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Falcomatà: anni difficili ma mai perso fiducia nella giustizia

Giuseppe Falcomatà è il sindaco di Reggio Calabria, eletto per il primo mandato nell’ottobre del 2014, dopo aver vinto le primarie. Nel 2020 viene rieletto primo cittadino, alla guida di una colazione che raggruppa Pd, Reggio Coraggiosa – Articolo Uno, IV, A Testa Alta – Psi e liste civiche. Già consigliere comunale nel 2011, il più votato in quella tornata elettorale, Falcomatà, classe 1983, raccogliere l’eredità politica del padre Italo, anch’egli sindaco della città calabrese dal 1993 sino alla sua prematura scomparsa nel 2001

di Giada Fazzalari | 7 Novembre 2023

Intervista realizzata dal direttore dell’Avanti! della domenica in edicola sabato 4 novembre 2023

Giuseppe Falcomatà è il sindaco di Reggio Calabria, eletto per il primo mandato nell’ottobre del 2014, dopo aver vinto le primarie. Nel 2020 viene rieletto primo cittadino, alla guida di una colazione che raggruppa Pd, Reggio Coraggiosa – Articolo Uno, IV, A Testa Alta – Psi e liste civiche. Già consigliere comunale nel 2011, il più votato in quella tornata elettorale, Falcomatà, classe 1983, raccogliere l’eredità politica del padre Italo, anch’egli sindaco della città calabrese dal 1993 sino alla sua prematura scomparsa nel 2001, il quale ha saputo caratterizzare con il buon governo quella che venne definita “la primavera di Reggio”, ossia un periodo di profondo rinnovamento per la città affacciata sullo Stretto. Giuseppe, non da meno, durante il suo mandato, ha saputo azzerare il debito comunale, salvando l’Ente da pesanti ripercussioni. Dal 2017 è anche Sindaco della Città metropolitana e da entrambe le cariche è stato temporaneamente sospeso, in virtù della Legge Severino, dal novembre del 2021 sino al 25 ottobre scorso, quando la Cassazione lo ha reintegrato nelle sue funzioni, annullando le sentenze che lo avevano visto condannare in primo grado ed in appello per abuso d’ufficio. Forse proprio perché “cresciuto in una famiglia dove il senso delle istituzioni è da sempre un valore” – ci dice in questa intervista all’Avanti! della domenica, ha accolto questa sentenza con una reazione composta, che non si è lasciata trascinare da reazioni fatte di sgrammaticature istituzionali, nonostante un coinvolgimento personale caratterizzato da momenti difficili e anomali. Ora può tornare a svolgere il ruolo per il quale la sua comunità lo aveva democraticamente eletto.

Sindaco, con quale spirito è rientrato a palazzo San Giorgio per riprendere le attività che erano state sospese?
Una doppia sensazione. Da un lato mi è sembrato come fosse la prima volta, con le gambe che tremavano salendo le scale del Comune. E dall’altra parte era come se il tempo in qualche modo si fosse fermato: poco spazio ai festeggiamenti e alle emozioni e abbiamo ripreso fin da subito i ritmi di due anni fa, immergendoci nuovamente ed in pienezza nell’attività amministrativa. Insomma è tempo di rimboccarsi le maniche e continuare a lavorare.

Quasi due anni di sospensione dalla carica di Sindaco, più della condanna che era stata di 12 mesi, poi annullata con una sentenza della Cassazione, di merito, che non lascia spazio a fraintendimenti: l’abuso d’ufficio non è stato commesso. Come ha vissuto questi 23 mesi?
Sono stati due anni intensi, sicuramente difficili e anomali. Quello del Sindaco è un impegno che non guarda mai l’orologio, h24, che non conosce ferie e riposo e questo alleggerimento degli impegni giornalieri è stato un adattamento non semplice. Poi piano piano si riescono ad apprezzare anche le cose positive: migliora la qualità del tempo che si può dedicare agli affetti, alla famiglia e ai figli e allo stesso tempo migliora paradossalmente il tempo da dedicare alla politica senza quelle ingessature che inevitabilmente il ruolo istituzionale impone. Parlo della politica che si fa per strada, nei bar, nei mercati, a contatto con le persone. Quello che purtroppo hai meno tempo di fare quando i “vincoli” che si hanno quando si è alla guida dell’amministrazione ti sottraggono ore fondamentali.

