
La Repubblica ha dedicato recentemente una pagina intera a Mario Draghi come potenziale candidato alla presidenza della Commissione Europea nel 2024. Secondo l’autorevole quotidiano, sarebbe Macron in persona a sostenere la candidatura di Draghi, che prenderebbe il posto di Ursula von der Leyen, orientata invece verso il ruolo di segretaria generale della Nato.
In molti si chiedono se è veramente iniziato il grande balletto per la prossima legislatura europea ed anche se sia opportuno che inizi adesso a sei mesi dal voto.
La notizia ha aperto immediatamente in Italia una discussione, anche se l’eco di questo chiacchiericcio sembrerebbe non recepito a Bruxelles, dove i giornalisti sono stati tutti impegnati sulle polemiche per le parole del premier ungherese Orbàn, sull’esito dell’Ecofin e sull’intelligenza artificiale. Così mentre nelle redazioni romane arrivavano copiose dichiarazioni di esponenti politici di vari schieramenti su questa possibilità, quasi tutte positive, ci si rendeva conto che al massimo si poteva parlare di una ‘possibilità sul tavolo’, se non proprio di una ‘desiderata’ di Repubblica, come qualche commentatore aveva malignamente puntualizzato sin dal mattino.
Infatti, Ursula von der Leyen sembra fortemente intenzionata a ricandidarsi perché il Partito Popolare ha tutta l’intenzione di sostenerla nuovamente, come ha dichiarato Antonio Tajani in un commento.
A Radio Leopolda, secondo l’eurodeputato italiano Nicola Danti, sarebbe necessario anche capire quale gruppo parlamentare sarebbe pronto a intestarsi la candidatura di Draghi, giacché oggi l’ex presidente del Consiglio italiano non aderisce a nessun partito.
Insomma, se da più parti sono arrivate parole di massimo apprezzamento per una candidatura di Mario Draghi, ad iniziare dallo stesso Danti e da Sandro Gozi, europarlamentari di Italia Viva, si è capito che forse è davvero prematuro iniziare oggi ad affrontare l’argomento.
Fonti vicine a Draghi hanno fatto sapere che non è interessato alla presidenza della Commissione Ue. Dopo l’esperienza maturata nel governo italiano, e la scarsa serietà in chi avrebbe dovuto sostenerlo, è umanamente comprensibile il disinteresse di Draghi, anche se per alcuni lo giustificano perché non è ancora il momento giusto. Potrebbe invece essere una manovra di Macron che invece vorrebbe piazzare un francese alla presidenza della Commissione europea cercando di sbarazzarsi di Draghi quale pericoloso concorrente italiano.
I giochi sono aperti per il futuro della nuova governance dell’Unione europea prima ancora che gli elettori si siano espressi. Questo non è un buon segnale politico di esercizio democratico, e potrebbe alimentare una propaganda giustizialista dell’estrema destra. Quello che i cittadini europei hanno bisogno di conoscere, prima delle elezioni, sono i programmi politici dei partiti sul futuro dell’Unione europea. Informazioni indispensabili affinché gli elettori possano assolvere compiutamente e liberamente il proprio diritto democratico di scelta politica.
Salvatore Rondello

Pietose illusioni dei “cittadini europei”:
1. Ritenersi cittadini di quest’espressione geomitologica che si continua a chiamare Europa;
2. Considerare esistenti “programmi politici nei partiti” che non sono nemmeno fazioni.
3. Pensare di assolvere il proprio diritto democratico in modo compiuto e liberare.
Prima di illudere sarebbe opera di giustizia ricordare ai predetti cittadini i benefici ottenuti da questa NeoEuropa, in cui tutto si decide (?) e/o, quindi: Pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis: ne respicias peccata nostra, sed fidem Europæ tuæ; eamque secundum voluntatem tuam pacificare et coadunare digneris.