Ho ceduto a due amiche e mi sono venduta (un piatto di lenticchie) per farmi indegna partigiana dell’europeismo più demodé e delle pari opportunità.
Al soldo (non per denaro) della Commissione e di Standard Ethics: ho ceduto a due amiche e mi sono venduta (un piatto di lenticchie) per farmi indegna partigiana dell’europeismo più demodé e delle pari opportunità.
In questi mesi, mi era già capitato di fare piccola propaganda: l’ho fatta a un libro sull’Italia curato dal buon Maarten van Aalderen. Mi sono lasciata andare (un pochino) per sincera simpatia (spero, il giovane olandese, abbia apprezzato!). Farò altrettanto adesso.
Mi schiererò facendo vile chiacchiericcio da cortile su qualche iniziativa che mi parrà interessante. Naturalmente, scriverò a vanvera (come al solito) ammettendo di avere un occhio di riguardo per la mia categoria. Intendo, quegli esemplari femminili di razza umana che siano: in carriera, in età da marito, ambiziose, aperte a nuove amicizie (anche se quasi-fidanzate), ed infine, più importante, innamorate della loro condizione di donne (vispe) e dell’Euro. Della possibilità, che entrambe le cose danno, di: viaggiare, vivere, commerciare, amare e lavorare liberamente in una Europa senza confini e in pace (così, giusto per dire!!!). Non è necessario che vi sia un afflato ideale verso queste conquiste super-iper-iper-mega-giga-stratosfericissime (siamo ragazze ingrate), mi accontenterei anche solo del buon senso.
Tecnicamente, mi metterò al servizio di quel pensare laterale, svergolato, sdrucciolevole ed inclinato che fuoriesce dal cervello femminile. Quello che, nella visione maschile, viene (indelicatamente) definito: uterino. Quello che da bambina ho imparato a nascondere in favore di una articolazione mentale diretta e semplice (alla maschietto). Quello che, dopo anni ed anni in banda con loro, ho visto dileggiato da sguardi spazientiti, ma che oggi, rivendico come la terza via alternativa al tutto giusto o al tutto sbagliato: il pensiero “quasista” (quasi-si, quasi-no). Quello che il mio quasi-fidanzato fatica a seguire. Quello ondivago che arriva alle conclusioni faticando e tentennando. Quello stop and go. Destra e sinistra. Sopra sotto. Ma che alla fine abbraccia grandi complessità e giunge a conclusioni stabili, ragionevoli e non certo alla filosofia del chi lo ha più lungo (e non è poco).
Vorrei, quindi, intendere la parità in una dimensione culturale ben più ampia che un fatto sessuale e di costume. Vorrei non solo parteggiare per quelle eroine che girano con lo zaino per il mondo, facendosi benemerite protettrici degli ammalati (o di chi necessita), ma anche di quelle in finanza, politica, industria, istituzioni. Quelle che, dopo tutto, non disdegnano di portare del sano “quasismo” dove dovrebbe contare di più: nei CdA.
Ciò premesso, della Commissione Europea mi godo la sua comunicazione sulla composizione quali-quantitativa dei consigli di amministrazione che auspica parità di genere, diversificazione di nazionalità e di esperienza. Di Standard Ethics, mi godo la conseguente decisione di penalizzare (nei loro rating di merito sostenibile) quelle quotate che non rispettano le indicazioni europee nei loro CdA. In Italia, delle quaranta maggiori, sono trentanove quelle manchevoli.
Da qualche mese, una di loro ha invece fatto questo piccolo investimento sul futuro paritario. Oibò, chi sarà mai questa incredibile aliena? A voi il compitino (solitamente, sono sempre asini, donne, piccoli e i più poveri a fare qualcosa in più).
Ps: Euro, Euruccio, tesorino mio, se fossi un cow boy maggiorenne (anziché una moneta minorenne) ti avrei servito una nottata calda-calda. (Spero valga come dichiarazione d’amore)

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