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Europa e Stati Uniti in rotta di collisione

La reale consistenza dei rapporti fra Europa e Stati Uniti sta venendo allo scoperto e solo per questo bisognerebbe dire grazie a Trump rispetto al cinismo delle precedenti amministrazioni che hanno sempre complottato per tenere l’Europa divisa e al guinzaglio nel loro solo ed esclusivo interesse. Con Trump sono maturati i tempi per una generale revisione della piattaforma geostrategica fra Stati Uniti ed Europa che costringerà questa ad una revisione generale dei rapporti e dei trattati all’interno delle istituzioni europee e tra gli stati. Se Polonia e repubbliche baltiche pensano che gli Stati Uniti andranno in loro soccorso per il caso di attacco da parte della Russia sono dei poveri illusi.

di Fulvio Rapana' | 22 Gennaio 2026

La reale consistenza dei rapporti fra Europa e Stati Uniti sta venendo allo scoperto e solo per questo bisognerebbe dire grazie a Trump rispetto al cinismo delle precedenti amministrazioni che hanno sempre complottato per tenere l’Europa divisa e al guinzaglio nel loro solo ed esclusivo interesse. Con Trump sono maturati i tempi per una generale revisione della piattaforma geostrategica fra Stati Uniti ed Europa che costringerà questa ad una revisione generale dei rapporti e dei trattati all’interno delle istituzioni europee e tra gli stati. Se Polonia e repubbliche baltiche pensano che gli Stati Uniti andranno in loro soccorso per il caso di attacco da parte della Russia sono dei poveri illusi. L’Europa è stata per gli USA dal ’45 in poi la prima linea militare ed economica per il contenimento dell’Unione Sovietica prima e l’allargamento ad est fino all’Ucraina dopo. L’Europa è stata in occidente quello che Filippine, Taiwan, Corea del sud e Giappone rappresentano in oriente: il posto dove gli USA intendono combattere una guerra evitando che si svolga sul territorio americano.
Acquisto totale, completo e ovviamente gratuito della Groenlandia
In un post su Truth Social Trump ha dato un ultimatum all’Europa: se non avessero consentito “l’acquisto totale e completo” della Groenlandia, avrebbe imposto dazi su un gruppo di paesi europei, del 10% a febbraio e poi del 25% a giugno. Ieri ha rincarato la dose minacciando il vino francese di dazi al 200% se la Francia non partecipa al “Forum per la Pace per Gaza” . Invito formulato a più leader, compresa la Meloni, molti dei quali hanno già declinato l’invito e aspettano le ritorsioni. Tuttavia, incomincia ad esserci in Europa un’ondata di sostegno delle opinioni pubbliche per opporsi ai progetti trumpiani. Sabato 16 gennaio si è protestato in tutta la Groenlandia con il primo ministro Jens-Frederik Nielsen che ha guidato una marcia attraverso la capitale, Nuuk. I sondaggi hanno mostrato che i groenlandesi preferiscono rimanere un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca. Non è che i danesi siano migliori degli americani!! . Dei groenlandesi se ne sono accorti solo ora senza avere fatto nulla per 80 anni e pur avendo un governo “progressista” sono una società razzista e classista dove i cittadini di razza danese sono di serie A mentre quelli di immigrazione sono di serie B con differenze sui diritti civili, salariali ecc. I leader europei, in particolar modo Keir Starmer e Macron, hanno risposto che non si sarebbero lasciati intimidire e che avrebbero risposto, sole eccezioni la Meloni, che pensa veramente di contare qualche cosa più di zero, e Orban che conta meno della Meloni. Nel giro di poche ore dalla pubblicazione del post, si sono messi in moto gli organismi comunitari, i membri del Parlamento europeo hanno annunciato che avrebbero congelato la ratifica dell’accordo commerciale tra l’Europa e Trump. I primi ministri e i presidenti, membri del Consiglio Europeo, si incontreranno nel corso di questa settimana. Nei colloqui preliminari i funzionari comunitari hanno chiarito che i capi di stato preferirebbero negoziare piuttosto che reagire, ma tutti hanno anche affermato con decisione il loro impegno a proteggere la Groenlandia.
La moderazione dell’ Europa non ha prodotto frutti
È troppo presto per sapere se l’Europa adotterà effettivamente misure di ritorsione in quanto continua a dipendere fortemente dal sostegno militare degli Stati Uniti attraverso la NATO e nella guerra della Russia contro l’Ucraina. Questo è stato il motivo principale per cui i leader europei hanno finora mostrato tanta moderazione e accondiscendenza nei loro rapporti con Trump. L’anno scorso hanno accettato tariffe statunitensi più elevate. Sono stati moderati nelle loro critiche quando Trump ha esplicitamente favorito la posizione della Russia rispetto a quella dell’Ucraina. Sul Venezuela, non hanno praticamente detto nulla, ma la dichiarazione di Trump di volersi impossessare della Groenlandia, un territorio autonomo controllato dalla Danimarca, membro sia della NATO che dell’UE, non ha lasciato all’Europa altra scelta che rispondere.
Bazooka commerciale
