tavolo dell’invenzione poetica, lanciando la sua personale “narrazione” del tutto incomprensibile dal punto di vista semantico quanto roboante da quello sonoro. Il ragazzo del Sud, povero, e per di più discriminato perchè gay, sofferente perchè cattolico, riscattato dagli studi e dalla ascesa politica, ha fatto sembrare un luddista della prima ora un vero rivoluzionario al suo confronto, e non si è mai preoccupato di dare un contenuto – ma soprattutto una qualche tangibile prova di concretezza – alle sue strampalate teorie economiche, più simili al ritorno al baratto che ad un progetto di sviluppo, quanto invece di impancarsi su una barricata ideologica fondata su due evanescenti punti fermi: il no a prescindere, una garanzia per chi non ha capacità di proposte alternative, e la lotta “contro le destre” ovvero, in soldoni, l’antiberlusconismo che per vent’anni, da solo, è stato rendita di posizione sufficiente in termini di voti. Oggi che entrambe queste condizioni sono cadute, è caduto anche lui, vedendo andare in pezzi il suo partito, e riducendosi alla stanca ripetizione di se stesso che adesso annuncia “una Leopolda” della vera sinistra, e neanche si rende conto che, già nella scelta del nome da dare a questo presunto evento, denuncia la sua sconfitta intanto che la parte dialogante di Sel è già uscita, dichiarando chiusa la stagione delle barricate ideologiche a prescindere.
E poi c’è Civati, che è più furbo perchè lui non fa le barricate, ma le sposta una volta al mese, in un eterno movimento alla ricerca di un collocamento che, per sua sfortuna, non riesce mai a trovare. Le ha provate tutte: dalla prima Lepolda, quella vera, che secondo lui doveva servire per passare subito all’incasso di quel consenso e tradurlo in una nuova corrente all’interno del Pd – ragione della frattura con Renzi che, invece, il Pd voleva conquistarlo – al veloce flirt con Occupy Pd, passando poi allo scambio di amorosi sensi con i grillini nella lunga e, per fortuna nostra, fallita operazione del presunto “governo di cambiamento” Bersani-Grillo, fino a questi giorni in cui, in una lunga intervista, dichiara di essere contrario all’ingresso degli esuli di Sel nel Pd, mentre invece “guardo con interesse a quello che succede all’interno di Sel” – sottinteso, col microscopio, chè da quelle parti son rimasti in tre, e giustamente lui prosegue sulla luminosa strada dei suoi predecessori, quella della scissione dell’atomo pur di difendere una élite sempre più ristretta, chiusa ed autoriferita come fosse l’ultima riserva rimasta all’intelligenza umana.
Non a caso, ha lanciato la sua nuova associazione chiamandola Possibile – questi fenomeni sinistri, è sempre con il Probabile che hanno difficoltà a fare i conti.

Vabbé, c’é da ridere….basta leggere le reazioni di Renzi alla non elezione della sua pupilla “Non ho visto reazioni contrarie alla sua nomina”…ahahahahha, e poi seccato a Van Rompuy, “Bastava un sms se sapevano che non ci sarebbe stata la nomina”….ahahahhaha, lui è come fosse al liceo, ci vediamo alla Hascine? Tu m’a fatto venire, la potevi mandare un sms!….
Là Chiara ti sbagli, a volte si sono prevenuto su di lui, ma là non c’é bisogno, si è proprio fatto impallinare da solo.
Credevo che la citazione di qui, quo e qua chiarisse che questa volta il mio riferimento alla velocità riguardava il mio intervento in tre mini rate consecutive. Vedi Chiara come sono diverse le nostre prospettive, io prendo me stesso per il c….da mane a sera, tu no e fai male.
Mah Chiara, come ti ho gia detto, semplicemente “Se Sparta piange, Atene non ride!”.
Il pressappochismo, e la gatta frettolosa, fece i gattini ciechi.
Renzi non si rende evidentemente conto che l’Europa e l’Italia non viaggiano con gli stessi mezzi, che la teoria per cui volenteroso, bravo, giovane, capace non fa rima con condiviso, esperto, anzi espertissimo, conosciuto e rispettato, quindi i suoi metodi del mettere veline prime della classe non funziona, idem per la Boschi. Già che un governo non eletto vada in Europa a imporre candidati mi pare un assurdo e un controsenso, e poi lo vedi come si comporta, arriva in ritardo (?!?), designa candidati che è evidente che non saranno votati, anche un ragazzo della terza media con la testa sulle spalle lo avrebbe capito, il problema non è la Mogherini, ma Renzi e queto modo di fare.
