Il momento attuale rispecchia perfettamente lo stato d’animo degli investitori, caratterizzato da una parola sola: incertezza. La volatilità sta progressivamente diminuendo e da qui a fine Dicembre, se non vi saranno scostamenti importanti dei dati, dalle relative previsioni, oppure qualche decisione a sorpresa di banca centrale, che però riteniamo improbabile, potremmo anche assistere a price action fatte di pochi e scarni movimenti. Non dimentichiamoci che è iniziato anche il mondiale di calcio, bene o male un evento mediatico globale, che quasi sempre, in passato, ha generato una riduzione degli scambi anche nei mercati finanziari. Se poi consideriamo che questo evento, quest’anno, capita per di più, a ridosso delle festività natalizie, che per il mondo occidentale, sono ancora importanti, comprendiamo quanto alta sia la probabilità che il mercato possa in qualche modo rallentare, pur restando significativamente interessante, proprio perché l’eventuale riduzione della volatilità, potrebbe provocare temporaneamente, anche qualche movimento fuori dal comune. In ogni caso, al di là del brevissimo termine, la correzione del dollaro che avevamo ipotizzato ieri, per il momento, fatica a concretizzarsi con un EurUsd che ha già trovato una base a 1.0220,e il Cable che, dopo un paio di tentativi sotto quota 1.1800, vi è tornato prepotentemente sopra. Rimane invece più forte il UsdJpy, tornato in area 142.00 con chance di vedere 145.0 almeno prima eventualmente dei una nuova discesa, che però dovrà essere corroborata da qualche dichiarazione, o decisione, che dir si voglia, della Boj, sulla politica monetaria o sull’inflazione, salita al 3.7% nel mese di Novembre nel paese del Sol Levante. Con un primo mondo che ha livelli di inflazione ancora sopra il 10% per l’area Euro, Germania in testa con il 10.4%, Gran Bretagna con un +11.1%, poi altri paesi appena sotto l’8% come Usa con un +7.7%, Canada con un +6.9%, Australia 7.3%, non si può negare che la battaglia per debellare l’inflazione sia ancora dura e di non facile soluzione. Per questa ragione, al di là del periodo in esame, il 2023 sarà ancora un anno, almeno nella prima metà, caratterizzato da una certa aggressività delle banche centrali, che a costo di provocare recessione, dovranno debellarla per evitare il rischio stagflazione. A questo punto è lecito chiedersi, se e solo se quando avremo certezza di essere in qualche modo in recessione, i mercati reagiranno positivamente come stanno “facendo” oggi, di fronte a queste apparenti cattive notizie, per cui ci chiediamo se ancora funzionerà il paradigma, “bad news is a good news”, oppure se di fronte a dati macro negativi, l’azionario si muoverà al ribasso e il dollaro magari tornerà a salire come valuta rifugio di fronte ad una inflazione ancora alta. Difficile rispondere ora, ma la nostra idea è che fino a quando i prezzi rimarranno sopra gli obiettivi delle banche centrali, la correlazione rimarrà quella attuale. Poi, lo vedremo, molto dipenderà dalle correlazioni intermarket. Tornando al mercato, oggi non vi sono dati considerati market movers e bisogna attendere domani e aspettare la pubblicazione dei verbali della Fed, che potranno finalmente muovere i prezzi.
Saverio Berlinzani

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