
In Romania all’Oriente di Arad nella valle del Mures, lo scorso 14 ottobre si è svolto un incontro massonico, che ha visto impegnati le Sorelle e i Fratelli della “Regione Massonica Romania” e di diversi paesi dell’Europa. Un evento di vasta portata, “importante e prezioso – spiega nell’intervista a cura di Massimiliano Cannata il Gran Maestro Luciano Romoli – perché attraverso questi incontri si coagulano momenti di ispirazione condivisa, di apprendimento, di connessione, che ci danno l’energia utile a continuare il nostro cammino di crescita e ricerca interiore”.
Gran Maestro Romoli, il tema al centro del confronto “Europa e Massoneria nel 2023”, risponde a un’esigenza molto precisa: tracciare un profilo identitario della fratellanza massonica nel tema della complessità. Quali considerazioni vanno fatte in merito?
La lettura che sottende alla sua domanda è corretta. Dobbiamo interrogarci su chi siamo, e sui percorsi che intendiamo intraprendere per dare un senso al nostro impegno e per incidere nella storia. La Loggia è uno “spazio sacro”, in cui si lavora per comprendere i misteri della vita, dedicando la massima attenzione alle dinamiche intangibili dell’evoluzione spirituale.
Non c’è il rischio che l’attitudine all’ascesi, possa determinare un allontanamento dalle urgenze della storia?
Esattamente il contrario. La spiritualità che dobbiamo coltivare ha un riflesso forte sui comportamenti agiti. La fraternità, ragione profonda del nostro stare insieme, è la base, come ha scritto il filosofo Mauro Ceruti in un saggio che offre una lettura originale del tempo presente: “Umanizzare la Modernità”, di un nuovo equilibrio geopolitico.

Stiamo assistendo, a tutte le latitudini, all’ascesa delle correnti estremiste e nazionaliste. Nel mondo si respira un clima di tensione che rischia di riportarci agli anni più bui del secolo scorso. La guerra è entrata in casa nostra, come si vede in questi giorni, i conflitti che infiammano il Medio Oriente e l’Ucraina, impone interrogativi profondi sulla tenuta della democrazia, sulla tolleranza, sul rispetto delle diversità. La fratellanza è lo strumento che può risanare queste fratture, neutralizzando la pericolosa ascesa dell’estremismo nazionalista, che tende a coltivare sentimenti di superiorità e separazione, avvelenando la società in tutte le sue articolazioni.
Tolleranza altro termine critico. Sosteneva Popper nella “società aperta e i suoi nemici” che lo stato di diritto deve temere soprattutto gli intolleranti, che calpestato le leggi e il rispetto dell’uomo, nutrendosi di quell’arroganza, che è la matrice d’ogni “torsione” autoritaria. Quale è la posizione della Massoneria in merito?
Tolleranza e rispetto sono per i massoni delle “stelle polari”. Una società armoniosa si basa sul rispetto per la diversità di pensiero e di fede. Polarizzazione e intolleranza, non possono essere ammesse in quest’ottica. Bisogna coltivare un autentico pensiero liberale, rispettando gli individui a prescindere dal colore della pelle, dall’etnia, dal credo religioso, il pluralismo delle fonti, il principio di verifica dei fatti, consapevoli che nessuno di noi possiederà mai la verità, che va comunque perseguita come idea regolativa che genera nel soggetto una salutare tensione verso il meglio.

Emerge una cifra etica molto forte nelle sue parole. Dobbiamo dare ragione a Edgar Morin che definisce l'”etica” come il “nome nuovo da dare al pensiero”, considerando la riemersione di una disciplina che credevamo obsoleta?
Ritenere l’etica un superfluo è frutto di una pericolosa illusione ottica, dettata da miopia e pericolosa ignoranza. Come potremmo pensare di combattere l’odio e di migliorare l’esistente se non avvertissimo quel richiamo profondo della coscienza che ci spinge ad essere pienamente uomini, aperti all’altro, pronti al confronto costruttivo?
L’impegno nel sociale e le iniziative filantropiche che la Massoneria porta avanti, spesso poco conosciute, si inseriscono in un preciso orizzonte di impegno, cui accennavo prima parlando degli squilibri geopolitici, orientato a mitigare alcune delle conseguenze negative degli estremismi, che feriscono tante donne e uomini in ogni angolo del pianeta calpestando quei diritti universali, che sono costati lutti e il sacrificio di tante menti illuminate. A questo proposito va ricordato il giuramento che abbiamo pronunciato quando siamo stati accolti nella nostra Fratellanza: “dedichiamo la nostra esistenza al bene e al progresso della patria, per il bene e il progresso di tutta l’umanità”, credo non serva aggiungere altro.