Una valutazione che manca nei media sia televisivi che cartacei europei è: quanto conta veramente l’Europa per Trump e per l’economia statunitense; abbiamo strumenti per resistere ad un attacco, ovviamente non militare, e rispondere facendo male agli Yankees?. Questo approfondimento che ritengo vitale per orientare l’opinione pubblica non viene fatto per evitare di irritare Trump. E invece dovrebbe essere detto e spiegato che l’Europa ha capacità notevoli di rispondere facendo danni agli Stati Uniti anche se dobbiamo sapere che questo ha un costo economico piuttosto elevato. Lo strumento che Macron ha suggerito di usare per colpire gli Stati Uniti è ufficialmente chiamato “strumento anti-coercizione”, meglio noto come il bazooka commerciale dell’Europa. Non è mai stato invocato, nemmeno quando Trump ha imposto dazi sui paesi dell’UE l’anno scorso. E’ uno strumento flessibile che prevede più soluzioni e più livelli di ritorsione a secondo del tipo di escalation imposto da uno stato ostile. E’ necessario chiarire dei presupposti: uno, l’Unione Europea è il più grande mercato unico al mondo; due, con la disputa commerciale e strategica in corso con la Cina per molte aziende americane, soprattutto quelle tecnologiche , il mercato europeo è vitale tanto quanto quello americano. Il risvolto politico positivo per gli organismi comunitari è che il bullismo di Trump ha compattato le opinioni pubbliche europee dando a Bruxelles, più che ai propri governi nazionali, una legittimazione di fatto ad intervenire con decisione. Come primo passo, l’UE potrebbe decidere l’entrata in vigore di un elenco di tariffe di ritorsione su beni del valore di circa 100 miliardi di euro, stilato l’anno scorso, che le aziende americane conoscono bene e temono molto. Questo significherebbe intanto buttare la palla nel campo avversario con le aziende eventualmente colpite che, è probabile, andrebbero a piangere da Trump chiedendo di soprassedere sulla Groenlandia. Trump potrebbe non ascoltare ragioni e tirare dritto. A quel punto si potrebbe utilizzare il “bazooka” vero iniziando a “condizionare” l’accesso delle grandi aziende tecnologiche americane, o ad altri fornitori di servizi, al mercato europeo. Amazon, Google, Meta, o una qualsiasi delle aziende tecnologiche americane dipendono molto dai consumatori europei. Se il condizionamento non basta si passa alle limitazioni e poi al divieto parziale o a quello totale. Per precisione quando si parla di “condizionare” o “limitare” non significa oscurare queste piattaforme ma si intende che l’Europa impone alle aziende che operano nel mercato europeo regole di trasparenza, privacy, moderazione, tassazione, tracciabilità, anti discriminazione che rendono l’attività nel continente difficile e costosa. L’utilizzo di questi strumenti, che condizionano o limitano l’accesso a Google, Facebook o Instagram significherebbe per i cittadini europei un accesso minore e certamente più costoso.
Colpire il cuore vitale dell’economia americana Prendersela con le Big Tech aumenterebbe drasticamente le tensioni transatlantiche, e avrebbe anche un costo per i consumatori europei.. Personalmente ritengo che queste descritte siano le misure minime che l’Europa debba prendere. Poi ci sono le bombe atomiche, misure che possono non essere nemmeno dichiarate ma che farebbero veramente male agli Stati Uniti: uno: vendere dollari e titoli di stato americano e acquistare oro come stanno facendo Giappone, Cina, India, Corea, Australia; due: colpire il sistema bancario e finanziario americano. Senza abbandonare il sistema Swift, che gira sul dollaro ed è gestito anche come arma geopolitica dagli USA, indirizzare la BCE ad un maggiore utilizzo di altri circuiti di compensazione monetaria CIPS (Cina) per lo yuan, SEPA (Europa) per i pagamenti in euro e in altre monete; partecipare allo sviluppo di piattaforme come BRICS Pay, basato su blockchain, e BRICS Clear, per le compensazioni commerciali e valutarie; condizionare l’operatività di Visa e Mastercard; tre: se proprio si volesse mettere gli USA spalle al muro riparare il nord stream 2 e riprendere a pompare gas russo, tagliando fuori il GPN americano, con una riduzione della bolletta energetica del 50/60% per imprese, industrie manifatturiere e privati cittadini europei. Che questo sia moralmente deplorevole è bene sapere che fino ad oggi e durante tutta la guerra l’Ucraina, come l’Austria, l’Ungheria, la Rep. Ceca e altri stati hanno continuato ad acquistare gas e petrolio dalla Russia!!. Fra i tanti che intervengono nel dibattito un opinionista di area centrodestra, Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali, ha confermato, se ce ne fosse ancora bisogno,: “Il vecchio ordine mondiale non esiste più, gli Stati Uniti, che non sono più nostri alleati, non hanno più le risorse per gestirlo e ritengono di ritracciare non isolandosi sul solo territorio statunitense ma sull’intero emisfero trans-americano che va dallo stretto di Bering in Alaska a Capo Horn compreso la Groenlandia. Non sappiamo se ci riuscirà e per quale dimensione ma il progetto è certamente quello e ci stanno provando. L’Europa può o turarsi il naso, accettare questo progetto geostrategico e strutturare una nuova piattaforma per un diverso equilibrio fra Europa e Stati Uniti oppure opporsi”.

Fulvio Rapanà

(da “Avanti Online”)

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fulvio Rapana’

Fulvio Rapanà è un editorialista di “Avanti online”

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