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Facciamoci furbi. Parità con il dollaro

di Enrico Cisnetto | 29 Luglio 2012

e l’euro scendesse rapidamente verso la parità con il dollaro forse le cose potrebbero andar meglio. In fondo della crisi dell’eurosistema stiamo pagando un conto salato. 

Strano. L’euro, inteso come sistema monetario, vive il momento più critico dalla nascita ed è decisamente al minimo storico della sua credibilità, ma come valuta ha invece un cambio ancora sostenuto, o comunque non in linea con la crisi che attraversa, tanto nei confronti del dollaro come della sterlina e in certa misura del franco svizzero. Prendiamo il rapporto con la valuta americana: non solo oggi, essendo intorno a 1,21 è maggiore del 2,5% di quanto non fosse (1,18) nel suo primo giorno di vita, a gennaio 1999, ma è superiore di ben il 31% al minimo storico di 0,84toccato nel luglio del 2001 in una condizione di debolezza (e di forza del dollaro) neppure paragonabile a quella odierna. Una differenza di poco inferiore a quella (33%) che separa il cambio euro-dollaro dal massimo storico di 1,60 del luglio 2008. Naturalmente nel rapporto tra le due divise, non conta solo la situazione europea e le scelte di politica monetaria della Bce, molto dipende da quanto accade al di là dell’oceano. E si sa che la capacità di incidere da parte del governo Usa e della Federal Reserve è ben maggiore. Ma che l’euro abbia un cambio ancora relativamente alto lo testimoniano anche la sterlina e il franco svizzero. La prima quota ora 0,78 cioè un cambio circa a metà strada tra il minimo di 0,57 del maggio 2000 e il massimo di 0.978 di fine2008. Il secondo ruota intorno a 1,20 cioè un valore che è sì molto distante dal massimo di 1,68 dell’ottobre 2007 ma rimane pur sempre più alto del minimo di1,04 cui era arrivato il 10 agosto dell’anno scorso, all’inizio della maledetta estate degli spread. Solo nel cambio con lo yen l’euro è vicinissimo ai minimi:94 contro 89,3 dell’ottobre 2000, mentre il massimo del luglio 2008 di 169,7 è distantissimo. Insomma, valuta giapponese a parte, per essere nel pieno della seconda bufera degli spread e nella stagione dei downgrade, l’euro è decisamente alto. Segno che i mercati sono dislessici? Che è sopravvalutata la crisi o che è sopravvalutata a moneta unica? Una cosa è certa: essendo l’Europa l’unica grande area mondiale ad essere in recessione, non sarebbe affatto male se l’euro subisse un deprezzamento “competitivo” che aiuterebbe non poco le esportazioni continentali. Proprio l’altro giorno abbiamo saputo che in giugno, invertendo una tendenza positiva, l’export verso i paesi extra-Ue è calato (anche se il semestre si chiude positivamente). Se l’euro scendesse rapidamente verso la parità con il dollaro forse le cose potrebbero andar meglio. In fondo della crisi dell’eurosistema stiamo pagando un conto salato. Non sarebbe ora di farsi furbi e sfruttare l’unico lato positivo di questa maledetta situazione?

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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