Soffermiamoci sul terreno dell’impegno per il sociale. L’attività che svolgete nelle Logge in che modo prepara i fratelli ad affrontare le sfide della contemporaneità?
Nelle nostre logge, incoraggiamo costantemente la ricerca della conoscenza e lo sviluppo della persona. Attraverso l’apprendimento continuo e la riflessione si diventa cittadini più informati e quindi più saggi, adatti a portare equilibrio e una comprensione approfondita nello spazio pubblico attraverso argomentazioni solide basate sulla ragione. Nella nostra conversazione siamo partiti non a caso dall’Europa, perché è quello il primo orizzonte su cui dobbiamo intervenire.
Nuova età dei diritti nell’epoca dell’IA e della rivoluzione tecnologica, difesa della libertà di informazione, promozione dell’eguaglianza che non vuol dire appiattimento ma unità nella molteplicità, ridisegno di una comunità inclusiva, sono tutte priorità su cui costruire la nuova Europa.
Ciascuno di questi passaggi, trova rispondenza precisa nella fratellanza massonica, che crede nell’originale apporto di cittadini liberi e consapevoli nella costruzione del tempio, come casa universale, luogo in cui spiritualità e intelligenza trovano un giusto ed equilibrato riconoscimento.

Non si può comunque negare che siamo connessi ma sempre più isolati, immersi nel tempo della comunicazione pervasiva, prigionieri di ambiguità e di atroci incomprensioni. Un’ultima sollecitazione sui giovani, che da nativi digitali sono dentro la categoria del virtuale, che conoscono meglio di tutti. Parlare loro genericamente di fraternità e valori, senza intercettare il loro mondo e i loro linguaggi le appare possibile?
È di certo difficile, ma è da lì che sogna ripartire per costruire il futuro. Al contrario di quanto si possa ritenere, come abbiamo sperimentato in occasione di molti recenti incontri, (l’appuntamento della Versiliana dello scorso luglio è l’esempio più diretto e lampante) le nuove generazioni guardano con interesse alla massoneria. Esiste un bisogno di spiritualità, che ci faccia ritrovare e recuperare il tessuto profondo delle relazioni. Troppo schiacciati sul presente non si può vivere, l’orizzontalità della Rete, genera l’illusione di avere tutto il mondo a portata di mano. Il digitale consente l’accesso all’informazione, alimentando un “ipernozionismo” al bisogno, per cui consultiamo in maniera meccanica e compulsiva Google per avere tutte le risposte, in maniera acritica.
Parlavo prima della frammentazione della sfera pubblica, fenomeno che connota la società delle reti. Far tornare prima di tutti i giovani alla pratica argomentativa, a sostenere tesi e giustificarle, a riformulare domande di senso, può essere decisivo per la costruzione di un’opinione pubblica matura e per la formazione di nuove classi dirigenti. Senza coltivare la profondità di pensiero, senza un radicamento forte della conoscenza non si diventa mai adulti, non si supera mai quello stato di minorità di cui parlava Kant nei suoi scritti alla vigilia della Rivoluzione francese. La Massoneria con i suoi valori può intercettare i bisogni dei giovani, facendoli propri, ma anche acquisendo da loro una capacità ermeneutica più ampia, nella lettura della storia. Siamo già impegnai in un dialogo con i giovani, per aiutarli a superare le incertezze e quella malattia esistenziale che può essere causa di terribili, gravi, devianze.
Intervista di Massimiliano Cannata

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