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Fede tollerante e fondamentalismo dogmatico

Ispirandosi a ciò che ci hanno insegnato quattro grandi rivoluzioni (inglese, americana, francese e indiana) la politica può rifondare la sua missione in nome dei valori della libertà, del contrasto alle disuguaglianze, della tolleranza e della fraternità. Per questo le parole di Papa Leone si distanziano anni luce dalla concezione della religione come “oppio dei popoli” e danno un contributo prezioso per costruire una politica che parli al cuore di credenti e non credenti.

di Marco Mayer Valeria Fargion | 16 Aprile 2026

Le accuse rivolte da Donald Trump a Papa Leone XIV hanno fatto scandalo in tutto il mondo sollevando nuovi interrogativi sulla sua personalità erratica. Sarebbe tuttavia sbagliato concentrare tutta l’attenzione sull’egotismo del Presidente degli Stati Uniti senza tener conto del nuovo contesto internazionale che lo circonda.

Siamo immersi in una fase della politica mondiale in cui la competizione tra identità religiose costituisce nuovamente un fattore di importanza primaria. Il petrolio e il gas hanno certamente grande rilevanza nelle guerre in corso, ma gli interessi economici in conflitto non bastano a spiegare tutto. L’intreccio religione/guerra si ripropone in tutta la sua drammaticità.

Negli Stati Uniti il capo del Pentagono, Pete Hegseth ed altri esponenti dell’amministrazione Trump, hanno più volte violato il secondo comandamento invocando Dio come se vivessimo ancora ai tempi delle Crociate. Il fanatismo di alcuni componenti evangeliche ha generato una spirale di razzismo e violenza che in alcune comunità americane ha superato i livelli del Ku Klux Klan. Per restare in ambito cristiano il patriarcato ortodosso di Mosca è un solido baluardo delle ambizioni imperialiste di Putin in linea con il tradizionale trinomio Stato, Chiesa e nazione.

In Israele i partiti ultra ortodossi soffiano sul fuoco incitando la violenza dei coloni in nome delle illusioni messianiche del grande Israele. Last but not least il fondamentalismo caratterizza i gruppi musulmani più radicali siano essi sunniti e/o sciiti, basti pensare ai terroristi di Hezbollah in Libano e di Hamas a Gaza. La credenza dominante è che morire per colpire Israele e uccidere gli ebrei ti porta dritto in paradiso.

Nel mondo contemporaneo il fattore religioso si presenta spesso come fattore destabilizzante, ma il Presidente Donald Trump ha decisamente sbagliato il bersaglio. A differenza del passato la Chiesa di Roma costituisce un presidio di laicità in quanto promotrice di pluralismo e di convivenza tra culture politiche e religioni diverse.

La nostra generazione era abituata alla divisione tra credenti e non credenti, al dualismo che per esempio ha caratterizzato la storia risorgimentale. Oggi le cose sono cambiate e occorre ripensare le nostre categorie interpretative. La linea di frattura non è tra fede da un lato e ateismo o agnosticismo dall’altro, ma tra fanatismo religioso e religione delle libertà. Ciò che divide non è tanto credere o dubitare della vita eterna quanto la fede nella libertà e nella tolleranza da un lato e il fondamentalismo dogmatico dall’ altro. Nel secondo caso tutto è legittimo e giustificato se fatto in nome di Dio.

Ispirandosi a ciò che ci hanno insegnato quattro grandi rivoluzioni (inglese, americana, francese e indiana) la politica può rifondare la sua missione in nome dei valori della libertà, del contrasto alle disuguaglianze, della tolleranza e della fraternità. Per questo le parole di Papa Leone si distanziano anni luce dalla concezione della religione come “oppio dei popoli” e danno un contributo prezioso per costruire una politica che parli al cuore di credenti e non credenti.

Marco Mayer e Valeria Fargion

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Marco Mayer Valeria Fargion

Valeria Fargion è professore associato di scienza politica, titolare ( dal 2004) di una Cattedra Jean Monnet presso la scuola di scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’università di Firenze, dove insegna “Politics of European Integration” nell’ambito della laurea magistrale in relazioni internazionali e studi europei (RISE). Fino al 2020 ha coordinato il percorso di Studi Europei ed è stata responsabile delle relazioni internazionali per la Scuola di Scienze Politiche. La sua attenzione prioritaria per la dimensione internazionale e per il dialogo tra studiosi provenienti da ambiti disciplinari e da contesti socio-politici e culturali diversi la hanno portata negli anni a ricoprire ruoli di coordinamento in una serie di reti accademiche transnazionali: è stata per due mandati ( 2002-2006 e 2006-2010) membro elettivo nell’Executive Board del Research Committe 19 “Poverty, Social Welfare and Social Policy” dell’International Sociological Association ; dal 2002 al 2007 membro del comitato esecutivo di ESPANET (il network europeo degli studiosi di politiche sociali) e dalla sua fondazione al 2014 Co-Chair di ESPANET-Italia; dal 2008 al 2010 ha svolto il ruolo di esperto nazionale per la DG Employment della Commissione europea e dalla sua fondazione nel 2014 al 2019 è stata condirettrice e poi direttrice della rivista “Politiche Sociali/Social Policies”, edita da Il Mulino. Nel contesto degli impegni assunti su scala internazionale, ha organizzato nel 2007 un convegno finalizzato ad aprire un confronto tra studiosi del nord e del sud del mondo, con la discussione di relazioni da parte di 90 ricercatori provenienti da tutti e cinque i continenti (https://www.dsps.unifi.it/vp-322-social-policy-in-a-globalizing-world-developing-a-north-south-dialogue.html); per quanto riguarda invece le tematiche connesse all’integrazione europea ha organizzato, in particolare, un ciclo di conferenze sui “Costi della non Europa” cui hanno partecipato anche Romano Prodi e Giuliano Amato (https://www.rise.unifi.it/vp-194-the-costs-of-non-europe-2010-2011.html), e in occasione dei 25 (https://www.rise.unifi.it/vp-211-erasmus-generation-conference-31-maggio-1-giugno.html) e dei 30 anni del programma Erasmus ha realizzato – nell’ambito delle attività del Centro di eccellenza Jean Monnet -due iniziative che hanno permesso a 54 studenti – due per ciascuno dei 27 Stati Membri – di avanzare le loro proposte di intervento sui temi di maggior rilevanza a rappresentanti delle istituzioni europee, tra cui anche l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Federica Mogherini (https://www.rise.unifi.it/vp-343-conferenza-28-ideas-from-the-erasmus-generation.html). Le sue pubblicazioni sono per la maggior parte in lingua inglese; i lavori in lingua italiana hanno riguardato il welfare state italiano in prospettiva storica e comparata, i rapporti centro-periferia, il ruolo delle regioni italiane nell’ambito delle politiche sociali e la performance regionale nella gestione dei fondi strutturali. Nell’arco dell’ultimo decennio, i suoi interessi di ricerca si sono progressivamente spostati dalle politiche dei paesi industrialmente avanzati al ruolo dell’Unione Europea in ambito internazionale, con particolare attenzione per le questioni di Sanità Globale e per l’analisi della cooperazione allo sviluppo in Africa.
Marco Mayer nell’arco degli ultimi trenta anni ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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