
C’è un momento in cui bisogna dire “è l’ora”. Senza troppi proclami bisognerebbe rendersi conto che è ora di riconcettualizzare gli orizzonti. La sicurezza europea, per decenni appoggiata all’ombrello americano, oggi mostra tutta la sua fragilità. Non perché manchi la forza militare degli Stati Uniti, ma perché manca una cosa molto più semplice e molto più pericolosa: la certezza della direzione.
Basta osservare cosa succede quando a Washington cambia il vento. Una sola amministrazione può spostare equilibri globali, aprire fronti, chiuderne altri, ribaltare priorità in poche settimane. E l’Europa resta lì. Sospesa. Non decide, rincorre. Non guida, si adegua. Finché il mondo è stabile, regge. Quando il mondo accelera, diventa un problema.
Il nodo non è l’alleanza. Quella ha un senso, storico e strategico. Il nodo è la dipendenza. Perché dipendere significa non essere pronti quando l’altro cambia rotta. E oggi le rotte cambiano in fretta, spesso senza logica, a volte senza nemmeno un disegno chiaro.
La guerra non è più quella che conoscevamo. Non è lineare, non ha più confini netti. È asimmetrica, ibrida, sporca. Si gioca nei cieli, nelle reti, nell’energia, nei flussi commerciali. E dentro questo scenario l’Europa resta un gigante economico con riflessi militari di un’altra epoca. Troppo lenti, troppo frammentati.
Serve una difesa autonoma. Non per fare a meno degli Stati Uniti, ma per non esserne ostaggio. Un esercito europeo vero, non una somma di bandiere. Una catena di comando chiara. Investimenti seri. Industria coordinata. Non è teoria, è sopravvivenza politica.
Perché è ovvio: se non sei in grado di difenderti, qualcuno deciderà per te.
La stabilità globale oggi può essere messa in discussione da un singolo esecutivo. Basta una leadership imprevedibile come quella attuale, una visione personale, e il sistema inizia a oscillare. Mercati che ballano, alleanze che scricchiolano, crisi che si allargano. Il mondo appeso alle scelte di pochi.
È un rischio enorme E l’Europa, così com’è, non ha gli strumenti per sostenerlo, arrivando persino a farsi insultare pubblicamente da Trump..
Divincolarsi dalla morsa americana non significa rompere. Significa crescere. Significa smettere di essere un protettorato e diventare una potenza. Con una propria voce, una propria strategia, una propria forza.
Non farlo ha un costo alto e a lungo termine. Ma si accumula. È il costo dell’irrilevanza.
E l’irrilevanza non è mai una posizione stabile. È solo l’inizio della fine.
È di pochi minuti fa la notizia che l’Italia ha vietato l’uso della base militare di Sigonella agli americani.
Dicevamo?
Piero Terracina

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