Il mondo politico le è stato vicino o in qualche modo si è sentito solo in questa vicenda?
Non ho mai percepito né una solitudine, né un isolamento personale, tantomeno la volontà di un isolamento politico da parte di nessuno. Anzi, addirittura ho avuto modo, in questo frangente di tempo, di curare meglio i rapporti politici ed i rapporti di partito.

E’ opinione di molti che la Legge Severino vada abolita perché presenterebbe profili di incostituzionalità e il combinato disposto con il reato d’abuso d’ufficio provocherebbe una sorta di sospensione della democrazia. Lei cosa ne pensa?
Io parlo come persona che ha patito, come altri, gli effetti della Legge Severino. Purtroppo però le conseguenze non le subisce solo il sindaco ma l’intera comunità che ha eletto quel sindaco che deve essere messo nelle condizioni di lavorare per fare fronte ai bisogni e migliorare la qualità della vita di ogni cittadino. Non dico che chi rappresenta il sindaco, in sua assenza, non abbia le qualità per farlo, anzi, vanno ringraziate persone come Paolo Brunetti e Carmelo Versace che hanno fatto un grande lavoro, che non era affatto semplice. Ma fare il sindaco, eletto, significa compiere delle scelte, anche politiche, che hanno più forza rispetto a chiunque lo sostituisca. Dopodiché mi pare sia emblematico che la stessa ex ministra Severino abbia detto, a dieci anni dall’entrata in vigore della sua legge, che qualcosa sia da rivedere. Io sono stato condannato in primo grado e in secondo grado per un abuso d’ufficio che poi la Corte di Cassazione ha detto non esistere. Mi pare che nel frattempo l’abuso lo abbia subìto tutta la città.

Oltre che un abuso, anche un ritardo? Lei è, tra l’altro, delegato Anci al mezzogiorno e politiche per la coesione territoriale. In un momento in cui c’è bisogno di accelerare, la macchina rallenta…
Di conseguenza sì, perché ad esempio queste deleghe le ha tenute il presidente dell’Anci Antonio Decaro – che ringrazio per non avermi mai fatto mancare il supporto e l’affetto – che ha avuto più difficoltà a gestire tutti i dossier che attenevano alle mie deleghe. Sono situazioni che ingolfano l’azione amministrativa e in questo caso anche parte del lavoro importantissimo che svolge l’Anci.

Molti sindaci come Decaro hanno contestato con fermezza la legge sul reato d’abuso d’ufficio. Non crede che, creando il timore dell’azione amministrativa, finisca per condizionare il buon governo delle città e l’attività stessa di primo cittadino? Nel 90% casi i processi si risolvono in un nulla di fatto.
Sono anni che se ne parla. In tutte le assemblee nazionali Anci si è discusso non soltanto delle conseguenze sulla comunità dell’abuso d’ufficio, ma anche di quello che poi può ingenerare nel primo cittadino. Io credo che il sindaco non possa permettersi di avere paura e, soprattutto, di avere paura della firma, perché la paura ti rallenta e rischia di fermarti. E se il sindaco non firma un’ordinanza o una delibera, è tutta la città a risentirne e a tornare indietro. E non sono le uniche conseguenze.

Quali altre?
Impegnarsi in politica è un onore. E una delle cose più belle e gratificanti per una persona che fa politica è mettere a disposizione la propria passione al servizio del territorio. Se però passa il messaggio che chi si impegna in politica, soprattutto a livello locale, ha soltanto da perderci perché ci sono solo rischi e oneri e gli oneri superano gli onori, allora rischiamo di perdere la qualità di quell’esercito di bravi amministratori che lavorano sul loro territorio soltanto per passione. Con la conseguenza che si arriverà all’assenza di vocazione nell’impegnarsi in politica, che sarà poi appannaggio dei mediocri o, peggio ancora, da chi non la fa per migliorare un territorio o per il raggiungimento del bene comune, ma soltanto per interessi e scopi personali e privati. Che con il bene per la collettività e la passione per la cosa comune non hanno nulla a che vedere.

