
Qui crolla tutto e noi esultiamo perché in Ungheria la destra di Magyar è andata al potere e la sinistra ha preso 0 parlamentari, accendendo – si dice – una nuova speranza in Europa: quella di sbloccare 90 miliardi di aiuti all’Ucraina. Poco importa se nel frattempo i rincari provocati dalla guerra scatenata contro l’Iran da Israele e dagli Stati Uniti stanno mettendo in ginocchio famiglie e imprese, che di quelle risorse avrebbero un bisogno immediato per affrontare una crisi destinata a durare a lungo. Anche se il conflitto in Medio Oriente dovesse terminare domani mattina gli effetti della speculazione continuerebbero per mesi, senza che l’Unione Europea riesca a mettere in campo misure credibili, limitandosi troppo spesso a interventi deboli e simbolici. È esploso, in sostanza, un sistema che ha messo a nudo tutte le fragilità dei 27 Paesi membri: divisi tra chi può contare sull’energia nucleare e chi, come l’Italia, dipende quasi interamente da importazioni provenienti da aree ad alto rischio geopolitico. Il dibattito pubblico anziché chiarire e affrontare questi nodi si trasforma in una confusione generale: un cortile caotico dove nel mezzo di questioni cruciali prevale la tentazione di deviare il confronto verso interessi di parte, dimenticando il bene comune. Emblematica in questo senso è la lotta politica interna. In Italia si assiste a una corsa spasmodica alla leadership: a destra, manovre più o meno sotterranee approfittano delle difficoltà di Giorgia Meloni; a sinistra, ambizioni dichiarate vedono Conte pronto a tutto pur di tornare a Palazzo Chigi per la terza volta, inseguendo un primato personale più che un progetto per il Paese. Non è molto diverso l’atteggiamento di Matteo Salvini, che appare disposto a tutto pur di scalzare l’attuale leadership. Alla fine tutto si riduce a legittime aspirazioni personali che però finiscono per calpestare le reali priorità dei cittadini. E non mancano i precedenti: restano ancora evidenti i punti di contatto tra Movimento 5 Stelle e Lega, già protagonisti della stagione del governo giallo-verde. In questo scenario la sensazione è che l’Europa e l’Italia si trovino davanti a un bivio decisivo, ma chi dovrebbe indicare la strada pensando ad un programma condiviso, sia troppo occupato a contendersi il volante.
Angelo Santoro

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