
Un italiano su 12 è in povertà assoluta. In base ai dati Istat sono in questa condizione 5 milioni di persone; 1,8 milioni di famiglie. Questa è la fotografia sconsolata di un’Italia, settima economia del Pianeta, che fa vivere i propri cittadini in miseria. L’amara verità è che manca una politica “socialista”. Questo sostantivo e spesso abusato anche da dittatori; fra questi anche Mussolini, Fidelcastro, Stalin e altri ancora. Ma volendo tornare al significato del termine “socialista” occorre ricordare Turati e Treves. E per citare statisti contemporanei, basti pensare a Giacomo Brodolini e Gino Giugni, padri dello “statuto dei lavoratori”; una legge cancellata da Matteo Renzi.
Operare in modo sociale significa mettere l’uomo, la famiglia e il loro benessere al di sopra di tutto: a costo di aumentare il già enorme debito pubblico. Governo socialista è andare al di là della logica del bilancio dello Stato, per rimuovere la vergognosa sacca di povertà, in continua crescita, in un Paese ricco come il nostro.
L’Italia spende circa 85miliardi all’anno per interessi sui titoli di Stato; una cifra che da sola basterebbe per dare benessere a 5 milioni di poveri; ma ‘Italia ha il problema nel problema: l’indebitamento nei confronti dei cosiddetti “mercati” che possono fare il buono e il cattivo tempo e far risalire lo spread che, a sua volta, fa crescere l’importo pagato per interessi sul debito pubblico. Al contrario del Giappone che è indebitato unicamente nei confronti dei propri cittadini, al riparo dai “malefici mercati”.
Come si può constatare dal grafico che pubblichiamo, il debito del nostro Paese è esploso a partire dagli anni ‘80, quelli della “Milano da bere”, quando si dava tutto a tutti, mettendo la spese a debito. È grave il fatto che l’indebitamento dell’Italia sia stato gonfiato dall’aumento della spesa corrente (quelle di tipo gestionale e non per investimenti di opere pubbliche).
Questa è la differenza sostanziale; spendere a debito per aiutare le famiglie è un conto; spender per cose futili è criminale.
Ma nonostante la politica dissennata degli ultimi 40anni, grazie all’iniziativa privata, l’Italia è ancora un Paese vitale ed ha una economia che può reggere un ulteriore indebitamento per aiutare le famiglie.
Come è facilmente comprensibile dalla classifica dei Paesi più indebitati, il Giappone ha un incidenza della spesa per interessi, quasi doppia rispetto all’Italia.
Ma il dato di fatto è che il Giappone ha instaurato un rapporto di fiducia, pagando sempre un ragionevole tasso di interesse. Contrariamente all’Italia che per molti anni ha preso i soldi dei risparmiatori senza remunerarli.
Il governo italiano si adoperi oer ridurre la spesa di tipo gestionale (detta corrente) e instauri un rapporti di fiducia con i propri cittadini risparmiatori per sostituire il ricorso ai “mercati” che possono mettere in pericolo il nostro sistema economico e politico.
Roberto Fronzuti

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