Anci e Ali sono guidati da due sindaci del Pd, Decaro e Ricci, che chiedono di rivedere il reato di abuso ufficio. Non si può però non rilevare che il PD non si sia espresso in modo unanime…
Io penso che questi siano argomenti che vadano trattati dal punto di vista politico e non partitico. Se noi amministratori da anni evidenziamo che esiste questo problema, anche se proviene da amministratori del centro sinistra, non bisogna comunque arretrare. E continueremo il dialogo con i vari governi perché è una battaglia che riguarda qualsiasi amministratore locale ed è proprio per questa ragione che non credo sia un tema da trattare esclusivamente come partito.

Questo governo sul reato d’abuso d’ufficio ha le idee chiare, ma ancora di concreto non c’è nulla di fatto…
È una buona notizia che il governo abbia varato il decreto Nordio a luglio. L’auspicio è che si possa concludere adesso la discussione già avviata in commissione, perché possa arrivare all’esame del parlamento a breve, in modo tale che anche i partiti si possono confrontare.

Esiste a suo avviso un cortocircuito mediatico giudiziario, che si innesca tra giornalisti e giudici, gettando discredito non solo nei confronti di chi subisce un processo ma anche su giornalisti e giudici che invece fanno il loro lavoro in modo serio?
Questo non lo so, ma conosco bene come questo argomento abbia influito sulla mia esperienza personale. Ho sempre deciso in questi otto anni, sin dall’apertura delle indagini, che mi sarei difeso nel processo e non dal processo, in qualche modo mettendo da parte tutte le ricostruzioni mediatiche e giornalistiche, a volte anche strumentali. L’ho fatto senza mai perdere neanche per un minuto la fiducia nella giustizia e non è una frase fatta o tanto per dire. È un principio di cui sono convinto, perché io sono cresciuto in una famiglia in cui il rispetto per le istituzioni e la fiducia nelle istituzioni è pane quotidiano. La magistratura e la giustizia sono tra le principali istituzioni del nostro Paese, non poteva essere altrimenti. Credo questa fiducia sia stata ripagata appieno.

Parlando degli equilibri politici del centrosinistra reggino: qual è il rapporto con i socialisti della Città?
Sono nove anni che con il partito socialista siamo in sintonia, sicuramente dal punto di vista politico e istituzionale ma credo che una delle tante cose belle della politica è che da la possibilità di intessere anche rapporti di amicizia.

Insomma, di nuovo Sindaco e da cosa ricomincia?
Ho ripreso da dove avevo lasciato: un giro per cantieri aperti, tra le piazze e i parchi su cui si sta lavorando. Ho fatto visita ad un asilo nido, una passeggiata sul nostro lungomare e mi sono ripromesso di stare meno possibile a palazzo e stare ancora di più, come ho fatto in questi due anni, a contatto con la città. Al di là delle opere pubbliche, delle infrastrutture e dei servizi che pure sono importanti, quello di cui ha più bisogno la città è spiegare quale visione si ha della città che si sta costruendo, ma soprattutto che ci sia una riconnessione sentimentale tra i cittadini e chi la amministra.

Giada Fazzalari

(direttore responsabile di “Avanti della domenica”)

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, 4 novembre, anni, battaglia, calabria, centro sinistra, centrosinistra, commissione, cortocircuito, democrazia, disposizione, governo, intervista, lavoro, magistratura, mercati, merito, mezzogiorno, mondo, notizia, pane quotidiano, parlamento, partito socialista, pd, persone

Info Giada Fazzalari

Giada Fazzalari, giornalista professionista, Capo Ufficio Stampa e direttore della Comunicazione del Psi dal 2010, direttore responsabile de “l’Avanti! della domenica”, settimanale cartaceo tornato in edicola in abbinamento con “Il Riformista.

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