E si continua con la solita solfa, la velocità madre di tutti i mali, il pregiudizio livoroso quanto infondato sul Premier: non vedo cosa dovrei commentare, ancora.
E ovviamente ha ragione anche Chiara, anche i Bertinotti, i Vendola e i Civati sono cascati sulla buccia di banana dell’attualizzazione dell’ideologia. Ecco le gioie della velocità, dirla a pezzi e bocconi come qui, quo e qua.
Ovviamente intendo l’attualizzazione spicciola, alla Renzi, dell’ideologia.
Paolo ha ragione. Bissolati, Mussolini, Doriot e tanti altri pur in contesti storici inconfrontabili ci insegnano in quali abissi sprofonda la sinistra quando vuole attualizzarsi, inseguire il tempo per dominarlo e finendo invece per esserne dominata. La sinistra che persegue l’attualità semina sciagure sempre.
Vedi Chiara, la sinistra vecchia sarà pure da buttar via, ma quella nuova ancora di piu, intanto non è ne carne né pesce, secondo, l’impallinatura du Renzi in Europa, la scivolata sull’insistenza di imporre la sua pupilla er quel posto, impreparata e inesperta, è un’attitudine stupida e suicidaria.
Una sinistra come questa, che presenta senza aver preparato in anticipo un candidato autorevole, denota il Renzi, un dilettante allo sbaraglio, presuntuoso, spocchioso, dannoso e inutile.
Non so se la vecchia sinistra sia peggiore, io credo di no.
Un fallimento di Renzi, la sua velocità l’ha fatto inciampare al primo passo.
Pensava di fare con la Merkel come in Italia?!? Di imporre le sue veline in Europa?!?
Ma per favore, Chiara, batti un colpo se ci sei.
Senno’ dirai che sono fuori tema, ma se c’é un sinistro qui da temere è proprio Renzi.
Non lascia intendere proprio nulla, tratta la questione “vera sinistra” che in questi giorni è stata molto evocata senza, peraltro, rivestirla di contenuti, come sempre. Un equivoco che si è trascinato per decenni, e che meritava di essere affrontato, sia pure nella breve sintesi di un pezzo.
Va bene, non si fermerà a metà ma lascia a intendere che se da un lato c’é il disastro che descrivi, dall’altro della “sinistra” (che appunto sinistra non è piu, ma novello berlusconismo ove il Matteo prendre il di lui ruolo), tutto sia rose & fiori. In questo senso il pezzo è a metà, non ci sono le critiche a 360°, né le soluzioni. Ma ci illuminerai nei prossimi, auguriamoci.
Il mio pezzo non si ferma a metà, tratta esattamente di ciò di cui volevo scrivere, ovvero di Bertinotti, Vendiola e Civati. Punto.
Fenomeni “sinistri” 2
Nuovo record assoluto per il debito pubblico che a maggio aumenta di 20 miliardi sul mese precedente e tocca quota 2.166,3 miliardi. E’ quanto emerge dal Supplemento conti pubblici al bollettino statistico di Bankitalia. Dall’inizio dell’anno il debito e’ aumentato di 96 miliardi con una crescita del 4,7%.
Attendiamo, anche su questo, la soluzione di Chiara Boriosi.
Fenomeni “sinistri”
In Italia ci sono 10.048.000 di persone che vivono in condizioni di povertà relativa, pari al 16,6% della popolazione. Tra questi 6.020.000 sono poveri assoluti, cioè non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa (9,9%). E’ quanto rileva l’Istat nel report sulla Povertà in Italia.
Attendiamo la soluzione da Chiara Boriosi, lei che se ne intende. Dal fronte governativo solo il nulla.
Grazie.
Tutto giusto Chiara, analisi impietosa ma realistica della sinistra italiana, che pure ha bisogno di esistere perché dll’altra parte c’é tutto, da Renzi a Berlusconi, quindi non c’é da rallegrarsi di questo disequilibrio.
Purtroppo la tua analisi si ferma la, invece di constatare che i dilettanti allo sbaraglio, pur di far credere di riformare, stanno gettando l’Italia in una condizione peggiore di prima. La pochezza delle idee, le stesse confuse, faranno si risorgere una sinistra che credi morta e che invece, grazie a Renzi (ormai idolatrato solo dai berlusconiani orfani) e da quel che resta di Berlusconi, sarà costretta a resuscitare e a battere un colpo.
Immagina se Berlusconi avesse fatto coi sindacati quello che sta facendo Renzi, ormai non c’é piu la controparte. Peccato per l’Italia che, ancora una volta, è gestita e riformata malissimo.
Il tuo pezzo si ferma purtroppo a metà.